Gli Stati Uniti hanno sospeso le sanzioni al petrolio russo, introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022. L’obiettivo, a detta della Casa Bianca, è contenere il costo del petrolio, che anche oggi ha continuato a salire. Nonostante gli Stati Uniti siano tra i principali produttori, l’aumento del prezzo del petrolio ha reso la benzina più cara anche negli Stati Uniti. La decisione di ridurre le sanzioni è stata criticata da vari Paesi: ovviamente l’Ucraina, ma anche Regno Unito, Germania e Francia.
Nel frattempo, nello stretto di Hormuz il traffico delle petroliere continua a essere quasi fermo: secondo un calcolo della società di monitoraggio e analisi del traffico navale Lloyd’s List Intelligence, dall’inizio della guerra sono transitate dallo stretto solo 77 navi, circa la metà di quante ne passavano prima in un solo giorno. L’Iran continua a bloccare lo stretto di Hormuz attaccando le navi e ci sono sospetti che voglia minare i fondali. Ieri, venerdì 13, il governo italiano ha smentito la notizia, data dal Financial Times, dell’avvio di trattative con l’Iran per far transitare le navi italiane dallo stretto di Hormuz.
Alcuni giornali statunitensi hanno scritto citando fonti anonime che l’amministrazione di Donald Trump ha autorizzato l’invio di nuove navi militari e migliaia di marines nella regione. Lo stesso Trump ha autorizzato bombardamenti sull’isola di Kharg, il terminal del petrolio iraniano.
