La principessa Kate Middleton è arrivata stamani a Reggio Emilia in piazza Prampolini. Intorno alle 8.30, erano già presenti diversi seguaci della famiglia reale inglese, con bandiere, abbigliamento formale e i classici cappellini che tanto amava la regina Elisabetta. La principessa ha sfoggiato un tailleur azzurro, un chiaro omaggio all’Italia, Paese che ama e conosce per averci trascorso tre anni da studentessa. Stavolta ha scelto Reggio Emilia, città celebre nel mondo per i suoi asili modello. La visita della principessa del Galles per la sua Royal Foundation for Early Childhood, infatti, è dedicata ad approfondire il “Reggio Approach”, ossia il metodo sviluppato dal dopoguerra per l’educazione dell’infanzia. Il Centro internazionale Loris Malaguzzi è la “base” della Fondazione Reggio Children e la casa del “Reggio Approach”. Poi farà tappa in una scuola e dormirà nelle colline reggiane. Giovedì visiterà un’altra scuola e una realtà afferente al mondo educativo reggiano, per poi spostarsi nelle colline parmensi per pranzo. Quindi rientrerà nel Regno Unito.

La principessa del Galles è arrivata in una piazza in trepidante attesa davanti al Duomo. Ad attenderla tanti ammiratori, bandiere inglesi, le autorità di Reggio Emilia e decine di membri dell’ambasciata inglese e della stampa estera. Arrivata in piazza nel cuore di Reggio Emilia, Kate Middleton ha incontrato e abbracciato una ragazza disabile di nome Elizabeth Spencer, 24 anni, nata a Londra ma residente a Berlino e venuta apposta dalla Germania per vederla. “Le ho scritto una lettera e gliel’ho consegnata oggi. È un sogno che si avvera”, ha raccontato la ragazza. La principessa ha poi visitato il centro internazionale Loris Malaguzzi. “I’m very excited”, ha detto per poi immergersi nel mondo Reggio Children. “Non appena è entrata – raccontano – ha detto di essere contenta di essere qua e di conoscere il mondo Reggio Children, facendo domande. In particolare su come funzionano i gruppi di studio internazionali e come i genitori partecipano alla vita delle scuole”.

Quello a Reggio Emilia è il primo viaggio di Kate Middleton dopo la malattia. I portavoce di Kensington Palace, nel briefing con la stampa alla vigilia della visita, hanno glissato sulle domande relative alle sue condizioni di salute, limitandosi a far trasparire che la principessa del Galles desidera trovare un equilibrio tra vita pubblica e privata e che negli ultimi mesi è tornata sulla scena pubblica dopo un percorso di recupero. Quello che invece lo staff della principessa ha tenuto a sottolineare è la volontà di Kate di impegnarsi per l’educazione della prima infanzia. “Con questa sua prima visita in Italia – hanno detto un portavoce di Kensington Palace e Christian Guy, executive director centre for Early Childhood della Royal Foundation – la principessa ha la volontà di inaugurare una serie di visite internazionali regolari perché desidera portare avanti una missione globale incentrata sulla prima infanzia. “L’obiettivo – hanno aggiunto i portavoce – è quello di esplorare diversi modelli educativi, partendo da quello più importante, per creare un’alleanza e una collaborazione mondiale per rafforzare la sua fondazione”. “La principessa – ha precisato Kensington Palace – ha espresso il desiderio di vedere dal vivo e toccare con mano il Reggio Approach per poi riportare il know-how in Gran Bretagna”.

Erbazzone, torta di riso, succhi di frutta e acqua profumata: è il buffet tutto emiliano preparato al Centro internazionale Loris Malaguzzi per accogliere la principessa del Galles. Un rinfresco semplice ma curato nei dettagli, pensato per raccontare il territorio attraverso i suoi sapori più tradizionali.

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Il presidente della Regione Emilia, Michele De Pascale, ha scritto: “La visita di Kate Middleton a Reggio Emilia rappresenta un importante riconoscimento internazionale per il Reggio Emilia Approach, un approccio diventato un punto di riferimento globale per educatori, insegnanti e famiglie, che ha reso Reggio Emilia un riferimento globale nel campo dell’educazione.
Un motivo di orgoglio per tutta la nostra regione, che continua a distinguersi nel mondo anche attraverso la qualità della scuola pubblica, dei servizi educativi e di una visione che mette al centro i diritti e il futuro dei bambini“.

Sul sistema di servizi per l’infanzia di Reggio Emilia anche il consigliere regionale del Veneto, Carlo Cunegato, di Alleanza Verdi Sinistra, ha pubblicato una nota che ricorda quanto di buono ed efficiente il Partito Comunista abbia saputo fare in Emilia Romagna.

Quanto brava è Kate Middleton, la regina inglese, che ha avuto il merito di sposare il figlio del Re, tutta vista a puntino, perfetta, che visita gli asili nido di Reggio Emilia? Tra un tortellino, un agriturismo, dei fiorellini, un sorriso perenne, Kate afferma: “vorrei che tutti gli asili fossero così”. Oggi la comunicazione serve proprio a questo: svilire, equiparare tutto, togliere ogni carica rivoluzionaria e dirompente ai progetti che mettono in discussione lo status quo. Tutto deve diventare decaffeinato, il capitalismo digerisce tutto, anche ciò che lo critica.
Quando nasce il cosiddetto Reggio Approach? Negli anni Sessanta grazie al sindaco comunista Renzo Bonazzi. Il sindaco collabora con il pedagogista Loris Malaguzzi per ripensare radicalmente il sistema dell’infanzia, che doveva passare da una logica assistenzialista ad un percorso di crescita. Nel 1963 il Comune inaugurò la prima scuola dell’infanzia comunale, la Scuola Robinson, seguita nel 1964 dalla Scuola Anna Frank. Oggi, grazie a quelle amministrazioni comuniste visionarie e competenti, Reggio Emilia è riconosciuta come un’eccellenza mondiale per i suoi servizi all’infanzia. La città vanta un tasso di copertura dei nidi e delle scuole d’infanzia che supera l’82% dei bambini residenti, con un’offerta a gestione quasi all’80% pubblica. Per capirci nel Veneto leghista e prima bianco siamo ad una copertura del 33%, con solo il 14% nel pubblico. Un abisso.
L’idea di fondo è che la scuola sia un potentissimo strumento di emancipazione, che deve consentire al figlio del povero di non essere più povero. Nelle tre Regioni che furono guidate dal Partito Comunista, Umbria, Emilia Romagna e Toscana ancora oggi ci sono più posti negli asilo nido che nel resto del paese.
Invece che pensare ai fiorellini della Kate, e ai suoi vestiti impeccabili dovremmo porci una domanda più significativa: perché negli anni Sessanta e Settanta abbiamo costruito, con esperienze come quella di Reggio Emilia, o quella di Don Milani, una scuola che ha saputo essere un ascensore sociale, una scuola democratica che riusciva a dare opportunità anche ai figli dei poveri, invece oggi la scuola è diventata un tapis roulant sociale? Perché la scuola di quegli anni rimuoveva le diseguaglianze di partenza e oggi si limita a fotografarle? Forse perché abbiamo smesso di credere che valga la pena lottare contro la diseguaglianza, promuovere opportunità per tutti, abbiamo smesso di credere nel valore potentissimo della scuola pubblica e democratica”.

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