lunedì 9 Marzo 2026

C'è una crepa in ogni cosa. E' da li' che entra la luce (Leonard Cohen)

FATTI e arruffapopoli del caos

  1. Un consiglio agli aspiranti giornalisti o comunicatori: “Se la mamma ti dice che ti vuole bene, controlla”.

di Piero Di Antonio

In che direzione sta andando il mondo nuovo che ci viene promesso? Verso una vita meravigliosa nel giardino dell’Eden o sul ciglio di un burrone? Più probabile la seconda. Servirebbe una calcolatrice per tirare le somme su come viene raccontata la vita pubblica.

Dopo la sbornia a base di fuffa che ci ha distratto dai veri e impellenti problemi, possiamo ben affermare che ci troviamo vicini al precipizio e che non ci fermiamo. A furia di guardare altrove, con il potere a distoglierci, perdiamo quel filo che ci farebbe uscire dalla caverna buia che riflette le sole ombre della censura, spacciata dai nuovi padroni del mondo per libertà di informare. In verità si pretende un via libera universale per diffamare, confondere, mischiare le carte, indicare e mettere all’indice gli incolpevoli, con lo scopo di nascondere le vere trame del potere e conservarlo.

Evitiamo di dirci però che tutto ciò stia avvenendo a nostra insaputa. Il punto è qui. Il colpo che la nuova Destra mondiale e i proprietari dei grandi mezzi di informazione (di rado editori, ma industriali, banchieri e alta finanza) stanno infliggendo all’informazione libera – e quindi alla formazione di una coscienza civile e critica, spianando la strada a una classe dirigente non all’altezza dei tempi – è di quelli mortali. Che tutto, però, venga  addebitato alle forze reazionarie è sbagliato: la propaganda ha fatto un buon lavoro, ha rotto gli argini della decenza e si è insinuata nell’opinione pubblica, riuscendo a militarizzarla e a farle respirare tanto cloroformio.

E’ necessaria perciò una sintesi per far capire come i media stiano soffrendo, in alcuni casi agonizzando, per l’attacco feroce che arriva dal mondo della politica e dell’economia desiderosi di non farli più respirare. Nei giornali si stanno vivendo momenti difficili, incerti, dove la professionalità conta sempre poco, se non nulla. Serve la fedelta ai nuovi proprietari in cerca di quarti di nobiltà pur non sapendo granché di stampa e informazione.  Se ne parla poco, tranne in delicate questioni sindacali, ma il disagio odierno di chi fa questa professione è innegabile.

1. PREMESSA TUTTA ITALIANA. Lo scandalo dei compensi ai giornalisti. Esistono casi documentati di 4-euro-4 (lordi) ad articolo. E a che punto è la trattativa per introdurre l’equo compenso? Ordine, Fnsi e Inpgi propongono in media 150 euro lordi al giorno. Per la Fieg, invece, bastano 17,25 euro per i pezzi di almeno 1.200 battute. Un navigare nell’oro. Leggi l’articolo di Professione Reporter.

2. NEGLI STATI UNITI. Jeff Bezos, il padrone di Amazon, dopo aver comprato il Washington Post e imposto il divieto di schierarsi (endorsement) alle presidenziali, è approdato, senza provare vergogna, alla corte di Trump, baciandogli la pantofola. Da editore illuminato ha poi licenziato con un tratto di penna un terzo della redazione del benemerito giornale del Watergate. Nel frattempo invade la Rete con i suoi siti di slot machine promettendo vincite milionarie. Il tutto, e qui facciamo un tuffo nel gossip, convolando a nozze con festeggiamenti esagerati e pacchiani a Venezia.

3. CORAGGIO E SCHIENA DRITTA.  La Cbs (una delle tre grandi corporation tv d’America con Abc e Nbc) ha vietato al conduttore del Late show, Stephen Colbert, di mandare in onda un’intervista al deputato del Texas, James Talarico, astro nascente dei Democratici. Ma per Colbert starsene zitto non era proprio il caso. Così ha replicato in  diretta tv: “Sapete chi non sarà un mio ospite stasera? James Talarico… doveva essere qui, ma gli avvocati della Cbs ci hanno detto che non potevamo averlo e che non potevo neanche menzionare il fatto che non lo avrei avuto in trasmissione. E poiché la mia rete non vuole che ne parli, io ne parlo!”. Chapeau.

