Negli ultimissimi giorni la situazione lungo il bacino del Po — e in particolare nel Ferrarese — è passata a un livello di “severità idrica alta”, tornando a livelli drammatici.  Il crollo della portata a Pontelagoscuro ha toccato valori da record negativo: a inizio agosto la portata del Po sempre a Pontelagoscuro è di 200-246 metri cubici al secondo  è crollata  ben al di sotto della soglia minima critica (450 metri cubici), a quasi un terzo rispetto ai valori storici dello stesso periodo. Il paesaggio è stato stravolto. Il fiume è ridotto a un “canalone”, mettendo del tutto in secca e a vista d’occhio il letto di sabbia, fango e relitti, bloccando del tutto la navigazione e i posti barca locali.

Preoccupa l’avanzata del mare e la chiusura delle prese. Con il fiume privo di una forza di spinta, l’acqua salata dell’Adriatico è risalita fino a 30 chilometri nell’entroterra nei rami del Delta. La conseguenza è lo stop all’Irrigazione: Nei territori del Delta (come Porto Tolle e le aree di confine con il Ferrarese e il Polesine), il Consorzio di Bonifica è stato costretto a chiudere diverse derivazioni irrigue per evitare che l’acqua marina entrasse nei canali e distruggesse i raccolti.

Le cause strutturali e climatiche

L’emergenza di questi giorni arriva da lontano. E’ stata generata dalla combinazione di diversi fattori idrometeorologici sfavorevoli. Precipitazioni anomale. Mesi consecutivi di deficit pluviometrico sull’intero bacino padano. Mancanza di neve sulle Alpi con la scarsa copertura nevosa invernali ha eliminato la riserva naturale che di n orma alimenta il fiume tramite la fusione primaverile ed estiva.

Temperature record: l’ondata di calore ha prolungato l’evapotraspirazione del suolo e aumentato la domanda idrica agricola. L’impatto sul Corso del Fiume a Ferrara è crollato ben al di sotto della soglia critica d’emergenza. Il livello dell’acqua è sceso di diversi metri sotto lo zero idrometrico, facendo affiorare isolotti di sabbia, vegetazione sommersa e vecchi relitti.

Nel tratto terminale e nel Delta, la drastica riduzione della spinta dell’acqua dolce ha innescato problemi specifici e devastanti: senza la pressione del fiume a contrastare il mare, l’acqua salata dell’Adriatico è risalita lungo i rami del Delta (Po di Goro, Po di Volano, Po di Scirocco) fino a oltre 30–40 km nell’entroterra. I Consorzi di Bonifica (in primis il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara) hanno dovuto sospendere i prelievi dai canali, poiché l’acqua salata brucia le colture (mais, riso, ortive). L’elevata salinità ha minacciato le prese degli acquedotti civili, rendendo necessari desalinizzatori temporanei e miscelazioni di emergenza. Preoccupante anche l’impatto sull’Ecosistema e le Sacche. L’alterazione del bilancio idrico e della salinità ha colpito duramente le lagune e le sacche (come la Sacca di Goro), provocando sofferenza per l’ecosistema del parco del Delta e ingenti perdite per la molluschicoltura (allevamento di vongole e cozze).

La conferenza stampa del Verde Angelo Bonelli

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