di Claudia Zamorani
— Gentile sindaco Fabbri, leggo con un certo sconcerto le sue dichiarazioni rese a una radio romana, nelle quali tenta di derubricare a “preconcetto ideologico” o “lesa maestà politica” quelle che sono, in realtà, legittime e documentate rimostranze dei suoi cittadini. Liquidare il dissenso come un attacco della “casta di sinistra” è un sofisma elettorale e un espediente retorico logoro, che serve solo a evitare di rispondere nel merito a una gestione della città che sembra aver confuso il ruolo di primo cittadino con quello di un’agenzia di booking per eventi. La differenza tra il caso di Genova e quello di Ferrara non risiede nel colore della tessera elettorale, ma in un abisso di metodo e rispetto per la comunità.Il merito: un evento non è un’occupazione. A Genova si è celebrato un singolo evento di risonanza internazionale. A Ferrara, il “Summer Festival” trasforma le piazze storiche in zone interdette per mesi, da giugno a luglio. Non si tratta di “far vivere le piazze”, ma di sequestrarle. Chiudere il porticato di Palazzo Rondinelli (ex scuola San Vincenzo) per allestire il bistrot degli artisti, costringendo residenti e genitori con carrozzine o persone in carrozzina a scendere in strada tra le auto, non è “valorizzazione del territorio”: è prepotenza logistica.
Il metodo: l’ascolto contro l’autoritarismo. Lei cita la sindaca Silvia Salis quasi con invidia, ma omette il dettaglio fondamentale: il coinvolgimento. Salis ha fatto della partecipazione e del dialogo il centro del suo mandato. Lei, al contrario, pare rifuggire il confronto con i residenti, che hanno il sacrosanto diritto a una vita di qualità e al riposo, specialmente quando i decibel sforano i limiti consentiti fino a tarda notte. Essere eletti non significa ricevere una cambiale in bianco per agire in modo autoritario; significa essere il sindaco di tutti e di tutte, anche di chi non apprezza il “tum tum” sotto le proprie finestre per sessanta giorni l’anno.
L’estetica e il decoro: il Duomo non è un fondale. Parlare di “patrimonio UNESCO” e poi permettere che il camion di una radio privata venga piazzato sul sagrato del Duomo senza nemmeno informare il Vescovo, non è solo un errore di comunicazione: è una mancanza di sensibilità istituzionale e di rispetto per l’identità storica della città. La cultura non si misura solo in spettatori paganti, ma nella cura che si ha per i luoghi che si amministrano.
L’economia: i conti non tornano. Veniamo ai numeri, poiché il “ritorno economico” è il suo mantra. Il concerto di Genova, della durata di una notte, è costato 140mila euro. “Battiti Live”, che ha tenuto in ostaggio Piazza Trento Trieste per un mese, è costato alla collettività 600mila euro. È lecito chiedersi se queste risorse, invece di foraggiare tour di privati a cui vengono concesse le piazze gratuitamente, non potrebbero essere impiegate meglio per colmare le disuguaglianze sociali o per investimenti strutturali che restino alla città una volta spenti i riflettori.
Caro Sindaco, la crescita turistica ed economica può e deve convivere con lo sviluppo sociale e la partecipazione. Continuare a inventare “eserciti nemici” per coprire le lacune di una gestione che trascura i cittadini è un esercizio demagogico che ha stancato. I ferraresi si stanno svegliando dal “grande incanto” della propaganda: si accorgeranno presto che, dietro le luci dei palchi e il rumore dei decibel, il Re è nudo.
La gestione della cosa pubblica richiede sintesi e ascolto, non divisioni alimentate ad arte. Meno eventi da promoter e più cura da amministratore: ecco cosa chiede Ferrara.
