COME SMENTIRE I POTENTI

A che serve il giornalismo? Domanda ricorrente che i picconatori della libera stampa non esitano mai a definirlo inutile. Invece serve, e lo vedremo, a smentire i potenti. Serve a smascherare le menzogne che un certo potere propina all’opinione pubblica sperando di farla franca con la verità. Quello che segue è un articolo del sito professionereporter.eu che andrebbe studiato nelle università, se si vuole che formino una classe giornalistica coraggiosa, indipendente e poco propensa a credere alle versioni ufficiali.

— Sono i primi momenti della guerra scatenata da Trump e Netanyahu contro l’Iran. Viene bombardata la scuola elementare Shajarah Tayyebeh, a Minab, nell’entroterra dello Stretto di Hormuz. Muoiono 175 persone, in maggioranza bambine e bambini. Interrogato, Trump l’8 marzo sostiene che “è stato l’Iran” a compiere il massacro. Dice: “Secondo la mia opinione, basata su ciò che ho visto, questo è stato fatto dall’Iran. Loro sono molto poco accurati, come sapete, con le loro munizioni. Sono inaccurati in ogni cosa”. Non è così.

L’indagine americana rivela che sono state le forze armate Usa a colpire. Gli americani e tutto il mondo apprendono che il Presidente ha mentito  dagli articoli del New York Times, che poi vengono ripresi dal Guardian e dalla Bbc. Il più grande quotidiano Usa cita “funzionari statunitensi e altre fonti a conoscenza dei risultati preliminari dell’inchiesta”. Anche il sito di giornalismo investigativo Bellingcat ha lavorato sulla storia, geolocalizzando il punto di caduta del missile.

Ecco una risposta esemplare alla domanda: a cosa serve il giornalismo? Serve a cercare la verità, quando perfino chi siede sugli scranni più alti la nega, la mistifica, vuole confondere le conoscenze dei cittadini. Si può confidare che se gli accertamenti avessero stabilito che le bombe erano iraniane, New York Times lo avrebbe scritto con identico rilievo. Una funzione – la ricerca di come veramente sono andate le cose, in ogni campo – che purtroppo solo poche testate hanno la determinazione e sono in grado di svolgere a fondo.

Il bombardamento su Minab è del 28 febbraio: un missile Tomahawk viene sganciato sulla scuola, che è adiacente a una base della Guardia rivoluzionaria. L’edificio un tempo faceva parte del complesso militare, ma poi è stato destinato ad uso scolastico. Il New York Times ha visionato le immagini satellitari, scoprendo che la scuola è stata separata dalla base con un muro tra il 2013 e il 2016, dieci anni fa; intorno erano state costruite attrezzature per giochi e attività all’aperto dei bambini.

Come vengono scelti i bersagli dei bombardamenti? La National Geospatial-Intelligence Agency raccoglie le immagini, le passa alla Defense Intelligence Agency, che trasferisce le informazioni al Central Commando, incaricato di  dirigere i missili sugli obiettivi in Iran. Ma evidentemente – scrive il New York Times – non era stato registrato il cambio di utilizzo dell’edificio. Trump ha sostenuto che altri Paesi hanno in dotazione i Tomahawk. Ma l’Iran non li ha e così nessuno degli altri vicini coinvolti nel conflitto, compreso Israele. Quindi solo gli statunitensi possono essere responsabili della morte dei bambini.

Senza il giornalismo le parole di Trump sarebbero state ritenute attendibili, o perlomeno avrebbero potuto lasciare la vicenda nell’incertezza. Trump aveva risposto a una domanda dei giornalisti, spalleggiato dal segretario della Difesa Pete Hegseth, che, annunciando al suo fianco l’indagine, comunque sottolineava “l’unico che colpisce obiettivi civili è l’Iran”.

Il primo commento ufficiale della Casa Bianca alla vicenda arriva dalla portavoce Karoline Leavitt: “Come riconosce il New York Times nel proprio reportage, l’indagine è ancora in corso”. Le stesse fonti del giornale americano confermano che restano ancora molte domande senza risposta: dal perché venivano usati dati vecchi a come sia possibile che non siano stati verificati prima di dare il via all’attacco.

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