In un post pubblicato su Facebook, Ben-Gvir, il ministro israeliano di estrema destra, attacca il giovanissimo calciatore del Barcellona, Lamine Yamal che durante i festeggiamenti per il 29esimo scudetto aveva sventolato dal pullman la bandiera palestinese. “Qualcuno deve spiegare al calciatore Yamal che sta sventolando la bandiera di un’entità che non è mai esistita”, sostenendo poi che dietro quel simbolo ci sarebbero “fiumi di sangue, terrorismo e assassini di ebrei”. Quindi l’affondo: “Chi sceglie di identificarsi con la bandiera del terrorismo non si stupisca se gli israeliani lo disprezzano”.
Fin da subito, la scena del baby talento spagnolo impegnato in un atto politico ha valicato i confini del calcio. Una volta presa in mano la bandiera, che gli era stata passata da un tifoso, Yamal l’ha sventolata più volte sul bus scoperto della squadra, ripreso da telefonini e telecamera. L’allenatore blaugrana Hansi Flick ha detto che episodi del genere “di solito” non gli piacciono, ma ha anche chiarito, riferendosi al giocatore, che “è una sua scelta” e che, a 18 anni, può essere considerato “un adulto”.
La presa di posizione del ministro di Netanyahu ha avuto molti commenti sui social, molti dei quali in difesa del calciatore e della Palestina, da sempre oggetto di una furiosa compagna di stampo razzista da parte di Gvir. Su Facebook, il giornalista Lorenzo Tosa, scrive che “il ministro della Sicurezza nazionale e criminale di guerra Itamar Ben-Gvir ha lanciato un attacco inaudito nei confronti del campione del Barcellona Lamine Yamal, “reo” di aver osato sventolare la bandiera della Palestina sul pullman durante i festeggiamenti per la Liga (…) Ben Gvir è arrivato addirittura a dichiarare che Yamal si identifica col terrorismo. Essere attaccati da un personaggio del genere, uno che festeggia il compleanno con un cappio sulla torta, è una medaglia che Lamine Yamal può appuntarsi al petto ed esibire con orgoglio per tutta la vita. E vale almeno dieci campionati spagnoli e qualche Champions. Si può dire tutto di Lamine Yamal, ma ha avuto un coraggio e una umanità che io non ho mai visto in nessuno dei tanti campioni ultra-celebrati e molto meno criticati di lui. E queste parole miserabili di Ben Gvir sono l’ultima e definitiva conferma”.
Tra i commenti da segnalare anche quello di Silvano Galanti: “Ogni persona per bene porta la bandiera palestinese nel cuore. Quando un ragazzo di appena 18 anni, il calciatore più forte del mondo, solleva questa bandiera con orgoglio, dimostra una grandezza morale che va ben oltre lo sport. Mentre altri alla sua età si perdono nei mondi virtuali, lui mostra empatia di fronte alla tragedia di decine di migliaia di bambini. Criticarlo è un segno di miseria morale: chi pretende che un giovane resti in silenzio davanti a una simile sofferenza non cerca modelli, ma macchine senza anima. Il suo coraggio nell’usare la fama come megafono per l’umanità è un esempio luminoso per tutta la sua generazione”.
