LIBANO / Trenta giorni di carcere ai due soldati israeliani che hanno distrutto la statua di Gesù

Trenta giorni di carcere ed esonero dal servizio. Questa è la punizione che l’esercito israeliano ha annunciato per i due soldati che hanno distrutto una statua di Gesù Cristo in Libano. Israele dopo aver fatte le dovute verifiche ha confermato che uno dei soldati ha abbattuto la statua a martellate, mentre l’altro lo filmava.

Un soldato infierisce con un’accetta contro una statua di Gesù, con l’evidente intento di mozzargli la testa. La foto, scattata nel Libano meridionale, territorio ormai occupato dall’esercito israeliano, è diventata un altro “casus belli” tra mondo cristiano e le nazioni ‘belligeranti’ in Medio Oriente. Questa volta ad essere chiamato in causa è Israele, già responsabile di aver provato, a Pasqua, a fermare il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, diretto al Santo Sepolcro.

“Bene il ministro degli Esteri israeliano Saar che ha condannato con grande fermezza, annunciando provvedimenti disciplinari, il grave atto compiuto da un soldato dell’Idf che distrugge a martellate una statua di Gesù in un villaggio cristiano nel Sud del Libano. Un violento accanimento contro i cristiani che in Medioriente rappresentano uno strumento di pace. Un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più. Profanare i simboli del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam non è una manifestazione di forza ma solo di debolezza, contraria a tutti i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso”. Lo ha scritto il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

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