Da “aboliremo la legge Fornero” gridato quattro anni fa dal vicepremier leghista Matteo Salvini, siamo arrivati a un altro aumento dell’età per andare in pensione – di vecchiaia e anticipata – con le inevitabili e onerose ripercussioni sulla cifra, ovviamente decurtata, che il neopensionato intascherà ogni mese. Le nuove proiezioni della Ragioneria: per la pensione anticipata serviranno 43 anni e 4 mesi di contributi agli uomini e 42 anni e 4 mesi alle donne. Aumenta anche l’età per le pensione di vecchiaia. Ma i dati Istat sulla speranza di vita potrebbero spingere ancora più in alto i requisiti.
PENSIONE DI VECCHIAIA. Si allontana ancora l’età: nel 2029 si andrà in pensione a 67 anni e 6 mesi, mentre nel 2031 si dovranno aspettare i 67 anni e 8 mesi: è quanto l’effetto dell’aspettativa di vita che si allunga per gli italiani che determina e allunga i nuovi limiti anagrafici per andare in pensione. La pensione di vecchiaia è la prestazione che si ottiene al raggiungimento di una determinata età anagrafica, accompagnata da un minimo di anni di contributi versati. Le proiezioni della Rgs riguardano proprio l’innalzamento graduale di questa età, in coerenza con l’evoluzione attesa della speranza di vita.
Questi valori servono a dare un quadro di medio-lungo periodo sulla sostenibilità del sistema previdenziale italiano, evidenziando come la combinazione di età anagrafica e anzianità contributiva tenda a spostarsi in avanti negli anni.
Per le donne, in entrambi i casi (pensione di vecchiaia e pensione anticipata), è previsto un anno in meno rispetto ai valori indicati.
Per i lavoratori, questi numeri offrono una bussola per la pianificazione previdenziale personale: chi oggi è lontano dall’età di pensionamento deve considerare che, secondo le stime attuali, nel prossimo decennio serviranno età e carriere contributive più lunghe sia per la pensione di vecchiaia, sia per quella anticipata. Le proiezioni della Ragioneria generale dello Stato non sono semplici dati tecnici: rappresentano un riferimento per valutare l’evoluzione futura della spesa pensionistica e il suo impatto sui conti pubblici. Un aumento graduale dei requisiti anagrafici e contributivi contribuisce infatti a contenere il peso delle pensioni sul bilancio dello Stato.






