Dopo l’aggressione, Manna si sarebbe allontanato dal luogo del delitto per rientrare a casa e cambiarsi gli abiti, sporchi del sangue della vittima, prima di tornare dagli amici e cercare di attribuire la responsabilità dell’accaduto a una persona con problemi psichiatrici residente in città, nel tentativo di sviare l’attenzione degli inquirenti. Questo spiegherebbe il perché, subito dopo la diffusione della notizia del ritrovamento, alcune persone si sono radunate davanti all’abitazione di un giovane nordafricano, e si è rischiato il linciaggio. Il ragazzo fin da subito è risultato estraneo alla vicenda.
Sarebbe stato un rifiuto di Zoe a spingere Manna a uccidere. I due non avevano una relazione sentimentale e il giovane risulterebbe già legato a un’altra persona, circostanza che non gli avrebbe impedito di tentare un approccio anche con la vittima. Di fronte al rifiuto della ragazza, sarebbe scattata una reazione violenta culminata nell’aggressione mortale. Sul corpo della giovane percosse diffuse, lesioni nella zona del collo, tumefazioni al volto e ferite compatibili con un tentativo di difesa.
Zoe Trinchero è stata trovata senza vita in un corso d’acqua. Lavorava nel bar della stazione della città. Ieri sera, dopo avere salutato il titolare dell’esercizio commerciale, è andata a cena con un gruppo di amici a casa di uno di loro. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Zoe e Alex ci avrebbero trascorso la serata, per poi allontanarsi insieme. Poco dopo, lui avrebbe contattato gli stessi amici sostenendo che entrambi erano stati aggrediti da un uomo di origine nordafricana, noto in città per gravi problemi psichiatrici. La vittima viene descritta da amici e conoscenti “un peperino che studiava, lavorava e che si dava un gran da fare”. Sognava di fare la psicologa.
