Al 52esimo minuto di Benfica-Real Madrid, l’arbitro Letexier ha messo le braccia a forma di X (nella foto GqItalia) e ha sospeso la partita. A molti sarà sembrata una cosa strana, ma il direttore di gara ha utilizzato il gesto convenzionale previsto dal protocollo antirazzismo della UEFA e lo ha applicato per la prima volta in una gara di Champions League.
Per capire la situazione serve però tornare indietro di qualche minuto, al 50′ quando il brasiliano Vinicius con un destro a giro aveva portato in vantaggio il Real Madrid, andando poi a esultare davanti alla bandierina, gesto giudicato provocatorio dalla tifoseria avversaria, con tanto di lancio di oggetti. Rientrando verso il centrocampo, Vinicius è stato affrontato dall’argentino Prestianni del Benfica, che gli ha detto qualcosa. Subito dopo, il giocatore del Real con la mano davanti alla bocca lo ha riferito all’arbitro (nel dopo gara ha raccontato che l’avversario gli avrebbe dato della «scimmia»), che ha messo le mani a X sospendendo la gara per otto minuti (la partita è poi ripresa e proseguita fino alla fine, ma la UEFA ha aperto un’inchiesta).
Questa nuova regola è stata approvata durante il Congresso FIFA di Bangkok il 17 maggio 2024, ed è stata introdotta a partire dal Mondiale femminile Under 20 in Colombia. Il gesto delle braccia incrociate all’altezza dei polsi a formare una X è diventato così un simbolo universale e riconoscibile per segnalare episodi di razzismo («No racism gesture»), con i giocatori stessi che possono farlo presente direttamente e in modo chiaro, dando all’arbitro l’autorità di intervenire e fermare il match.
INTER-JUVE / Bastoni si scusa per la simulazione e l’esultanza

E alla fine Alessandro Bastoni va in conferenza stampa e si pente della simulazione, con eccessiva esultanza, in Inter-Juventus che è costata l’espulsione di Kalulu. “L’essere umano deve avere il diritto di sbagliare ma anche il dovere di riconoscerlo. Quindi sono qui per questo. Dal punto di vista personale la vicenda non mi ha segnato, sono esposto e abituato alla gogna mediatica come l’ha definita giustamente il presidente. Ma sono capace di gestire. Mi dispiace per mia moglie e mia figlia, si è ritrovata auguri di malattia o minacce di morte che non stanno né in cielo né in terra. Come mi dispiace per l’arbitro La Penna. Per persone meno abituate a stare così esposte”.
Poco prima, ai microfoni di Sky, era stato ancora più chiaro: “Ho voluto essere qui perché si è parlato molto più di quanto immaginassi. Ho aspettato qualche giorno per rivedere quello che è successo, per capire le differenze rispetto al live. Ho sentito un contatto al braccio, che rivedendo ho assolutamente accentuato. Sono qui per prendermi le responsabilità. Ma anche per l’atteggiamento successivo. Sarò sempre lo stesso Bastoni, in più di 300 partite sono stato coinvolto in un episodio simile solo sabato. Ho imparato a gestire tutto, sarà il solito Bastoni”.
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Ma se Bastoni passa in un attimo da colpevole alla gogna a pentito in aria di beatificazione, Christian Chivu sta compiendo il percorso inverso. Le dichiarazioni del tecnico dell’Inter dopo l’evidente simulazione del suo giocatore erano state spiazzanti (“Kalulu quella mano non la può mettere” o giù di lì), e ora non vuole fare retromarcia. “Hanno parlato in troppi – dice – Ho detto la mia dopo la partita, mantengo quello che ho detto perché mi sembra che quello che ho visto è anche la realtà. Poi se la dobbiamo girare nel modo che ci pare e come piace a noi, allora è diverso. Non ho niente da dire, né da aggiungere, non ho tempo di guardare dietro, a tre giorni fa”.
“Spalletti? Non rispondo ad altri, ma dico la mia. A me non interessa su quello che si dice al momento, dove c’è frustrazione che non si è in grado di gestire. Bisogna accettare le critiche e che la squadra in testa è sempre la più odiata e criticata. Il calcio è sempre stato questo. Ci sono episodi a favore o contro, ma bisogna smetterla di lamentarsi e fare i moralisti. Sono cose che accadono tutte le domeniche, fin da quando Maradona ha segnato con la mano e nessuno lo ha criticato”. (A leggere le cronache sui giornali e sulle tv inglesi dell’epoca e le reazioni dei tifosi non sembra proprio che il gol della Mano de Dios – nella foto -all’Inghilterra, Mondiali 1986, sia passato inosservato, ndr).
“Anche noi – ha aggiunto il tecnico dell’Inter – abbiamo subito un torto a Napoli, e lo dico per la prima volta, e nessuno si è offeso, nessuno ha avuto questa risposta, questa critica che c’è stata per quanto riguarda quello che è successo sabato sera”.
Perché si simula solo nel calcio? “Rispondo così: perché il calcio è così amato? Ci piace o no? Ci piace parlarne, ci piace fare polemica? Non posso rispondere. Nonostante tutto, il calcio è lo sport più amato nel mondo. Quando troveremo la risposta, non faremo finta di fronte a tante cose che vediamo ma che facciamo finta di non vedere. Se si fossero presi provvedimenti seri tempo fa, forse ora non parleremmo di questo”.

