lunedì 9 Marzo 2026

C'è una crepa in ogni cosa. E' da li' che entra la luce (Leonard Cohen)

IL FUOCO AMICO / Due referendum: sui magistrati e, nel Pd, su Elly Schlein

di Piero Di Antonio

Anziché mettere le gambe in spalla e darsi da fare per contrastare il disegno della Destra, incarnato nella vendicativa riforma della giustizia con sette colpi alla Costituzione, i cosiddetti riformisti del Pd dilagano in dichiarazioni e auspici per la vittoria del Sì. Alla riscoperta – dicono – di un’anima riformista che con Elly Schlein il partito avrebbe smarrito. Ottengono vasti spazi nell’informazione quasi tutta in mano alle Destre, nonostante l’evidente consapevolezza che alcuni di questi leader tanto innamorati del Centro (per fare qualche nome, tenetevi forte, Guerini, Delrio, Pina Picierno, la Malpezzi, l’ultimo arrivato Ruffini …)  poco incidono sull’opinione pubblica. Sono senza truppe, ma vantano una lunga carriera politica colmata di onori proprio dal partito che stanno criticando.

Il referendum, a dirla tutta, non è per loro tanto importante. E’ gente che si rifugia nella tenda riformista con l’unico preminente scopo di emarginare e far fuori la segretaria, quella Schlein che, data perdente alle primarie, ha scombussolato i loro piani con una sola mossa: vincendole. A tutto ci si rassegna in politica meno che a una outsider che riesce a prendersi il partito e che, udite udite, è riuscita, pedalando-pedalando, a rianimarlo e perfino a fargli vincere qualche elezione. Il partito è cambiato, dicono i geni della fallimentare politica centrista, e giù con le critiche e i distinguo, tante parole al posto della matematica sottesa ai fatti elettorali che li smentiscono.

Sulle spalle del glorioso partito della sinistra si sono accumulati troppi insuccessi, troppi favori alla Destra cinica e aggressiva. Il modello Renzi ha avuto quel che meritava, ma c’è sempre qualcuno che non si rassegna. La lezione della storia non è stata mai compresa, altrimenti parecchi personaggi di quella stagione da dimenticare e mettere da parte sarebbero accompagnati nel luoghi dell’oblio, altrimenti chiamati “giardinetti”.

Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica a Bologna che voterà No, ha più volte puntualizzato alcuni aspetti del referendum, mettendo in guardia centrodestra e centrosinistra, e, da attento studioso, premettendo che il referendum, in base alla Costituzione, non li chiede il governo o una maggioranza parlamentare, altrimenti diventa un plebiscito. Si potrebbe aggiungere che quello che sta avvenendo nel Partito Democratico è una resa di conti, proprio un plebiscito contro o a favore di Elly Schlein.

Anche sull’introduzione dell’Alta Corte ci sono riserve sostanziali: siamo italiani e ci sarà sempre un modo per far fare carriera a qualcuno. I criteri di promozione in Italia  sono sbagliati dappertutto, non solo per i magistrati. Basti pensare ai professori, alla pubblica amministrazione, alla Rai. E un problema più generale di cultura politica, cioè accettare che c’è qualcuno migliore di noi e che i migliori dovrebbero fare carriera. Ben detto. Vale anche per chi occupa, grazie al partito di sinistra-sinistra, posizioni di prestigio pur non avendone le qualità e i talenti.

I riformisti dem non riescono ad afferrare il contesto storico in  cui, oggi, si è costretti a nuotare. In un’acqua che vede la Destra, non soltanto italiana, sempre a suo agio. All’estremismo e alla mediocrità non più celati ma rivendicati e praticati con orgoglio e senza freni, il Pd si rifugia in un dibattito educato, in punta di fioretto quando è necessario sfoderare la sciabola dialettica e delle argomentazioni per difendere idee, strategie e finanche il decoro della nostra Repubblica, sempre più protesa verso la decadente America di Trump. In queste ore prevale il timore, nonostante il recupero attribuito dai sondaggi al No, che la picconata del referendum possa riuscire proprio grazie agli eterni riformisti, sempre critici mai dimissionari. Lo sapremo il 22 e 23 marzo.

“Costoro – e ricorriamo ancora alle parole di Pasquino – giustificano la propria scelta per il Sì dicendo che erano già a favore della riforma Vassalli, ma quelli che erano comunisti ed erano parlamentari non li ricordo così attivamente contrari alla linea del Pci, che era contro quel tipo di riforma”.

Il secondo elemento che balza agli occhi di chi segue da sempre le vicende dem, è che questa frangia dalla lunga carriera politica è senza truppe e poco incide sull’opinione pubblica. Quindi, a detta di sinceri e coerenti osservatori, stiamo assistendo a due referendum: la sfida elettorale sulla separazione delle carriere dei magistrati e quella personalistica e acida dei centristi nei confronti dei loro compagni di partito, il  “fuoco amico” di cui non si parla mai abbastanza ma che spesso fa tante vittime.

 

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