4. LA CNN SU UN PIATTO D’ARGENTO ALLA CASA BIANCA.  Paramount, che controlla la Cbs, ha aumentato l’offerta per acquisire Warner Bros. Tuttavia, non aumenta l’offerta di 108,4 miliardi di dollari per l’intera Warner Bros. Una guerra a colpi di miliardi per il controllo dei media con una vittima già designata: la libertà d’informazione. A vantaggio di chi? Della nuova politica trumpiana. La Paramount è guidata dal co-fondatore di Oracle, Larry Ellison, che avrebbe promesso di portare su un piatto d’argento a Trump la CNN (di proprietà della Warner) se l’opa ostile riuscirà.  Il Wall Street Journal ha riferito che David Ellison, figlio di Larry, ha promesso a Trump “cambiamenti radicali” alla CNN qualora l’acquisizione avesse avuto successo. Sul piatto gli porterà anche la libertà di stampa.

5. LA SVENDITA DEL GIORNALISMO MADE IN USA. “Gli azionisti della Warner dovrebbero respingere qualsiasi transazione (con Paramount, ndr)  che porterebbe a controllare la CNN da persone che hanno già mostrato la volontà di svendere giornalismo e giornalisti a beneficio dei loro altri interessi”, ha detto Seth Stern, direttore della difesa della libertà di stampa. “E questo per non parlare delle altre partecipazioni della Warner che si basano anch’esse su un forte Primo Emendamento (“Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o della stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti”). Cosa succede quando Trump si oppone al contenuto di uno show? L’autoritarismo non è solo un male per la democrazia; è un male per gli affari.”

6. GLI INSULTI DI TRUMP. Fidatevi, è un  continuo ricorso a minacce, offese grevi, omofobe e cafonesche durante gli incontri con la stampa. In Rete è un florilegio di insulti. Un disonore per la nazione che si autodefinisce patria della libertà e della democrazia. Buona per i servi sciocchi in perenne attività, anche in casa nostra. Sorvoliamo e limitiamoci a seguire le sue imprese, da buon ultima la vergognosa reazione alla bocciatura dei dazi da parte della Suprema Corte.

7. SE L’AMERICA PIANGE, L’ITALIA NON RIDE.  E’ noto in  tutto il mondo il coraggio della nostra informazione, pozzo di San Patrizio di censure, distorsioni dei fatti, di notizie oscurate, di trucchi, furbizie e manipolazioni. L’ultimo esempio? Mattarella presenzia la riunione del Csm per la prima volta dopo 11 anni. E parecchia stampa sminuisce, sorvolando sul perché di un tale clamoroso intervento al plenum. Il tutto viene ricondotto a un generico scontro politica-magistratura, dimenticando che il ministro Nordio aveva parlato di un sistema para-mafioso nel Csm. Sorvoliamo anche in questo caso.

8. BANCOMAT E CARTE DI CREDITO. C’è voluta la coraggiosa Milena Gabanelli per informarci di un fatto di enorme gravità venuto a galla con le sanzioni di Trump ai giudici della Corte Internazionale (aveva emesso il mandato di cattura per Netanyahu) e alla relatrice dell’Onu su Gaza, Francesca Albanese: non potranno utlizzare le card e neanche aprire un conto corrente in banca.  Le uniche società al mondo che emettono e controllano le carte sono le americane Visa, Mastercard e American Exspress. Se le bloccano per via di sanzioni ad personam, in base ad accordi autolesionistici, noi italiani resteremmo all’asciutto. A quando, allora, un circuito europeo delle carte di credito? E perché dare a Washington un simile potere? E la libera stampa che fa? Se ne sta zitta.

9. GLI AEREI MILITARI F-16.  Sono un vanto della Lockheed Martin che ne ha venduti a bizzeffe in tutto il mondo, Italia compresa. C’è un particolare, nonostante il pagamento sull’unghia: un meccanismo ne impedisce l’uso sgradito agli imperatori americani. E’ come dire, compro un’auto, ma al concessionario che me l’ha venduta concedo la possibilità di negarmi la libertà di andare dove voglio.

10. CHIAGNI E FOTTI. Il Direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci dice a proposito del pastone, che sarebbe poi quello scandaloso servizio di politica in cui si intervista prima un rappresentante del governo, poi uno dell’opposizione e alla fine uno della maggioranza: “Ho avuto l’ambizione di abolirlo ma ho perso la scommessa. Ci ho provato, ma non era aria’”. Povera stella, dimentica che è stato piazzato in quel posto proprio dai partiti che reclamano a gran voce di avere spazio, al di là dei meriti. Si chiama lottizzazione e andarci contro equivale a combattere contro i mulini a vento. Ma finché c’è vita c’è speranza: al nostro è arrivata la proposta (rifiutata) di diventare il portavoce della Meloni a Palazzo Chigi. Come dire, caro Chiocci, ti stimiamo tanto.

