Il presidente del Paraguay, il conservatore Santiago Peña, ha annunciato le dimissioni dopo la crisi di Ueno Bank, il cui rapido collasso ha scosso il sistema finanziario e innescato una gravissima crisi politica. Tre milioni di correntisti, la metà degli abitanti del Paese, sono rimasti con il conto bloccato e quindi nell’impossibilità di prelevare denaro perfino per le prime necessità.
Il crollo di Ueno Bank è uno dei più gravi scandali finanziari e politici della storia del Paraguay. Il fondatore dell’istituto, Federico Miguel Vázquez Villasant è stato arrestato. Il crollo della banca, con quasi tre milioni di clienti e centinaia di milioni di dollari di fondi pubblici coinvolti, ha travolto anche il presidente del Paese, Santiago Peña (foto). La situazione è precipitata dopo la scoperta della grave carenza di capitale di Ueno, un istituto di credito con quasi 3 milioni di clienti oggi prosciugata. La Banca centrale del Paraguay (Bcp) ha deciso di commissariare l’istituto di credito per le pratiche di concessione del credito rischiose e con il congelamento dei risparmi di milioni di paraguaiani, compresi i pensionati, impossibilitati di accedere ai loro conti.
Il blocco è proceduto per step, iniziando martedì 3 novembre quando i paraguaiani hanno scoperto che il loro denaro non era più raggiungibile. Poi le app bancarie hanno smesso di mostrare i saldi e di eseguire bonifici. E alle prime ore dell’alba non si poteva fare la spesa con la carta, prelevare o pagare l’affitto. Un Paese intero, insomma, si è fermato. La causa di tutto ciò è il crac bancario di Ueno Bank, la principale banca digitale del Paraguay usata da sei adulti su dieci. Ma ad essere bloccati non sono stati solo gli ingenti risparmi privati, garantiti solo fino a 30mila euro, perché Ueno gestiva anche 850 milioni di dollari di enti pubblici, di cui 380 appartenenti all’Ips, l’istituto che eroga pensioni e assistenza sanitaria. Nonostante ciò, il governo ha assicurato che le pensioni verranno pagate regolarmente.
Sui media locali tantissimi risparmiatori esprimono la loro angoscia, frustrazione e impotenza. Le manifestazioni di correntisti disperati proseguono da giorni anche di fronte alla residenza del presidente e della moderna sede di Ueno Bank, nel centro della capitale. “È da giorni che ho i soldi bloccati e non posso comprare neanche da mangiare per la mia famiglia, sono tutti dei delinquenti”, riferisce un giovane in preda alla furia. “Lo Stato deve garantire la restituzione di tutti i fondi”, afferma una insegnante in pensione. Le proteste in strada di risparmiatori infuriati sono sfociate anche in scontri con le forze dell’ordine ad Asuncion.
Da ultimo, la crisi politica con le dimissioni del presidente del Paraguay Santiago Peña: “Ho preso la decisione di rassegnare le mie dimissioni dalla presidenza della Repubblica. Lo faccio pensando alla stabilità del nostro Paese, alla pace sociale e alla necessità di preservare le nostre istituzioni democratiche” ha affermato in un drammatico videomessaggio. Ha chiesto scusa al popolo paraguaiano, ma ha affermato di non avere responsabilità per il crack bancario.
Fino allo scorso anno, Peña possedeva azioni nella holding proprietaria di Ueno Bank – il Grupo Vazquez, controllato dall’uomo più ricco del Paraguay, Miguel Vazquez. La banca è stata protagonista di una rapida e sorprendente ascesa. Negli ultimi anni ha ricevuto milioni di dollari in fondi da enti pubblici, tra cui l’Istituto di Previdenza Sociale (Ips), che gestisce le pensioni di gran parte dei paraguaiani. Si è fatta pubblicità anche sponsorizzando lo sport locale e la nazionale paraguaiana di calcio. Nei giorni scorsi, i media locali hanno riportato la notizia, confermata dalle autorità vigilanza, che Ueno ha concesso prestiti a società legate al Grupo Vazquez per importi ben superiori ai limiti di legge, al valore stesso della banca e senza una corretta classificazione.






