Il Minnesota si ferma e si ribella alzando la voce contro il pugno di ferro dell’amministrazione Trump: ieri, venerdì, lo sciopero generale ha paralizzato Minneapolis e St. Paul in una protesta senza precedenti. “Niente lavoro, niente shopping, niente scuola”: è stato lo slogan che ha portato alla marcia migliaia di cittadini e centinaia di attività commerciali a chiudere i battenti per denunciare i metodi brutali dell’Ice e una stretta sull’immigrazione che, secondo i costituzionalisti, sta riducendo a carta straccia il Quarto Emendamento. 

Il cuore della rivolta è una circolare interna trapelata grazie a una “talpa”, che autorizza gli agenti a entrare nelle case con la forza usando semplici mandati amministrativi, aggirando l’obbligo di un mandato giudiziario firmato da un giudice terzo. Come ironizzato dal professor Mark Graber, sembra che dei primi dieci emendamenti della Carta dei Diritti ne siano rimasti ormai solo nove.

Mentre le strade delle Twin Cities si riempivano di manifestanti e docenti in solidarietà con le famiglie dei propri studenti, da Ginevra è arrivata la durissima condanna delle Nazioni Unite. L’Alto Commissario ONU Volker Türk si è detto “sconvolto” dalla sistematica denigrazione e disumanizzazione dei migranti, denunciando pratiche che puntano indipendente su un dato allarmante: il picco di decessi avvenuti sotto la custodia dell’Ice, con almeno 30 vittime l’anno scorso e già 6 dall’inizio del 2026. La battaglia del Minnesota non è solo una protesta locale, ma il fronte caldo di uno scontro sui diritti civili che mette a nudo la profonda spaccatura tra le politiche di sicurezza nazionale e i principi fondamentali di libertà su cui è fondata la democrazia americana.

 Non si arresta, anzi diventa sempre più massiccia, la protesta degli abitanti del Minnesota contro l’Ice, l’agenzia antimmigrazione, dopo l’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis da parte di un agente della milizia sostenuta da Donald Trump, e il fermo del bambino di 5 anni usato come esca per catturare il padre.

Un fiume di persone si è riversato per le strade del centro di Minneapolis al grido “Ice Out” nonostante il freddo a – 20 gradi per chiedere che gli uomini dell’agenzia federale per l’immigrazione e il controllo delle frontiere lascino le “Città gemelle”, Minneapolis e Saint Paul, un’area metropolitana da 3,5 milioni di residenti.

Le proteste nello Stato dei 10mila laghi non si sono arrestate dall’omicidio di Renee Nicole Good, l’attivista di 37 anni uccisa da un’agente dell’agenzia per l’immigrazione americana, lo scorso 7 gennaio, così come i raid, gli arresti e le deportazioni dei migranti ritenuti dei criminali per la legge statunitense. Ma l’ultima ondata di indignazione collettiva fa seguito al clamoroso arresto di Liam Ramos, un bambino di cinque anni, colto in un video diventato virale. Il bimbo stava rientrando da scuola con il padre quando entrambi sono stati fermati dagli agenti dell’Ice e portati di forza in un centro di detezione in Texas, nonostante avessero avviato un pratica per richiedere il diritto d’asilo. L’indomani è stato indetto una giornate di sciopero in tutto lo Stato.

Secondo il Washington Post, erano migliaia le persone nella marcia di protesta di Minneapolis e centinaia le attività commerciali rimaste chiuse per aderire all’iniziativa contro l’Ice e contro l’amministrazione Trump. Reuters riferisce le stime degli organizzatori: oltre 50mila persone sarebbero scese in piazza. Non solo: entrambe le testate riferiscono che 100 membri del clero sono stati arrestati durante un sit-in pacifico tenuto all’aeroporto internazionale di Minneapolis.

“In una delle proteste più drammatiche, la polizia locale ha arrestato decine di membri del clero che cantavano inni e pregavano inginocchiati su una strada dell’aeroporto internazionale di Minneapolis-Saint Paul”, riferisce Reuters .”Hanno ignorato l’ordine di sgomberare la strada impartito dagli agenti dei dipartimenti di polizia locali che hanno arrestato e legato con delle fascette decine di manifestanti”, prosegue il racconto dell’agenzia. Questi ultimi non hanno opposto resistenza mentre venivano fatti salire su alcuni autobus. Reuters riporta infine la stima degli organizzatori, secondo i quali sarebbero circa 100 i membri del clero arrestati.

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