LA REXNORD licenzia tutti: va in India / LA BERCO annuncia esuberi

Settimana nera per l’occupazione nel Ferrarese: una multinazionale di Masi Torello, la Rexnord,  licenzia tutti i 77 dipendenti per spostare la produzione in India; un’altra storica azienda, la Berco di Copparo, ha annunciato ai sindacati che farà ricorso a licenziamenti senza però fornire dati sul numero degli esuberi.

La Regal Rexnord (ex Tollok) di Masi Torello, azienda che produce componenti per le pale eoliche, ha licenziato via e-mail i suoi 77 dipendenti: andrà a produrre in India dove il costo del lavoro è più basso. La multinazionale statunitense ha inviato a tutti i lavoratori una posta certificata (Pec) con la quale veniva comunicato il licenziamento. (La foto è di repertorio)

Alla Rexnord, azienda ad alta tecnologia, le cose non andavano molto bene. Nessuno si sarebbe però aspettato un epilogo così repentino e doloroso. Nel 2014 la Tollok fu acquisita dall’americana Rexnord, società con sede a Milwaukee (Wisconsin) e siti in Usa, Cina, Olanda e Italia, che occupano 7.400 dipendenti.

Anche la Berco di Copparo annuncia che farà ricorso a un ridimensionamento del personale, senza però fornire il numero di dipendenti in esubero e che lasceranno la produzione. Per ora l’azienda ha chiesto di intervenire sul contratto integrativo di lavoro cancellando le parti economiche.

Rexnord è leader mondiale nel campo delle catene e dei componenti per nastri trasportatori per l’industria alimentare, del confezionamento e dell’automazione industriale. La Tollok – di cui era presidente e amministratore delegato Umberto Giatti, che è stato anche componente del cda di Carife – progetta e produce componenti di alta ingegneria che vengono impiegati nel settore industriale di stretta competenza della Rexnord.

Nel 2014 si disse che la rete commerciale di Rexnord e la sua potenza industriale combinate con i prodotti Tollok avrebbero consentito all’azienda di Masi Torello di progredire. Nei primi tempi fu così, tanto che si passò da 52 dipendenti a circa 150, per poi scendere agli attuali 77. La ragione della chiusura è portare la produzione in India, dove il costo del lavoro è molto inferiore.  Domani, nella sede di Confindustria Ferrara, ci sarà un incontro tra i sindacati e rappresentanti della multinazionale americana.

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