La Germania non si fida più dell’America e della sua amministrazione a giudicare dalla posizione della Bundesbank, la banca centrale tedesca, sulla enorme quantità di oro custodito nella sede della Federal Reserve di New York (in foto). Il Paese si trova, infatti, a discutere sulla possibile restituzione delle proprie riserve auree, in un clima di crescente sfiducia verso Trump e la sua imprevedibilità.
Oltre 1.200 tonnellate di oro, per un valore di circa 164 miliardi di euro (il 37% delle riserve tedesche), sono oggi custodite nei caveau della Federal Reserve di New York, rappresentando la seconda giacenza più grande al mondo dopo quella americana. La posizione della Bundesbank, proprietaria dei lingotti, è al centro in questi giorni di un acceso dibattito politico e tecnico: riportare il prezioso metallo in patria potrebbe offrire maggiore sicurezza strategica, ma rischia di aggravare le tensioni con Washington senza reali garanzie aggiuntive.
Economisti e rappresentanti politici tedeschi sottolineano che l’imprevedibilità del presidente statunitense Trump e il deterioramento dei rapporti transatlantici rendono rischioso lasciare così vasti tesori all’estero. Emanuel Mönch, ex capo del reparto ricerche della Bundesbank, ha dichiarato al Handelsblatt: “Considerata la situazione geopolitica attuale, sembra rischioso conservare così tanto oro negli Stati Uniti. Nell’interesse di una maggiore indipendenza strategica dagli Usa, la Bundesbank farebbe bene a valutare il rimpatrio dell’oro.”
Tra le voci favorevoli all’operazione – scrive Maria Nelli su The Voice of New York – spiccano esponenti dei Verdi e dell’opposizione, che sottolineano come le unità auree non debbano però trasformarsi in pedine legate a dispute geopolitiche. Alcuni gruppi di lobby, come la European Taxpayer’s Association, hanno addirittura evidenziato il pericolo che l’oro divenga inaccessibile in caso di crisi politica tra Berlino e Washington.
Con i prezzi dell’oro ai massimi storici (per la prima volta ha superato in questi giorni i 5mila dollari l’oncia) l valore complessivo delle riserve tedesche è salito da 270 miliardi a 450 miliardi di euro (297 miliardi di dollari a 495 miliardi di dollari) dalla fine del 2024. Le decisioni di Berlino nei prossimi mesi potrebbero segnare un punto di svolta nei rapporti economici con l’America, testando la solidità della cooperazione transatlantica in tempi incerti.
C’è da ricordare che dieci mesi fa la Germania è rimasta colpita dalla volontà del presidente degli Stati Uniti di oltrepassare i limiti dei suoi poteri e affermare il primato presidenziale sul sistema giudiziario. Ad alimentare poi le speculazioni ci sono stati anche i timori di Elon Musk, che ha messo in dubbio l’autenticità delle riserve auree dichiarate dagli Stati Uniti, chiedendo un controllo formale delle riserve. Un’incertezza che spinge in questi giorni la Germania a dubitare dell’accessibilità al suo tesoro custodito nei caveau della Federal Reserve qualora si dovesse arrivare a una grave crisi politica tra i due Paesi.
