Oltre cinquemila persone finora reso omaggio alla cantante nella giornata di ieri, portando fiori e biglietti. Il bilancio delle presenze è stato diramato a fine giornata dalla direzione del Piccolo Teatro di Milano: “Circa 1200 persone all’ora hanno fatto visita alla camera ardente per l’ultimo saluto all’artista”. Il luogo in cui è ospitato il feretro dell’artista per l’ultimo saluto di fan, rappresentati del mondo dello spettacolo e delle istituzioni è un teatro che Ornella Vanoni considerava un luogo del cuore, dove era ‘di casa’ sul palcoscenico. Nulla in questo lungo addio all’icona della musica italiana è casuale. La cantante ha espresso le sue ultime volontà in diverse interviste, accompagnandole sempre con leggerezza e con la sua inconfondibile ironia. E come da suo desiderio, la bara scelta per il suo ultimo viaggio è molto semplice, in legno, spoglia e senza fiori.

Parlando con Fabio Fazio, diversi mesi fa, a “Che tempo che fa”, aveva riportato una telefonata avuta con suo figlio, Cristiano Ardenzi, in cui lei stessa gli aveva impartito il da farsi in caso di improvvisa dipartita. “La bara deve costare poco perché deve essere bruciata- sono state le sue indicazioni -poi buttatemi nel mare, dove vi pare, mi piacerebbe Venezia, ma fate come volete, e il vestito ce l’ho, è di Dior”. L’ultimo desiderata: “Poi ho chiesto a Paolo Fresu di suonare durante il funerale”. Sarà proprio il trombettista sardo, amico di lunga data, a darle l’estremo saluto a Milano. La richiesta, ha raccontato il musicista, intervistato all’uscita camera ardente, gli era stata fatta da Ornella Vanoni nel maggio del 2020.

22 novembre: la morte di Ornella Vanoni.  La grande cantante, una delle massime interpreti della canzone italiana, ha accusato un malore nella sua casa milanese intorno alle 23. Aveva 91 anni. Ha attraversato stagioni diversissime della storia della musica e dello spettacolo italiano.

«È una che ha tolto il sonno a molti italiani», ha detto di lei Gianni Minoli. Ma è anche una che ha regalato sogni. Dalle canzoni teatrali all’eleganza vellutata e all’erotismo del periodo d’oro, dalle collaborazioni coi grandi della canzone italiana e brasiliana fino all’ironia e alla leggerezza degli ultimi anni, è sempre stata una da ammirare e da imitare, senza avere alcuna speranza di riuscirci.

Nata nel settembre del 1934 in una famiglia benestante, ha rivelato il suo talento a teatro legandosi a Giorgio Strehler. «Abbiamo vissuto momenti bellissimi, altri faticosi e difficili, e quando è diventato tutto troppo difficile non l’ho più voluto e me ne sono andata», ha detto in un’intervista che ha rilasciato alla rivista Rolling Stone.

«Non poteva sopportare l’idea che io diventassi una cantante di canzoni. Forse voleva che facessi come Milva, che cantava Brecht. Poi, tra gli eccessi di droghe ed erotismo, mi sono stancata. E anche l’amore si è sgretolato».

 

Ornella Vanoni e Mina

I primi successi nel mondo della musica sono legati alle cosiddette canzoni della mala, creazioni moderne scritte prendendo spunto da vecchie ballate incentrare sui temi della malavita. L’incontro con Gino Paoli nel 1960 apre una nuova fase nella sua storia personale, ma anche della carriera con pezzi indimenticabili e di grande successo, continuando la carriera sia a teatro che nel cinema.

Al servizio della sua voce intensa ed elegante, unica, si mettono i massimi autori italiani e non solo visto che uno dei suoi album più noti, La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria del 1976, vede la collaborazione di Vinícius de Moraes e Toquinho. Non paga si avvicina anche al jazz, passione che non ha mai abbandonato proponendo dischi e spettacoli con alcuni grandi musicisti non solo italiani.

«Ho superato tutto, ho superato anche la mia bravura», ha detto una volta. Ha cantato di vita, morte, eternità e col passare degli anni è diventata non solo un simbolo di longevità artistica, ma anche di come si può affrontare la terza età senza nascondersi, ma col giusto senso dell’umorismo. I suoi ultimi due concerti risalgono all’aprile 2024, quando si è esibita agli Arcimboldi, una sorta di celebrazione nella sua Milano.

«La mia vita adesso è bellissima, non posso lamentarmi. Mi sento molto amata», ci ha detto a maggio. «Da quando vado da Fabio Fazio a Che tempo che fa è venuto fuori che io non ho un autore. Quello che dico me lo invento al momento. Quindi la gente, dopo avermi conosciuta meglio sotto questo aspetto, ha scoperto Ornella e dimenticato la Vanoni».

Il concerto di Ornella Vanoni alla TV svizzera

Qui una splendida Vanoni è alle prese con il suo repertorio più classico e con una serie di medley, alcuni dedicati agli autori della scuola genovese-italiana ed altri ispirati al mondo musicale brasiliano. 