11. NON LEGGERE LE SENTENZE, MA PARLARE SEMPRE. La nostra premier, Giorgia Meloni, attacca il magistrato che ha condannato il ministero degli Interni a risarcire con 76mila euro la Sea Watch, nave della ong posta sotto sequestro. Nulla c’entra la vicenda del blocco e dei migranti trattenuti a bordo, bensì il mancato rilascio della nave dopo lo sblocco del sequestro. Il ministero si era dimenticato di farlo. Distrazione.

12. UN PROGRAMMA NON SI NEGA AD ANGELUCCI. E’ sempre Mamma Rai, il servizio pubblico che quando c’è da fare una cortesia al governo e ai megafoni non si tira mai indietro. A Tommaso Cerno, diventato direttore del Giornale dopo le attraversate da sinistra a destra con passaggio in Parlamento nel Pd, viene affidata su Rai2 (dal 2 marzo al 12 giugno, dal lunedì al venerdì poco prima del Tg delle 13) una striscia quotidiana  per 77 puntate. Costo: 848mila euro. A Cerno, megafono della Meloni, andranno 3 mila euro a puntata per la conduzione. E’ facile prevedere interventi sull’attualità nel perfetto stile Bbc cui ci ha abituato il nostro eroe nelle sue urlate battaglie in favore del potere.

13. IL GRANDE NEMICO: REPORT. C’è un nemico che si aggira nel panorama dell’informazione: è Report. La trasmissione di Sigfrido Ranucci fa grandi ascolti, confeziona servizi basandoli su documenti e dati di fatto, e scopre tante magagne. E’ per questo che non va giù al potere economico e politico che ha tutto l’interesse, invece, a mascherare  e confondere, ad alzare la cortina di fumo sui fatti e sui vari protagonisti. Perciò si affidano a marchettari travestiti da giornalisti. Costoro spendono energie e informazioni (anche da spie e “spingitori” di spie) per gettare fango su Ranucci e la sua squadra, ma ottengono puntuali smentite. Come mai? Report si documenta, scarpina su e giù per l’Italia, non aspetta le veline del governo, del partito o dell’editore, va in cerca di notizie dove le notizie ci sono e dove avvengono i fatti veri. Mai come in questi ultimi anni è stata condotto un tentativo di delegittimazione così aggressivo e costante di una trasmissione d’informazione. Il motivo è semplice: fa comprendere le cose. Resta sempre vitale il tocco professionale della Gabanelli.

14. MAI CITARE ISRAELE. Sei matto? Ti fanno sentire così quelli che stanno con gli occhi puntati su ciò che scrivi o dici a proposito della Palestina. Sei antisemita anche se ti occupi di quei ministri fanatici di estrema destra (Ben Gvir e Smotrich) che vengono citati con il contagocce nonostante le aberranti dichiarazioni o i gesti che compiono nell’Israele dei nostri fratelli. Sei antisemita, non appena cominci a dubitare della liceità di quello che di crudele è stato fatto nella Striscia di Gaza dall’esercito di israele o se critichi i coloni della Cisgiordania. Sei antisemita se non premetti nei tuoi discorsi o articoli il 7 Ottobre e la strage di giovani israeliani compiuta dai terroristi di Hamas, come se a noi piacesse Hamas. Sei antisemita, se magari non ti piace quell’abbraccio del governo di Tel Aviv con la Destra. Sei antisemita, se ricordi che ci sono stati nella storia tanti coraggiosi progressisti e sinceri democratici che hanno combattuto e dato la vita per salvare i loro padri e nonni dalle deportazioni. Sei antisemita, se critichi e ti allarmi per l’avanzata dei nipoti di chi firmò le leggi razziali del 1938, oggi i più ferventi difensori di Israele. Sei antisemita, se apprezzi il coraggio e l’onestà intellettuale di tanti giornalisti israeliani che raccontano, per ora inascoltati, la deriva di Israele.

15. MAI DUBITARE DEI RESOCONTI CONTRO L’ONU. Che Francesca Albanese non abbia mai detto che Israele è nemico dell’umanità è evidente, bastava mettere a confronto la dichiarazione ad al Jazeera e quella della velina spedita ai giornali. Eppure il resoconto parziale e in malafede ha fatto il giro di tutte le redazioni, a tal punto che la Francia ha chiesto alle Nazioni Unite di far dimettere la relatrice speciale per i Territori palestinesi. Hai voglia a precisare… La nemica resta sempre lei, e poi l’Onu, la Corte penale internazionale e tutto ciò che nel mondo riporta al rispetto dei diritti umani. E la stampa che fa? Non controlla, pubblica e non chiede neanche scusa. Il padrone è contento.

