di Daniele Di Bartolomei *

Comincia martedì a Oakland, in California, il processo federale intentato da California, Colorado, Kentucky e New Jersey contro Meta, accusata di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori, di aver ingannato il pubblico sui rischi e raccolto illegalmente dati di bambini sotto i 13 anni. I quattro Stati chiedono sanzioni fino a 1.400 trilioni di dollari e modifiche ai prodotti in base alle leggi a tutela dei consumatori che, a loro dire, Meta Platforms, la società madre di Facebook e Instagram, avrebbe violato. Le autorità affermano inoltre che l’azienda abbia violato il Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA) raccogliendo indiscriminatamente dati sui minori.

“Nella nostra denuncia, e siamo pronti a dimostrarlo in tribunale, sosteniamo che stiano ingannando i consumatori sui pericoli di Facebook e Instagram”, ha dichiarato il procuratore generale del New Jersey, Jennifer Davenport. “Stanno anteponendo i profitti alla salute di una generazione di giovani.” Questa causa rappresenta un indicatore chiave in quello che viene definito contenzioso multidistrettuale, i quanto riunisce migliaia di cause simili per creare uniformità ed evitare la duplicazione di attività come la raccolta delle prove. Uno dei punti centrali della denuncia è che Meta ha progettato e implementato funzionalità per catturare l’attenzione dei giovani utenti e prolungare il loro tempo sui social media, tra cui il pulsante “Mi piace”, la funzione di scorrimento infinito e gli algoritmi di raccomandazione che “incoraggiano l’uso compulsivo”. L’azienda avrebbe tratto profitto da tali attività, perché guadagna con la pubblicità. Più a lungo i ragazzi rimangono sui siti di Meta, più efficacemente la pubblicità può essere indirizzata, e più denaro entra nelle casse della società.

La causa sostiene inoltre che Meta abbia privilegiato il coinvolgimento degli utenti rispetto alla sicurezza dei giovani, creando prodotti che interferivano con la loro istruzione e il loro sonno e che, nel caso dei filtri visivi, erano noti per favorire disturbi alimentari e dismorfismo corporeo. Ciò è accaduto, affermano gli stati, nonostante le dichiarazioni pubbliche di Meta secondo cui le sue piattaforme erano state progettate per supportare il benessere dei giovani utenti.Le autorità statali affermano che l’azienda era a conoscenza della presenza di minori di 13 anni su Instagram e Facebook, e che avrebbe raccolto informazioni personali su di loro senza il consenso dei genitori, in violazione del COPPA (Children’s Online Privacy Protection Act).

La replica di Meta

In risposta alle accuse, la società ha comunicato: “I procuratori generali non offrono alcuna prova che qualcuno nei loro Stati sia stato tratto in inganno, affermano che funzionalità innocue come avere un account Instagram aggiuntivo abbiano in qualche modo danneggiato i loro residenti e tentano di penalizzare Meta per problematiche comuni a tutto il settore, come la verifica dell’età. Confermiamo il nostro impegno nel creare solide protezioni per gli adolescenti e non vediamo l’ora di presentare le nostre argomentazioni in tribunale”.

Meta ha già perso due cause nei tribunali statali quest’anno per accuse simili a quelle mosse nella causa federale. A marzo, una giuria di Los Angeles ha stabilito che l’azienda e Google erano responsabili della depressione e dell’ansia di una giovane donna che aveva fatto un uso compulsivo dei social media fin da bambina, condannandole a pagare 6 milioni di dollari di risarcimento. Separatamente, un giudice del New Mexico ha ordinato a Meta di pagare 567 milioni di dollari e di implementare nuove misure di sicurezza dopo che una giuria ha stabilito che la società non era riuscita a proteggere i giovani utenti dallo sfruttamento sessuale minorile sulle sue piattaforme.

*The Voice of New York

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