La guerra ha fatto la prima vittima tra le nazionali che disputeranno il Mondiale negli Stati Uniti, in Messico e Canada: è l’Iran. La nazionale, già qualificata per la fase finale, rinuncia a prendere parte alla Coppa del Mondo. Al suo posto, entrerebbe una nazione del raggruppamento asiatico. Chi, lo dovrà stabilire la Fifa.
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LA COPPA DEL MONDO SECONDO TRUMP E INFANTINO
Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, racconta allo spagnolo As la sua visione per la competizione che si disputerà tra giugno e luglio in America, Canada e Messico. “Sarà una festa”, spiega, ma senza citare il suo discutibile rapporto con Donald Trump, al quale, fatto mai avvenuto in precedenza, ha consegnanto, in un eccesso di servilismo, il Premio Fifa per la Pace.
“La Coppa del Mondo sarà fantastica, fenomenale. C’è un’eccitazione senza precedenti negli Stati Uniti, in Messico e in Canada”, dice Infantino, che nel colloquio non cita né il suo rapporto continuo con il presidente Donald Trump, né le nubi generate dalla guerra in Iran, e neanche le critiche per l’eccessivo costo dei biglietti.
“In quattro settimane, abbiamo ricevuto oltre 500 milioni di richieste di biglietti: è incredibile. Abbiamo quasi sette milioni di biglietti, ma 500 milioni è una cifra mai vista prima nella storia della Fifa o di qualsiasi altra istituzione. Settantasette delle 104 partite hanno ricevuto oltre un milione di richieste di biglietti, e le restanti si aggirano intorno a quella cifra. Stiamo tenendo da parte alcuni biglietti per la parte finale del torneo e per gli ultimi giorni. Tutti gli stadi saranno pieni; sarà una festa totale. Quando si diceva che il calcio non fosse molto apprezzato negli Stati Uniti, le cose sono cambiate”.
La convinzione del numero 1 della Fifa è che “sarà un enorme successo”. “Sarà la prima Coppa del Mondo con 48 squadre, 104 partite, 16 città, tre nazioni”. “Stiamo affrontando qualcosa di enorme. È più di un torneo, più di una competizione sportiva; è un evento sociale che il mondo si fermerà ad ammirare”, conclude.
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RAZZISMO NEL CALCIO. Al 52esimo minuto di Benfica-Real Madrid, l’arbitro Letexier ha messo le braccia a forma di X e ha sospeso la partita. A molti sarà sembrata una cosa strana, ma il direttore di gara ha utilizzato il gesto convenzionale previsto dal protocollo antirazzismo della UEFA e lo ha applicato per la prima volta in una gara di Champions League.
Per capire la situazione serve però tornare indietro di qualche minuto, al 50′ quando il brasiliano Vinicius con un destro a giro aveva portato in vantaggio il Real Madrid, andando poi a esultare davanti alla bandierina, gesto giudicato provocatorio dalla tifoseria avversaria, con tanto di lancio di oggetti. Rientrando verso il centrocampo, Vinicius è stato affrontato dall’argentino Prestianni del Benfica, che gli ha detto qualcosa. Subito dopo, il giocatore del Real con la mano davanti alla bocca lo ha riferito all’arbitro (nel dopo gara ha raccontato che l’avversario gli avrebbe dato della «scimmia»), che ha messo le mani a X sospendendo la gara per otto minuti (la partita è poi ripresa e proseguita fino alla fine, ma la UEFA ha aperto un’inchiesta).
Questa nuova regola è stata approvata durante il Congresso FIFA di Bangkok il 17 maggio 2024, ed è stata introdotta a partire dal Mondiale femminile Under 20 in Colombia. Il gesto delle braccia incrociate all’altezza dei polsi a formare una X è diventato così un simbolo universale e riconoscibile per segnalare episodi di razzismo («No racism gesture»), con i giocatori stessi che possono farlo presente direttamente e in modo chiaro, dando all’arbitro l’autorità di intervenire e fermare il match.
INTER-JUVE / Bastoni si scusa per la simulazione e l’esultanza

E alla fine Alessandro Bastoni va in conferenza stampa e si pente della simulazione, con eccessiva esultanza, in Inter-Juventus che è costata l’espulsione di Kalulu. “L’essere umano deve avere il diritto di sbagliare ma anche il dovere di riconoscerlo. Quindi sono qui per questo. Dal punto di vista personale la vicenda non mi ha segnato, sono esposto e abituato alla gogna mediatica come l’ha definita giustamente il presidente. Ma sono capace di gestire. Mi dispiace per mia moglie e mia figlia, si è ritrovata auguri di malattia o minacce di morte che non stanno né in cielo né in terra. Come mi dispiace per l’arbitro La Penna. Per persone meno abituate a stare così esposte”.
Poco prima, ai microfoni di Sky, era stato ancora più chiaro: “Ho voluto essere qui perché si è parlato molto più di quanto immaginassi. Ho aspettato qualche giorno per rivedere quello che è successo, per capire le differenze rispetto al live. Ho sentito un contatto al braccio, che rivedendo ho assolutamente accentuato. Sono qui per prendermi le responsabilità. Ma anche per l’atteggiamento successivo. Sarò sempre lo stesso Bastoni, in più di 300 partite sono stato coinvolto in un episodio simile solo sabato. Ho imparato a gestire tutto, sarà il solito Bastoni”.
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Ma se Bastoni passa in un attimo da colpevole alla gogna a pentito in aria di beatificazione, Christian Chivu sta compiendo il percorso inverso. Le dichiarazioni del tecnico dell’Inter dopo l’evidente simulazione del suo giocatore erano state spiazzanti (“Kalulu quella mano non la può mettere” o giù di lì), e ora non vuole fare retromarcia. “Hanno parlato in troppi – dice – Ho detto la mia dopo la partita, mantengo quello che ho detto perché mi sembra che quello che ho visto è anche la realtà. Poi se la dobbiamo girare nel modo che ci pare e come piace a noi, allora è diverso. Non ho niente da dire, né da aggiungere, non ho tempo di guardare dietro, a tre giorni fa”.
“Spalletti? Non rispondo ad altri, ma dico la mia. A me non interessa su quello che si dice al momento, dove c’è frustrazione che non si è in grado di gestire. Bisogna accettare le critiche e che la squadra in testa è sempre la più odiata e criticata. Il calcio è sempre stato questo. Ci sono episodi a favore o contro, ma bisogna smetterla di lamentarsi e fare i moralisti. Sono cose che accadono tutte le domeniche, fin da quando Maradona ha segnato con la mano e nessuno lo ha criticato”. (A leggere le cronache sui giornali e sulle tv inglesi dell’epoca e le reazioni dei tifosi non sembra proprio che il gol della Mano de Dios – nella foto -all’Inghilterra, Mondiali 1986, sia passato inosservato, ndr).
“Anche noi – ha aggiunto il tecnico dell’Inter – abbiamo subito un torto a Napoli, e lo dico per la prima volta, e nessuno si è offeso, nessuno ha avuto questa risposta, questa critica che c’è stata per quanto riguarda quello che è successo sabato sera”.
Perché si simula solo nel calcio? “Rispondo così: perché il calcio è così amato? Ci piace o no? Ci piace parlarne, ci piace fare polemica? Non posso rispondere. Nonostante tutto, il calcio è lo sport più amato nel mondo. Quando troveremo la risposta, non faremo finta di fronte a tante cose che vediamo ma che facciamo finta di non vedere. Se si fossero presi provvedimenti seri tempo fa, forse ora non parleremmo di questo”.

