di Piero Di Antonio
— Il 25 settembre si celebra, per ora soltanto in Puglia, la giornata regionale d’impegno contro le solitudini, su impulso dell’attivista e attrice Daniela Baldassarra (definita la voce più potente del nuovo femminismo, nella foto) insieme alla rete Giraffa Onlus. Un fenomeno che nell’epoca dell’iper-connessione viene affrontato e relegato in analisi e indagini sociologiche secondarie. Affligge milioni di cittadini, che possiamo definire “i prigionieri delle periferie mentali” dove la solitudine e la tristezza che le fanno compagnia sono ormai le cifre del vissuto quotidiano.
L’associazione di promozione sociale Giraffa (Gruppo Indagine Resistenza Aiuto Donne Assistite), di concerto con la Regione Puglia, oltre ad aiutare donne in difficoltà o vittime di violenze, promuove in questa giornata incontri negli ospedali, nelle carceri, nelle scuole, nei luoghi dove la solitudine è dominante ma poco manifesta.
VIAGGIO NELLE SOLITUDINI DEL MONDO INTERCONNESSO
Addentrarsi nell’esame delle solitudini è un viaggio dentro ciascuno di noi, che potrebbe portarci, però, se ben analizzate e affrontate, a una vita piena di relazioni che prevalga sull’abbandono e sulle vite dimenticate. L’analisi, e qui risiede la sua complessità, non può che collegare l’aspetto esistenziale e sociale a quello della sicurezza e della salute pubblica. Un’ampia letteratura la distingue in tre tipologie: fisica, emotiva e relazionale. Da premettere che già Zygmunt Bauman la teorizzò nella sua descrizione della società liquida con il conseguente sfilacciamento dei legami sociali. Anche gli studi sui casi estremi di ritiro sociale e dell’isolamento emotivo dei giovani (Hikikomori) possono aiutarci ad afferrarne la complessità e ad agire per correre ai ripari. Ebbene, si può intervenire affrontando i tre casi in cui si manifesta l’isolamento.
La solitudine fisica e l’emarginazione sono gli aspetti ben visibili del problema, che si può definire materiale. Non riguarda soltanto gli anziani soli in casa o chi vive nelle periferie degradate, ma anche chi risiede in contesti urbani iper-connessi, dove manca del tutto, però, il tessuto di vicinato. E’ proprio la mancanza di un corpo sociale intorno all’individuo la parte rilevante del problema. E pensare che il borgo (da qui la parola borghese), il primo nucleo antico della città, è nato proprio dalle relazioni di vicinato, dalle relazioni e dalle attività dei suoi primi abitanti.
Il vuoto esistenziale. Non va trascurata però la solitudine mentale ed emotiva, ossia la percezione di non essere compresi o ascoltati, nella convinzione che i nostri vissuti interiori non abbiano valore o diritto d’asilo nel discorso pubblico. Si può manifestare anche in mezzo a una folla o all’interno di una famiglia. Gli psicologi la chiamano anedonia, termine greco cui gli psicologi ricorrono per spiegare la perdita di interesse o l’incapacità di provare piacere nello svolgimento di azioni che in realtà lo procurano. “E’ una sorta di appiattimento dello stato emotivo e affettivo. Questo problema – spiegano – può interessare uno o più ambiti, come, per esempio, il cibo, il sesso e le interazioni sociali”. Vale perciò la pena di analizzare questo ricorrente disinteresse per le situazioni sociali, accompagnato da una tendenza a isolarsi. Possiamo continuare ad andare alle cene, a rispondere ai messaggi, e non ricavare niente da nessuna delle due cose. È una forma che si nota poco dall’esterno, perché il ritiro arriva dopo, quando smettiamo di cercare quello che non cii restituisce nulla.
Da dove nasce la solitudine di relazione. E’ lo svuotamento dei legami nella società contemporanea a produrre un’enorme quantità di contatti, ma con una drammatica e preoccupante scarsità di legami significativi. Quando i rapporti, come avviene oggi, sono diventati solo digitali, viene a mancare quella rete di salvataggio emotiva capace di intercettare il disagio prima che degeneri in patologia. La famiglia, le amicizie, la scuola, le esperienze e gli interessi culturali, la lettura, il cinema di qualità, il teatro, la condivisione di ciò che di positivo coltiviamo dentro e che merita di essere portato nella comunità o nel gruppo di riferimento possono essere le medicine per dare compiutezza al nostro vivere, perfino riservarci leggerezza e piacere di vivere.
Ma l’isolamento, non possiamo nasconderlo, crea anche gravi emergenze per la sicurezza. Gli studiosi parlano spesso nelle loro analisi di solitudine collegata alla mancanza d’amore. Se si parla delle stragi negli Stati Uniti collegate all’uso indiscriminato di armi da guerra, non possiamo non citare le conclusioni cui sono arrivati i curatori del Violence Project, Jillian Peterson e James Densley * : la quasi totalità degli autori delle stragi condivide un senso di totale isolamento e rifiuto. Possiamo chiamarli loveless killer. Sono storie estreme di abbandoni, di mancanza d’amore, di isolamento sociale che agiscono su un terreno di profonda solitudine, in cui la persona si sente senza via d’uscita e totalmente invisibile. Se nel caso della violenza estrema si finisce per imbracciare un’arma e compiere stragi indiscriminate, nel caso della nostra solitudine sociale si finisce per chiudersi nel proprio ambiente, in casa, nel silenzio o nella periferia simile al deserto.
ll fattore dell’isolamento relazionale, nelle nostre città è evidente a tutti, ma è la condizione giovanile che si fa acuta e che spesso degenera in atti di bullismo, di prepotenza verso i compagni, di sfide tra gruppi, perfino di aggressioni a insegnanti. La solitudine, se negli anziani si mostra come rassegnazione che potrebbe sfociare nella depressione, nei giovani è la dimostrazione di come si possa arrivare con facilità al progressivo scollegamento dalla famiglia, dalla scuola, dai coetanei, dall’intera comunità.
CHE FARE?
L’urgenza di una prevenzione sociale. La solitudine non è una questione privata o un destino che ci avvolge. E’ un problema di salute pubblica e di politica sociale. Mancano le reti comunitarie e di spazi protetti i cui fili vanno oggi riannodati. Prendere allora coscienza del fatto che sta prevalendo il paradosso della connessione: l’odierna solitudine è esacerbata dagli ambiente digitali, dove la frammentazione e la velocità dei contatti tra le persone sostituiscono la profondità delle relazioni umane. La giornata d’impegno contro le solitudini può aiutare, se estesa al resto del Paese e se trova rispondenza nelle istituzioni, a ricollegare le persone, che oggi sono costrette a vivere in silenzio. Soffrendo.
The Violence Project di Jillian Peterson e James Densley Abrams Press.
* Le notizie sulla giornata contro le solitudini in Puglia sono tratte dal sito della Giraffa Onlus, dalla Regione Puglia e dalla stampa locale.
* Le distinzioni tra le varie tipologie di solitudine si rifanno alla teoria della sociologia della contemporaneità, tra cu la “società liquida” e dello sfilacciamento dei legami sociali (Zygmunt Bauman).
* Studi sul fenomeno del ritiro sociale e dell’isolamento giovanile dalla letteratura clinica su Hikikomori e anomia sociale nell’adolescenza.
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(La foto, per non violare i diritti d’autore, è stata creata dall’IA Gemini)