1 – Innamorarsi 00:00 2 – Vai Valentina 02:21 3 – Musica, musica 07:19 4 – Ricetta di donna 11:44 5 – Amico mio, amore mio 15:38 6 – Medley dei cantautori: 19:57 7 – C’è una ragione di più 29:58 8 – La gonna 32:46 9 – Volevo amarti un pò 36:32 10 – Favola 40:20 11 – Fandango 43:31 12 – Per un’ amica 46:51 13 – Fatalità 50:45 14 – Medley brasiliano: 53:42 15 – Albergo a ore 01:03:08 16 – Domani è un altro giorno 01:06:04 17 – Ma mi 01:10:06

GLI ESORDI. Si esibisce per la prima volta alla fine degli anni Cinquanta, quando canta alcune ballate della Rivoluzione francese nell’ambito dello spettacolo I Giacobini di Federico Zardi. La rappresentazione va in scena al teatro milanese Piccolo, che – animato da figure come Giorgio Strehler e Dario Fo – sarà per Ornella una continua fonte d’ispirazione.

Nell’ottobre 1958 incide il suo primo EP Le canzoni della malavita, che esce per Ricordi. Al disco fa seguito, nel 1961, l’esordio discografico Ornella Vanoni. È l’inizio di una lunga carriera costellata da più di una ventina di album in studio – tra le sue canzoni più celebri ricordiamo L’appuntamento, Rossetto e cioccolato, Io ti darò di più, Un’ora sola ti vorrei, Insieme a te non ci sto più, Una ragione in più –, dischi per il mercato internazionale, svariate raccolte, incursioni nel cinema e nella televisione.  Prima donna nella storia di Sanremo a ricevere il Premio alla carriera, la Vanoni ha gareggiato al festival otto volte. Partecipa anche nel 2021, questa volta come ospite.

La morte di Ornella Vanoni riporta al centro dell’emozione degli italiani uno dei brani più belli e coinvolgenti della sua storia personale e artistica: “Senza fine” (qui l’esibizione televisiva del 2013). La canzone che Gino Paoli scrisse nel 1961 ispirandosi a lei – alle sue mani grandi e bellissime, e alla loro relazione travolgente. Un ricordo vivo che ha attraversato la musica italiana lasciando un’impronta indelebile.

LE REAZIONI (da Agenzia Dire – www.dire.it)

La notizia della morte di Ornella Vanoni ha attraversato il mondo della musica e dello spettacolo come un’ondata improvvisa. Nel giro di pochi minuti, i social si sono trasformati in un grande album collettivo di ricordi, parole, immagini, brani condivisi. Amici, colleghi, artisti di generazioni diverse hanno sentito il bisogno di salutarla. Tra i primi a parlare è stato Mahmood, che con lei aveva condiviso il successo internazionale di Sant’allegria. “Grazie per l’affetto, le cene, gli insegnamenti”, ha scritto. E poi quel dettaglio tenero, “Ma io e te dove ci siamo conosciuti?”, una domanda che lei gli ripeteva sempre, come se la confidenza fra loro fosse un mistero da riscoprire ogni volta. “Resterai nel mio cuore e nei miei occhi”. Molto intenso anche il ricordo di Elodie, che la definisce “una diva e un’amica”, e quello di Fiorella Mannoia, che sceglie parole misurate, consapevole del rapporto che Vanoni aveva con la retorica: “Lei odiava la banalità. Oggi sento solo un grande, profondo dispiacere”. Amadeus parla di “artista straordinaria e donna speciale”, mentre Samuele Bersani scrive forse uno dei messaggi più intimi: «Perdo l’amica più vitale, ironica e curiosa. Se dall’altra parte c’è un altro mondo, ora è già insieme a Lucio». Il riferimento a Dalla è immediatamente riconoscibile e commovente.

Anche Vasco Rossi ha voluto salutarla con semplicità: “Ciao mitica Ornella”, accompagnando il messaggio con una sua interpretazione di Ogni volta.Laura Pausini ha ricordato che “ognuno ha i suoi cantanti preferiti, e la mia era lei”, mentre Elisa ha scritto un sintetico ma potente “Ciao Regina”. Le reazioni scorrono come un flusso continuo: Gianni MorandiPaola Turci che la chiama “Madre”, Patty Pravo che usa il soprannome affettuoso “Ornellik”, Loredana Bertè che parla di una donna “affascinante, intelligente, colta, autoironica” e di un’artista “senza fine”. E poi Gianluca Gazzoli, che ricorda la sua visita al podcast Passa dal BSMT: «Ci hai raccontato la vita, l’amore, la gioia e il dolore con umiltà rara». Fino alle parole di chi con lei aveva un rapporto personale fortissimo: Mara Venier, con un semplice “Addio adorata Ornella”, e soprattutto Fabio Fazio, che da due anni la ospitava spesso nel salotto televisivo di Che tempo che fa. “Sono senza parole… non ero pronto”, ha scritto. E la sua reazione, più di molte altre, restituisce la misura della presenza che Vanoni aveva saputo conquistare anche nella sua maturità: brillante, diretta, imprevedibile, amatissima.

 

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