di Piero Di Antonio
— Nella scuola italiana – afflitta non da oggi da gravi problemi legati al disagio e alla violenza giovanile, oltre alla progressiva e sottociuta distrazione delle famiglie – arriva la possibilità di controllare gli studenti con i metal detector. Addio al luogo dell’educazione e della crescita con un cambio di missione che altro non è se non una palese ammissione di fallimento della società e delle sue istituzioni.
Con questo provvedimento il governo si illude di ridimensionare o arginare il fenomeno della violenza e del dilagante bullismo, equiparando la scuola, soprattutto quella pubblica, alla strada, ai quartieri abbandonati e ai conseguenti e allarmanti comportamenti violenti che a ben vedere si registrano in ogni dove. Va da sè che lo studente che ha ucciso il suo coetaneo alla Spezia avrebbe potuto farlo in strada, sotto casa, in qualunque altro posto della città. Il problema di questa tragedia è, semmai, quale meccanismo ha armato la sua mano fino a uccidere. Oggi, la scuola, da laboratorio del futuro che ricorre alla repressione e alla deterrenza con i mezzi usati per i teppisti dello stadio – sembra rinunciare di colpo al suo ruolo educativo e culturale.
Si maschera così un effetto preoccupante, vale a dire la ghettizzazione dell’istruzione che questo governo ha tralasciato di affrontare se non con provvedimenti repressivi poco incisivi sulle reali cause della violenza giovanile, delle baby gang. Passa così in secondo piano ciò che avremo: scuole di serie A e, nei quartieri difficili, scuole di serie B
Domanda: “Quale genitore iscriverà il proprio figlio a una scuola che ricorre al metal detector?” Un tale controllo di stampo poliziesco non si trasformerà per quell’istituto in un marchio? In uno stigma che di fatto comunica alle famiglie l’impotenza di raggiungere l’obiettivo dell’istruzione e dell’educazione? Se una scuola ricorre al metal detector, anche su richiesta del preside, non ammette forse che in quelle aule l’istruzione passa in secondo piano, poiché incombe l’emergenza baby gang e che la violenza può esplodere da un momento all’altro? Perché non adottare, allora, questi aggeggi in prossimità di strade e quartieri a rischio?
La scuola ha un compito fondamentale per la crescita dei ragazzi che, a ben riflettere, cercano risposte e sicurezza all’interno di una comunità di adulti. Oggi in Italia gran parte di questa missione è affidata a un esercito di insegnanti, eroici e malpagati, che ogni giorno si scontrano e combattono nelle aule contro gli effetti sulle nuove generazioni di una società malata. E non solo per l’assenza delle famiglie. Resistono, nonostante le dimenticanze storiche delle istituzioni. Con l’aggiunta della colpevole opera di disinformazione cui ricorre, in modo strumentale e con altri fini, la sbrigativa politica di governo, concentrato nel seminare paura, ossessionato dal controllo e dalla risposta repressiva, mai capace di indicare i rimedi. Invece di contaminare le strade con la cultura dell’istruzione e dell’educazione, si fa il contrario: si apre la scuola ai meccanismi repressivi dei quartieri difficili. E che fine farà la condivisione del senso di appartenenza alla comunità? Non sorge il dubbio che permettendo l’uso di tali controlli, anche a sorpresa, è come affiggere all’entrata degli edifici un cartello di questo tenore: “Attenzione, state entrando in un ghetto”?
Baby gang, violenza tra studenti, metal detector: è davvero questa la risposta alla paura? Sul sito Startmag, Ruggero Po ne ha parlato con Amanda Ferrario, dirigente scolastica dell’Istituto tecnico economico “Toti” di Busto Arsizio.
IL DECRETO DEL GOVERNO SUI METAL DETECTOR
Dopo i casi di accoltellamento nelle scuole, i ministri dell’Interno Piantedosi e dell’Istruzione Valditara hanno firmato la circolare per permettere controlli anche con ilmetal detector negli istituti scolastici. L’utilizzo sarà limitato alle “situazioni più gravi”, in caso di gravi atti di violenza tra giovani, di rinvenimenti di armi o in caso di spaccio di droga nelle vicinanze della scuola. E sarà adottato su richiesta dei dirigenti scolastici e i controlli resteranno “affidati ai soli operatori di pubblica sicurezza”. Questi in sintesi gli aspetti più importanti della circolare.
Il metal detector era appena stato autorizzato nelle scuole della Spezia dopo l’accoltellamento a morte del 18enne Youssef Abanoub nei corridoi della suo stesso istituto, da parte del coetaneo Atif Zouhair. Nella circolare inviata alle scuole viene sottolineato che “il ruolo dei prefetti e quello dei dirigenti scolastici assume una centralità decisiva. Per favorire il più efficace raccordo delle iniziative volte a prevenire ogni forma di illegalità presso gli istituti scolastici, i prefetti, d’intesa con i dirigenti scolastici regionali, convocheranno apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, quale luogo di analisi e sintesi delle coordinate generali dell’attività di vigilanza e controllo, secondo un indirizzo unitario che tenga conto delle priorità emerse e delle esigenze rappresentate.
Ai suddetti Comitati potranno essere coinvolti i referenti di strutture sanitarie e servizi sociali nonché quelli delle altre realtà istituzionali e territoriali interessate, al fine di pervenire a una conoscenza condivisa delle problematiche presenti nei diversi contesti provinciali e individuare soluzioni calibrate sulle singole realtà”.
“Riguardo ai controlli di sicurezza, tenuto conto della delicatezza del tema e dellanecessità di un approccioquantomai prudente ed equilibrato, in sede di Comitato potrà valutarsi per gli istituti scolastici che presentino profili di criticità – come nel caso di comportamenti violenti all’esterno degli stessi, spaccio di stupefacenti, segnalati e reiterati atti di bullismo – secondo un livello di intervento crescente, la loro temporanea inclusione nei Piani di controllo coordinato del territorio e l’attivazione di controlli mirati.
Nelle situazioni più gravi, previe intese e su richiesta dei Dirigenti scolastici interessati, nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali delle persone, potrà essere disposto l’impiego di strumenti di controllo agli accessi degli edifici, incluso il ricorso a dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici, qualora ritenuto necessario per prevenire il possesso o l’introduzione di armi”, ovvero i metal detector. “Le modalità di adozione di tali strumenti – prosegue la circolare inviata alle scuole – saranno oggetto di dedicate riunioni tecniche presso le questure, anche con il coinvolgimento degli stessi dirigenti scolastici, e dovranno assicurare, tra l’altro, che l’attività di controllo resti affidata ai soli operatori di pubblica sicurezza, evitando ogni impropria partecipazione del personale degli istituti interessati”.
