Tutto pronto all’American Airlines Center di Dallas per la prima convention del Partito Repubblicano in vista delle imminenti elezioni di metà mandato el 3 novembre. L’evento, voluto da Donald Trump per serrare le fila della propria base elettorale e concedersi un bagno di folla prima di volare in Irlanda per una visita ai suoi campi da golf, si apre tuttavia sotto una pesante ombra politica per la Casa Bianca. A due anni dall’insediamento, il gradimento del presidente è crollato al 33% secondo i recenti sondaggi del Financial Times, penalizzato dal crescente malcontento popolare per un costo della vita che non accenna a diminuire. A pesare in modo decisivo sui bilanci delle famiglie statunitensi sono l’effetto dei dazi sui prezzi al consumo e soprattutto l’impennata di benzina e diesel, arrivati a record storici in scia al conflitto in corso in Iran. Il prolungarsi delle ostilità nel Golfo Persico ha inoltre deluso e alienato una porzione consistente della base conservatrice, che si sente tradita rispetto alle solenni promesse elettorali di porre fine alle guerre all’estero per concentrarsi sulle priorità interne.
Gli ultimi sondaggi del 2 settembre danno sempre in vantaggio i Democratici: Economist/You Gov assegna il 46% dei consensi ai Dem contro il 40 dei Repubblicani – Emerson College Polling 51% Dem contro il 43% del Gop – Reuters/ Ipsos 42% contro 37% sempre in favore dei Dem. Per la Reuters, inoltre, l’elettorato dem è più motivato di quello repubblicano nell’andare al voto, sul quale però incombe la limitazione voluta da Trump del voto per corrispondenza, da sempre favorevole ai democratici. Attualmente i Repubblicani di Trump controllano alla Camera 220 seggi contro i 215 dell’opposizione, mentre al Senato il Gop ha 52 seggi contro i 47 Dem.
Il malumore dell’elettorato è alimentato anche da decisioni e progetti presidenziali percepiti come distanti dalle reali necessità dei cittadini, come il piano per la riqualificazione estetica di Washington o la promozione di nuovi data center, contestati in molte comunità locali. Questa debolezza politica si riflette nettamente sulla composizione stessa dell’appuntamento di Dallas, caratterizzato da defezioni di rilievo: sebbene sia presente quasi tutto il governo al completo, si nota l’assenza della First Lady Melania e soprattutto quella di numerosi candidati repubblicani al Congresso.
Molti aspiranti parlamentari hanno infatti preferito declinare l’invito e mantenere le distanze per evitare che la vicinanza a un Commander-in-Chief imprevedibile potesse compromettere le rispettive campagne elettorali, mantenendosi comunque in un rischioso equilibrio per non scatenare la reazione del presidente sui social media.





