La foto dell’anno 2026  è “Separati dall’ICE” di Carol Guzy. Uno scatto, realizzato per il Miami Herald, che racconta il dramma delle famiglie separate negli Stati Uniti dall’ICE nei tribunali per l’immigrazione durante il violento giro di vite dell’amministrazione Trump. Lo storico concorso internazionale di fotogiornalismo ha premiato “Separati dall’ICE” di Carol Guzy e i due scatti finalisti: “Emergenza umanitaria a Gaza” di Saber Nuraldin e “I processi delle donne Achi” di Victor J. Blue. La foto è stata realizzata all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, uno dei pochi edifici federali statunitensi accessibili ai reporter. L’immagine documenta il momento in cui Luis, migrante ecuadoriano, viene fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) dopo un’udienza, mentre la moglie Cocha e i tre figli assistono alla scena. Lo scatto fa parte di un lavoro più ampio sugli arresti nei tribunali per l’immigrazione, diventati nel 2025 uno dei punti chiave della stretta sulle politiche migratorie negli Stati Uniti. È un riconoscimento che “mette in luce l’importanza cruciale di questa storia”, ha dichiarato Carol Guzy che ha voluto sottolineare la dignità delle famiglie coinvolte: “Questo premio appartiene certamente a loro, non a me”.

La direttrice del World Press Photo, Joumana El Zein Khoury, ha definito la foto del 2026  “una testimonianza cruda e necessaria”, evidenziando il ruolo della fotografia nel documentare i conflitti all’interno di una democrazia.

Gaza e le Donne Maya Achi le altre due foto finaliste. Sono: “Emergenza umanitaria a Gaza” di Saber Nuraldin per Epa Images (sotto, a destra), che documenta la crisi nella Striscia di Gaza, con l’arrivo degli aiuti durante una pausa dell’attacco israeliano e i palestinesi che si arrampicano su un camion per procurarsi farina;

e “I processi delle donne Achi”, di Victor J. Blue per The New York Times Magazine, che ritrae un gruppo di donne indigene Maya Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala, al termine di un processo che ha portato alla condanna di ex membri delle pattuglie paramilitari per stupro e crimini contro l’umanità.

La fotografia racconta una lunga battaglia legale e un percorso collettivo di giustizia e resilienza.

 

Il World Press Photo Contest, giunto alla 71esima edizione, ha selezionato i vincitori tra oltre 57.000 fotografie inviate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Tra i riconoscimenti, annunciati nelle scorse settimane, figura anche la fotografa italiana Chantal Pinzi, premiata per un progetto sulle donne marocchine. La foto premiata (sopra) ritrae Noura che cerca di tenere sotto controllo il suo cavallo dopo aver sparato: è questa la parte più pericolosa dell’esibizione. I cavalieri rischiano di ferirsi a causa della polvere da sparo o di cadere e venire calpestati. Siamo a Sidi Rahal, Marocco, ed era l’8 agosto 2025. Un’altra suggestiva foto del progetto sulle donne marocchine di Chantal Pinzi  (qui sopra) era stata selezionata per la fase finale del contest mondiale.

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