MATURITA’ / Ragazzi, ecco come affrontare l’esame

di Sara Di Antonio
— Istruzioni per affrontare l’esame di maturità.
Innanzitutto, affermare che della maturità non ci importa nulla, e che davvero ce ne infischiamo. Successivamente, qualche giorno dopo oppure la sera stessa, ma in un contesto identico al precedente, mostrare un atteggiamento ossessivo-compulsivo nei confronti della perversa misurazione dei crediti (undici su quindici o undici su venti? Chiedo io, non avendo chiare neppure le unità di misura di cose che non si possono in realtà controllare).
In seguito, affermare che sarebbe bene essere primi, e poi invece, per le opposte ragioni, essere ultimi all’orale. Poi, individuare i membri della commissione e fantasticare su di loro, indipendentemente dal loro curriculum, ma solo in base alle vibrazioni che i loro cognomi ci evocano.
Trasalire non appena vengono pubblicati i calendari degli orali, dispiacendosi se, come desiderato, si è ultimi a essere interrogati. Tutto questo si svolge in maniera sincopata e veloce, mentre io, invero molto lentamente, apro il frigo in cui conservo una bottiglia in frigo, fresca, freschissima, e che ogni giorno diventa più invitante. Undici è forse la gradazione alcolica della medesima, immagino, mentre trangugio gli esiti dell’ultima simulazione, stavolta di latino, sugli scritti di Tacito.
Mi identifico nella traccia B di italiano – più filosofica – e poi nella traccia A – più poetica – tralasciando chiaramente la traccia storica che, essendo figlia di laureata in tale materia, la ragazza platealmente schifa e tralascia con sdegno.
Finirà? Mi chiedo poi, incerta se annuire o fingere un contraddittorio, e cerco di ricordare se ciò che ho in frigo è un semplice brut o qualcosa di più sofisticato. Mentre sono indaffarata su questo pensiero che mi attanaglia, rientro nella discussione e questa volta si parla dell’estrazione della lettera, altro arcano alchemico che aggiunge casualità a quello che sembra un iter cadenzato e quasi medico.
E così, mentre finora si parlava di crediti, numeri fissi nella realtà, e di mondi spezzettati in ventesimi o quindicesimi, emerge il famoso jolly, la semplice casualità; e si scopre di essere ultimi, ultimissimi all’orale. L’ansia torna funesta come una lama affilata.
Condivido con le altre madri, pari grado, la data dell’orale, ultimo momento di un lungo quinquennio che si conclude: e ragiono rapida su quanti bicchieri potrò riempire con la mia meravigliosa bottiglia di bianco. Penso ai giorni che mi separano dal taglio reciso del cordone ombelicale, dalla dichiarazione di autosufficienza della figlia, dall’eliminazione del registro elettronico dal telefono, dalla fine dei colloqui all’interno del magico cubo di piazzetta Pignedoli.
E con il permesso di Tacito, i quindicesimi, l’agognato sessanta che ai miei tempi rappresentava il massimo e oggi il minimo – quanto tempo! – penso alla mia piccola grande liberazione dal livello principiante di madre per arrivare a quello tanto agognato; madre di figlia grande, senza rancore. Ecco, in sintesi, come si affronta la maturità.

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