L’ORO DELLA MONGOLIA

A leggere i resoconti della sfilata degli atleti nella cerimonia inaugurale dell’Olimpiade di Milano-Cortina si assiste a un’esagerata esaltazione dei grandi marchi della moda, in Italia lo scomparso Giorgio Armani. Non sono estranee agli articoli elogiativi le inserzioni pubblicitarie che hanno un peso considerevole nel bilancio di un giornale, di una rivista di settore o di una tv.

C’è da dire, comunque, che la sfilata degli atleti del team Italia ha deluso non poco. La divisa degli atleti portava la firma di un mito della moda, Giorgio Armani, che non ci ha lasciato creazioni all’altezza del suo nome e del suo genio. Ci conforta il fatto che la divisa indossata, ma non ammirata, per la sfilata in mondovisione faccia fa parte di un kit non tutto riconducibile alla divisa vista a San Siro. Le divise delle specialità alpine, ad esempio, sono belle, all’altezza della fama dell’Italia nel  mondo. E ieri sera si poteva fare meglio. 

Invece si è,scelto di sfilare davanti alle tv di ogni dove con un abbigliamento tutto sommato modesto, che addosso a un nostro o nostra conoscenza avremmo definito senza mezzi termini “brutto”. Sebbene apprezzato dai vari e non disinteressati cronisti e croniste della moda, la divisa di “lana grigio mélange idrorepellente” non ha suscitato ammirazione nel pubblico televisivo e, siamo certi, anche tra gli spettatori di San Siro. Paesi con minore tradizione del nostro hanno sfilato con divise belle, originali, allegre, colorate, in sintonia con l’Olimpiade della neve. Stupendo, ad esempio, l’abbigliamento artigianale ed etico della Mongolia, diventato in poche ore un fenomeno del web con entusiastiche reazioni sui social.  L’Italia, invece, non pervenuta. 

LO STILE DELLA MONGOLIA CONQUISTA IL WEB (guarda)

Milano-Cortina ha già un vincitore morale sui social e nella capitale internazionale della moda e del Made in Italy: il Team Mongolia, al quale assegnare fin d’ora una medaglia d’oro. La divisa disegnata dal brand Goyol Cashmere è un capolavoro di artigianato che ha già fatto impazzire il web.

Ispirata a Gengis Khan e agli abiti indossati nell’Impero Mongolo tra il XIII e il XV secolo, la collezione reinterpreta la tradizione con un lusso contemporaneo: cashmere pregiato (fibra simbolo della resistenza dei nomadi agli “eterni inverni”), seta, colli alti e ricami dorati che lasciano senza fiato. Il video di presentazione è già culto: “What we carried through the winter, we carry to the world” (“Ciò che abbiamo portato attraverso l’inverno, lo portiamo al mondo”). Non è solo una divisa, è un manifesto di orgoglio e sopravvivenza culturale.

Interessante la storia di questa casa di moda: fondata nel 2005 da Ariunaa Byambakhuu nella sua piccola casa di Ulan Bator con solo due macchine da maglieria. Nel corso degli anni, l’azienda é cresciuta, espandendosi dalle sue umili origini fino a diventare un fornitore affidabile di capi in cashmere sostenibili e di lusso per i mercati locali e internazionali. A Milano, ieri sera, ha avuto la consacrazione di grande marchio della moda.

La parola “”Goyol”” significa “”ornamento”” o “”decorazione”” in mongolo, riflettendo l’amore della signora Byambakhuu per la bellezza e l’artigianato. Con la visione di creare abbigliamento in cashmere finemente lavorato e sostenibile,  Goyol  si distingue come un esempio brillante di imprenditoria etica, guidata con orgoglio da una fondatrice donna.

 

I nostri atleti si son dovuti accontentare, invece, di un completo composto da “pantaloni e giacca bomber in twill di lana grigio mélange idrorepellente, dal taglio over. Il look è arricchito dai loghi EA7 e CONI, dai dettagli tricolore e dalla scritta “Italia” sul retro. Lo stesso abbigliamento sarà indossato sul podio per le premiazioni”. Ammettiamolo, una delusione. E sui social c’è chi ironizza parlando di una divisa simile a quella dei benzinai.

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