Dagli Stati Uniti la ricostruzione dell’omicidio di Minneapolis fatta dal giornale The Voice of New York. Che la situazione stia diventando sempre più incandescente lo dimostra, inoltre, la notizia che le Pantere Nere (Black Panthers) hanno imbracciato le armi contro l’Ice (sotto, il documentario della tv pubblica canadese di lingua francese, facilmente comprensibile)

di Maria Galeotti

— Si chiamava Alex Jeffrey Pretti, era un infermiere di terapia intensiva dell’ospedale dei Veterani, senza precedenti penali. Un altro morto, un altro ucciso a Minneapolis:  aveva 37 anni, gli agenti della Border Patrol gli hanno sparato sabato mattina in zona Eastchester, all’angolo tra West 26th Street e Nicollet Avenue. E’ stato costretto a terra, colpito e circondato dagli agenti, poi colpito con numerosi colpi di arma da fuoco. Anche in questo caso, come nella morte di Renee Nicole Good, la scena è stata ripresa da varie angolazioni dai cellulari dei manifestanti armati di fischietto, che contestavano, come avviene da settimane, i raid anti immigrazione in città.

NUOVO OMICIDIO A MINNEAPOLIS / 37enne assassinato dall’Ice. Trump (“era armato”) smentito dai testimoni

I genitori di Pretti hanno definito “menzogne nauseanti” le ricostruzioni ufficiali sulla sparatoria fornite dall’Amministrazione e dal Dipartimento della Sicurezza Interna, che hanno cercato di presentare la sparatoria ccome un atto di legittima difesa. I familiari hanno detto che il figlio, descritto come un’”anima generosa”, infermiere dell’unità di terapia intensiva dell’ospedale dei Veterani, teneva in una mano solo il telefono mentre con l’altra tentava di proteggere una donna da un agente che l’aveva spintonata e spruzzata con spray al peperoncino.

Due testimoni dell’uccisione di Alex Pretti hanno dichiarato, in deposizioni giurate, che l’infermiere non stava brandendo un’arma quando si è avvicinato agli agenti federali. Secondo The Guardian, i loro resoconti compaiono in dichiarazioni giurate depositate presso un tribunale federale del Minnesota nella tarda serata di sabato, poche ore dopo l’uccisione di Pretti, nell’ambito di una causa intentata dall’ACLU (American Civil Liberties Union) per conto dei manifestanti di Minneapolis contro Kristi Noem e altri funzionari della sicurezza interna che dirigono la stretta sull’immigrazione in città.

Una testimone è una donna che ha girato il video più nitido dell’uccisione; l’altro è un medico che vive nelle vicinanze e che ha dichiarato che inizialmente gli è stato impedito dagli agenti federali di prestare soccorso alla vittima. I nomi di entrambi i testimoni sono stati oscurati nei documenti resi pubblici.

Nella sua deposizione, la donna che ha filmato la sparatoria da pochi passi dietro Pretti, indossando un cappotto rosa, si è identificata come “un’intrattenitrice per bambini specializzata nel face painting”. Ha testimoniato di essere arrivata sul posto mentre si recava al lavoro perché “sono coinvolta nell’osservazione di ciò che accade nella mia comunità, perché è così importante documentare quello che l’ICE sta facendo ai miei vicini”. Ha descritto la scena di Pretti placcato dagli agenti federali dopo essere intervenuto in aiuto di un’altra osservatrice che gli agenti avevano spinto a terra. Un agente federale ha poi spruzzato un agente chimico sul volto di Pretti e della donna che aveva cercato di aiutare.

La testimone afferma di non aver visto in alcun momento Pretti impugnare una pistola. Ha dichiarato: “Non sembrava che stesse cercando di resistere, stava solo cercando di aiutare la donna a rialzarsi. Non l’ho visto con una pistola. Lo hanno buttato a terra. Quattro o cinque agenti gli erano addosso a terra e hanno semplicemente iniziato a sparargli. Non si è avvicinato agli agenti con una pistola. Si è avvicinato con una videocamera. Stava solo cercando di aiutare una donna ad alzarsi e loro lo hanno buttato a terra. Ho paura. Sono passate solo poche ore da quando hanno ucciso un uomo proprio davanti a me, e non sento di poter tornare a casa perché ho sentito che gli agenti mi stavano cercando. Non so cosa faranno quando mi troveranno. So però che non stanno dicendo la verità su quello che è successo.

Il secondo testimone, un medico di 29 anni, ha dichiarato nella sua deposizione di aver visto la sparatoria dalla finestra del suo appartamento vicino al luogo dei fatti. Prima della sparatoria, ha detto, ha visto Pretti urlare contro gli agenti, ma “non l’ho visto attaccare gli agenti né brandire alcun tipo di arma”. Dopo la sparatoria, quando il medico ha tentato di prestare soccorso, gli è stato inizialmente impedito di farlo. “All’inizio gli agenti dell’ICE non mi lasciavano passare”, ha detto. “Ma nessuno stava praticando la rianimazione cardiopolmonare, ed era chiaro che la vittima era in condizioni critiche. Ho insistito perché gli agenti mi lasciassero valutarlo”. Quando il medico è riuscito infine a convincere gli agenti a lasciarlo passare, ha visto che Pretti era su un fianco, ma invece di controllare il polso o praticare la rianimazione gli agenti “sembravano contare le ferite da proiettile”. L’uomo presentava “almeno tre ferite da proiettile alla schiena”, ha detto il medico, oltre a una al torace superiore sinistro e a un’altra possibile ferita d’arma da fuoco al collo. Il medico gli ha controllo il polso, ma non c’era nulla da sentire.

