“Poliziotti infedeli si sono venduti e per soldi, con un tariffario, usavano computer e password per esfiltrare dati su imprenditori, personaggi dello spettacolo, cantanti e calciatori famosi e hanno ceduto queste informazioni”. È stato rubato dalle banche dati e poi venduto a dieci agenzie di investigazioni private oltre un milione di informazioni. Con migliaia di parti offese. Gli indagati destinatari di misure sono 29, 4 in carcere, 6 ai domiciliari, 19 con obbligo di dimora. È questo il cuore dell’indagine coordinata dalla Procura di Napoli diretta dal procuratore Nicola Gratteri, in coordinamento con la Procura nazionale antimafia diretta da Giovanni Melillo con il pm Antonello Ardituro e con scambio di informazioni con la Procura di Milano per il caso Equalize.
Tocca anche Ferrara l’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli su un’associazione a delinquere finalizzata dall’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio che ha portato quattro indagati in carcere, agli arresti domiciliari sei persone e ben 19 indagati con l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. Stamani nelle province di Napoli, Ferrara, Bolzano, Roma e Belluno, la polizia ha eseguito una ordinanza cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura. Il provvedimento giunge all’esito di una complessa attività di indagine, condotta dalla squadra mobile di Napoli, con il supporto del centro operativo per la Sicurezza cibernetica Postale e delle Comunicazioni Campania-Basilicata e Molise e il coordinamento della Procura napoletana, che ha portato alla luce l’esistenza e l’operatività di una ben strutturata organizzazione criminale, ramificata in varie aree della penisola, finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali con lo scopo di acquisire illegalmente informazioni e dati sensibili che finivano per essere oggetto di compravendita.
Gli agenti e i dipendenti pubblici coinvolti rubavano i dati di vip e calciatori per poi rivenderli a associazioni criminali che li utilizzavano per raccogliere informazioni utili ad attività illecite. In particolare, le investigazioni hanno documentato un collaudato sistema di corruttela che coinvolgeva pubblici ufficiali, tra i quali anche appartenenti a varie forze di polizia, e imprenditori operanti nel settore delle agenzie d’investigazione e del recupero crediti, incentrato sulla illecita prassi degli accessi abusivi a sistemi informatici di interesse nazionale – in particolar modo banche dati in uso alle forze di polizia – per acquisire informazioni e dati sensibili da rivendere dietro compenso. Oggetto del mercimonio scoperto dagli investigatori soprattutto numerosissimi dati sensibili – come quelli relativi ai precedenti penali e di polizia, quelli fiscali, retributivi e contributivi e dati bancari – che andavano a costituire dei “pacchetti”, ceduti ad esponenti dell’organizzazione criminale che, a loro volta, li rivendevano a società e soggetti interessati, coinvolti o meno nell’illecito traffico di informazioni sensibili.
Tra i soggetti vittime di tali violazioni e delle illecite acquisizioni informatiche – scrive l’Agenzia Dire – www.dire.it – figurano anche alcuni personaggi dello spettacolo, della finanza e dell’imprenditoria, oltre a diverse società per azioni. Nel corso delle indagini sono state eseguite varie perquisizioni nelle sedi delle dieci agenzie private coinvolte e nelle abitazioni di alcuni sodali, rinvenendo e sequestrando numerosi dispositivi informatici e documentazione utile alla ricostruzione delle illecite condotte. Tra i documenti sequestrati, anche un vero e proprio “listino prezzi” che riportava generalità e codici fiscali di ignari soggetti, il tipo di accertamento richiesto – quali informazioni e precedenti di polizia, cedolini pensione, Eco, veicoli, reddituali – e il costo di ogni singolo accertamento esedguito da chi materialmente accedeva alle banche dati. A titolo esemplificativo, per un accertamento in banca dati Ssi i pubblici ufficiali corrotti ricevevano 25 euro, mentre per accertamenti Inps il costo variava dai 6 agli 11 euro, a seconda della tipologia di documento richiesto. Contestualmente alla esecuzione delle misure personali, sono stati eseguiti a carico di alcuni degli indagati sequestri per un valore di circa 1,3 milioni di euro.
