L’appuntamento del 22 e 23 marzo con il referendum costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati sta facendo perdere la bussola alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Abbandonato un certo aplomb istituzionale, nei comizi la premier appare senza freni e con dichiarazioni a briglia sciolta, campate in aria che poco o nulla hanno a che vedere con i temi della riforma delle giustizia. La Meloni, in queste ore, sembra più decisa a parlare a un Paese che non sa ragionare e capire i veri termini delle questione referendaria. Parla alla pancia del Paese poiché consapevole – dicono molti osservatori – che una campagna elettorale che si preannunciava come una cavalcata trionfale è diventata una sfida elettorale testa a testa tra il SI e il NO.
Stupratori e spacciatori, stazioni occupate dagli antagonisti e pure bambini “strappati” dalle braccia dei genitori se vivono in un bosco. E ovviamente magistrati ‘negligenti’. Ci mette dentro tutto Giorgia Meloni, nel suo comizio per convincere gli italiani a votare ‘sì’ al referendum per la giustizia. Si attacca alla cronaca e alla pancia della gente. Non ha lesinato parole a effetto la premier, nel corso dell’evento di ieri al teatro Franco Parenti di Milano, dove gli stacchetti tra un intervento e l’altro sono stati intervallati – sì, lo hanno fatto davvero – dal jingle della canzone ‘Per sempre sì’ di Sal da Vinci vincitrice del Festival di Sanremo.
Ecco le parole della premier Meloni: “Ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, che incideranno sulla vostra vita ogni giorno. Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza”. E ancora: “Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. Milioni di euro risarciti per ingiusta detenzione o spesi per processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle tasse. Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio”.
“Lo voglio dire soprattutto a chi mi detesta: non c’è alcuna possibilità che io mi dimetta, in nessun caso. Io voglio arrivare alla fine della legislatura per farmi giudicare sul complesso del mio lavoro”. Lo dice Giorgia Meloni, chiudendo l’evento di Fratelli d’Italia a Milano per il sì al referendum. E aggiunge: “Quindi consiglio di votare sì anche se questo governo non vi piace. Poi tra un anno potrete mandare il governo a casa, ma almeno avrete una giustizia più giusta. Se votate no vi tenete questo governo e vi tenete pure una giustizia che non funziona, non mi pare un affarone. Non possiamo fare tutto da soli, non restate a casa -ha concluso – bastano cinque minuti per votare”.
“Vi sembra normale che una presidente del Consiglio tratti gli italiani come degli stupidi dicendo che se passa il no gli stupratori vengono rimessi in libertà? Strumentalizzare dei fatti di attualità da parte di una premier è grave. Ricordiamoci quanto accaduto a Rogoredo, se non avessero fatto partire l’indagine come chiesto dalla Meloni quel poliziotto sarebbe ancora con la divisa”. Questa la replica della segretaria dem alle parole della premier. “A proposito dei giudici che con il no rimetterebbero gli stupratori in libertà vorrei ricordare alla premier Meloni che uno stupratore è stato rimandato in Libia da questo Governo e che avevamo votato una legge all’unanimità sul consenso alla Camera grazie a un accordo fatto con Meloni stessa. Quell’accordo è stato fatto saltare al Senato dalla sua maggioranza. Non ho neanche mai sentito dire una parola dalla presidente del Consiglio su quel bambino di 5 anni strappato dalla famiglia per essere usato come esca dall’Ice del suo alleato Trump. Farei molta attenzione a come usano i fatti di attualità. Meloni accolga l’appello di Mattarella ad abbassare i toni”, ha aggiunto la segretaria del Pd.