16. NON GIORNALISMO, MA SCENEGGIATE. I gravi fatti di Torino con il poliziotto aggredito da un gruppo di manifestanti hanno tracimato sui giornali e nelle tv: centinaia di articoli e centinaia di video per la malcelata gioia del governo in quei giorni alle prese con l’ennesimo decreto sicurezza. La tempestiva visita in ospedale ai due agenti, con tanto di telecamere al seguito e inquadrature ben studiate e posizionate, è stato uno dei quadretti di una strumentalizzazione andata ben oltre l’indubbia gravità di quanto accaduto.

17.  L’ITALIETTA DI SEMPRE. Una qualsiasi giornata televisiva o dedicata alla carta stampata ci riserva il supplizio di venire a contatto con la decadenza del moderno giornalismo. Mai si è toccato un  livello così mediocre e basso, stavolta con l’aggravante della sfacciataggine. Le scalette dei vari Tg affidate a giornalisti dotati del talento della furbizia che riescono a nascondere i fatti nelle pieghe di tanti altri fatti facendo in modo che i fatti scompaiano o vengano disarmati. Un marchettificio che non conosce crisi, con interviste sdraiate che tra non molto, è facile prevedere, ci riserveranno domande del tipo: “A casa tutti bene?”. Sentenze di prescrizione urlate come assoluzioni, indagini sulla corruzione presentate come una persecuzione senza che si indaghi su chi ruba o su chi fa il palo. Carriere legate alla militanza politica, poco al talento e alla professionalità. Si urla alla crisi della stampa per incassare sostanziosi e fastidiosi contributi pubblici. Se voglio leggere un giornale lo scelgo e lo compro di persona, all’edicola, non voglio finanziarli con le mie imposte. Esistono giornali che vivacchiano nelle catacombe dell’informazione eppure vengono fatti apparire come i New York Times di casa nostra. Vendite ridotte al lumicino, ma soprattutto mai coraggiose innovazioni con i lettori al centro, non con i padroni ad apprezzare e a darti pacche sulle spalle. Ma se fanno inchieste, addio contributi milionari da Palazzo Chigi. E’ la stampa italiana, bellezza, e noi possiamo farci nulla. Per ora.

18. ARRIVA IL NUOVO POTERE. Il parterre di miliardari all’insediamento di Trump, tutti proprietari dei colossi tecnologici della Silicon Valley, è più di un campanello d’allarme. E’ l’avviso che sta arrivando il nuovo potere, sulle ali inarrestabili della tecnica e del continuo aggiornamento tecnologico, che nessuno di noi, comuni mortali, saprà contrastare. Siamo  ancora legati a una vita idilliaca di relazioni e di comunità, una nuova arcadia che da un  momento all’altro diventerà vecchia a decaduta. Saremo messi da parte dal nuovo che avanza, saremo gli eterni pensionati.

19. CHE FARE? La risposta è in ciascuno di noi, a partire da piccoli gesti da sommare ad altri. Primo, cominciare a pretendere il rispetto del merito, che non è solo un curiculum di titoli accademici. Poi, riconoscere il talento, punendo la furbizia. Tornare a informarsi nei luoghi che meritano la nostra attenzione, cominciando a snobbare gli arruffapopoli, i creatori del caos, asserragliati nelle redazioni e nei talk. Diffidare dei troppi commenti e pretendere il controllo rigoroso dei fatti. Evitare la fuffa dei dilaganti virgolettati e dei commenti che, per dirla con Marc’Aurelio, servono solo a coprire i fatti. Dinanzi alla devastante offensiva di un circolo  di miliardari – armati di super tecnologie ed estranei a qualsiasi cultura umanistica, che tendono ad addormentare le coscienze critiche – serve una strategia di difesa, un contrattacco per sconfiggerne il cinismo. La difesa ruota attorno all’istruzione, all’informazione, al rispecchiarsi nelle parole dei grandi della letteratura , della scienza, della filosofia, nelle opere dell’arte, finanche del buon vivere. Il tutto finalizzato al costante controllo dei pericoli che la nostra libertà corre ogni giorno.

20. IL VIAGGIO DI RITORNO. C’è da essere consapevoli e coraggiosi. Quel che sta avvenendo in questi tempi bui potrebbe apparire paradossale, ma è in corso il viaggio di ritorno della scoperta del nuovo mondo del 1492: è l’America che con le caravelle della tecnologia sta per sbarcare, nell’anno 2026, in Europa. Con tutto ciò che di preoccupante ne consegue. E’ la nuova colonizzazione, se non ne siamo già vittime.

 

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

CATEGORIE ARTICOLI

Articoli recenti

Le notizie della tua città