La nuova ondata di proteste contro le violenze dell’Ice ha fatto un’altra vittima. Dopo la morte di Renee Good, uccisa il 7 gennaio mentre cercava di allontanarsi con l’auto, è toccato a un cittadino americano che stava riprendendo gli agenti dell’Ice. Il dipartimento di Sicurezza interna ha respinto l’ipotesi di esecuzione a freddo, spiegando che gli agenti stavano cercando una persona entrata illegalmente nel Paese quando si è avvicinato “qualcuno con una pistola semiautomatica calibro 9”. La vittima avrebbe sparato e uno degli agenti ha risposto.. “Era armato” afferma il DHS e Trump posta la foto di una pistola che nei video diffusi dai media però non si vede mai. Il governatore Waltz lo chiama: “Via subito questi agenti violenti e inesperti”.
Nei video pubblicati dai media americani e circolati sui social, si vedono gli agenti accerchiare un uomo con la barba, che li starebbe riprendendo. A un certo punto l’uomo, risultato poi cittadino Usa bianco e probabilmente attivista anti-Ice, viene buttato a terra, picchiato. All’improvviso si sente partire un colpo, non si capisce sparato da chi, seguito da altri nove.
In un altro video messo in rete da Meidas Touch e che documenta la morte di Alex Pretti, si vede il 37enne riprendere con il cellulare gli agenti dell’Ice e del Boarder Patrol. A un certo punto, interviene per proteggere una donna spinta a terra da un agente e poi difendere un’altra, contro cui gli agenti usano spray urticante. Pretti viene quindi trascinato a terra, accerchiato da cinque agenti e picchiato. All’improvviso si sente un colpo di pistola e poi altri nove in rapida sequenza. La donna che riprende la scena comincia a urlare più volte “cosa avete fatto?” e “avete ucciso una persona”.
Il capo della polizia O’Hara ha spiegato che l’ICE ha tentato di ordinare agli uomini delle forze locali di lasciare la scena. O’Hara si è rifiutato, secondo quanto riferito da alcune fonti. Anzi ha ordinato ai suoi agenti di preservare la scena. Tutti gli agenti disponibili del dipartimento sono stati richiamati al lavoro, tranne il turno di guardia notturna, e i giorni di riposo sono stati annullati. La folla che si è radunata vicino al luogo dell’uccisione ha urlato contro la polizia, chiedendo l’arresto degli agenti federali dell’immigrazione coinvolti nell’episodio. “Eccovi qui, a proteggere degli assassini”, ha gridato un uomo con un megafono.
L’uomo ucciso a Minneapolis dagli agenti dell’immigrazione si chiamava Alex Jeffrey Pretti, aveva 37 anni. Ex studente della University of Minnesota, era un infermiere e non aveva precedenti penali. Lo riporta il quotidiano Minnesota.
In conferenza stampa, il capo della polizia di Minneapolis, ha detto: “Abbiamo identificato questa persona, un uomo bianco di 37 anni residente in città. L’unica interazione di cui siamo a conoscenza con le forze dell’ordine è stata per questioni di multe stradali. Aveva regolare permesso per porto d’armi”, hanno spiegato le autorità locali.
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Sui social internazionali ed italiani circola questa ricostruzione: “Il sangue macchia la neve di Minneapolis e la tensione nelle “Twin Cities” raggiunge il punto di non ritorno. Il quartiere di Eat Street è diventato l’epicentro di una rivolta civile dopo che un agente federale ha aperto il fuoco, uccidendo un uomo di 37 anni davanti a una pasticceria, la Glam Doll Donuts. È la terza sparatoria che coinvolge agenti federali in città in pochi mesi, un episodio che ha scatenato la furia della folla radunatasi all’angolo tra Nicollet Avenue e la 26th Street. Mentre il capo della polizia Brian O’Hara conferma il decesso di un cittadino statunitense, le grida dei manifestanti contro gli agenti dell’immigrazione dell’ICE squarciano il gelo: “Proteggete degli assassini!”, urla un uomo al megafono, specchio di una comunità che si sente ormai sotto assedio da parte di un “esercito federale” percepito come brutale e fuori controllo.
La reazione politica è un terremoto. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha attaccato frontalmente la Casa Bianca su X, definendo la situazione “ripugnante” e chiedendo il ritiro immediato di migliaia di agenti che ritiene violenti e impreparati. La difesa del Dipartimento per la Sicurezza Interna, che ha diffuso la foto di una Sig Sauer trovata addosso alla vittima, non basta a placare gli animi, specialmente mentre emergono dettagli agghiaccianti sulla gestione dei minori: il caso di una bambina di due anni deportata illegalmente in Texas e quello del piccolo Liam, per il quale l’Ecuador ha chiesto spiegazioni ufficiali a Washington, alimentano un clima da guerra civile.
In uno Stato paralizzato dallo sciopero generale e dalle serrate delle attività commerciali, circa 100 membri del clero sono stati arrestati all’aeroporto mentre pregavano inginocchiati contro le deportazioni, sfidando temperature polari e una nuova direttiva che autorizzerebbe l’ICE a entrare nelle case anche senza mandato. Quando la legge decide di ignorare la soglia di casa, non è più ordine, ma un’ombra che si allunga sul cuore stesso della libertà americana.