Una ricostruzione avvalorata dai video girati da varie angolazioni da altri attivisti. Mentre vari esponenti dell’Amministrazione insistono a descrivere Alex Pretti come un uomo armato deciso a “massacrare” gli agenti federali, i filmati degli attivisti, come è già successo con l’uccisione di Rene Good il 7 gennaio, ricostruiscono una meccanica del tutto diversa. Praticamente tutti i principali media Usa sono d’accordo nel sostenere – dopo aver analizzato con l’aiuto di esperti le immagini raccolte – che Pretty aveva in mano un telefono e nell’altra mano nulla, e che il suo comportamento non era aggressivo, ma difensivo. Non è chiaro in quanti abbiano aperto il fuoco, gli investigatori credono che siano stati almeno due. Anche a giudicare dai filmati, Alex Pretti è intervenuto nel tentativo di aiutare un’altra manifestante che era stata spintonata da un agente così forte da farla cadere a terra; la si vede ancora a terra mentre Pratti viene immobilizzato.

Mentre gli agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement cercavano di tenere lontani gli i poliziotti locali dalla scena della sparatoria, il capo della polizia di Minneapoli Brian O’Hara ha deciso di ignorare le loro richieste e di far intervenire tutti gli uomini disponibili, insistendo per preservare la scena e garantire la sicurezza pubblica. Il conflitto tra autorità locali e forze federali arriva in un clima già teso: le autorità del Minnesota si sono lamentate di essere state escluse dall’indagine sull’uccisione di Renee Good, una decisione che ha alimentato proteste e critiche sulla gestione dell’operazione federale in città.

Le autorità del Minnesota hanno presentato una causa contro l’Amministrazione Donald Trump e diversi enti federali sostenendo che funzionari federali “hanno rimosso dal luogo della sparatoria” elementi cruciali di evidenza relativi alla morte di Pretti, impedendo alle autorità statali di ispezionare la scena dei fatti e potenzialmente ostacolando un’indagine trasparente. Le autorità statali affermano che l’azione legale è volta a garantire che un’investigazione approfondita e trasparente possa svolgersi a livello statale, mentre i federali non hanno rilasciato commenti ufficiali sul caso alla stampa.

La colluttazione si è svolto in presenza di oltre cento manifestanti, che si trovavano già nella zona al momento dello scontro per protestare contro le retate. Dopo gli spari, l’area è stata isolata e pattugliata da agenti federali. La situazione in città resta esplosiva, con gas lacrimogeni e spray al pepe urticanti sparati contro i manifestanti e uno scontro i atto fra gli agenti federali e la polizia locale. In una conferenza stampa, il sindaco Jacob Frey ha accusato l’amministrazione Trump di invadere e terrorizzare la sua città. “Quanti altri residenti, quanti altri americani devono morire o riportare gravi ferite prima che questa operazione finisca?” ha chiesto.

LE PANTERE NERE PRENDONO LE ARMI CONTRO L’ICE (in lingua francese)

Almeno altre due persone sono state colpite da agenti federali di ordine pubblico a Minneapolis questo mese; uno è rimasto ferito mentre Renee Good è stata uccisa da un agente dell’ICE, Immigration and Customs Enforcement, il 7 gennaio. Proteste contro le operazioni ICE sono scoppiata anche in altre città, e una parte dell’opinione pubblica appare indignata dalle notizie di arresti e di retate che oltrepassano i limiti della legge e dell’umana decenza, per cui si parla apertamente di caccia indiscriminata, soprattutto negli Stati democratici.

Ha fatto scalpore la foto di un anziano di Minneapolis obbligato a lasciare casa sua in pigiama e pantofole (salvo poi essere rilasciato; è un cittadino americano); ma anche quella di Liam Ramos, 5 anni, zainetto di Superman e cappellino blu con le orecchie. Il bimbo tornava dall’asilo ed è stato intercettato da agenti ICE nel vialetto di casa; usato come esca per farsi aprire la porta e arrestare anche il padre, entrambi poi trasferiti a tambur battente in un centro di detenzione in Texas. Liam è solo uno peraltro di numerosi minori arrestati nelle ultime settimane. Secondo il loro avvocato, l’intera famiglia Ramos viene dall’Ecuador e nel dicembre 2024 si erano presentati in Texas agli agenti di frontiera per presentare richiesta di asilo. La Homeland Security ha descritto il padre, Adrian Alexander Conejo Arias, come un “illegal alien“. L’avvocato smentisce: “stavano seguendo tutto l’iter legale, presentandosi in tribunale per le udienze”. La storia è ormai comune: non basta seguire le regole, essere latino americani ancora senza carta verde è sufficiente per l’arresto.

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