L’Iran ha lanciato un massiccio attacco alla base dei militari italiani di stanza a Erbil, in Iraq, coinvolgendo la struttura di Camp Singara. Circa 400 uomini dell’Esercito hanno dovuto abbandonare i container per rifugiarsi nei bunker. Le esplosioni hanno centrato quattro edifici situati sul fronte opposto alla zona occupata dal contingente tricolore. Infatti, lo Stato Maggiore della Difesa ha subito diffuso rassicurazioni ufficiali confermando che «Nessuno è stato coinvolto» nei crolli. (Foto: esercitazione di soldati italiani a Erbil in Iraq)
I missili sono partiti direttamente dal territorio iraniano, ma alcune cariche sono decollate dalle postazioni delle milizie locali. Questi guerriglieri, fedeli a Teheran, operano nel nord dell’Iraq da quando lo Stato Islamico è stato sconfitto. Nonostante la vicinanza di Mossul, Erbil rappresenta un obiettivo simbolico fondamentale per la coalizione internazionale. Per questo motivo, la protezione della zona è affidata a sistemi di difesa elettronica costantemente attivi. Tuttavia, la violenza dell’offensiva notturna ha messo a dura prova le misure di sicurezza rafforzate già da diversi giorni. Mentre i radar ruotano incessantemente, le truppe rimangono in allerta massima all’interno delle strutture rinforzate.
Il contingente italiano opera a Erbil dal 2014 nell’ambito della missione “Prima Parthica”. Gli uomini dell’Esercito si occupano di addestrare i Peshmerga curdi per prevenire il ritorno del terrorismo. Erbil è una città moderna che ricorda Dubai, dove lo sviluppo economico è fiorito grazie alla stabilità garantita dai militari. Però, la serenità degli ultimi anni è stata bruscamente interrotta dai lanci di missili degli ayatollah. Quindi, le attività di formazione sono state sospese per dare priorità alla difesa passiva. Perciò, i 400 soldati trascorrono ora gran parte della giornata nei rifugi sicuri per evitare le schegge delle esplosioni esterne. L’offensiva iraniana non ha colpito solo l’Iraq, ma si è estesa ad altri punti nevralgici della regione. Le foto satellitari mostrano chiaramente la distruzione di diverse strutture logistiche all’interno del compound condiviso con gli americani. Anche se i container italiani sono rimasti intatti, la tensione resta altissima tra i ranghi. Inoltre, le milizie locali continuano a tessere trame per destabilizzare il governo di Baghdad. Per questo motivo, l’intelligence nazionale lavora a stretto contatto con gli alleati della Nato per prevedere le prossime mosse di Teheran.
LA 12ESIMA GIORNATA DI GUERRA
Il conflitto si è spostato soprattutto nello Stretto di Hormuz. Tre mercantili sono stati colpiti da proiettili di origine ignota nelle acque vicino allo snodo energetico, secondo l’agenzia britannica di sicurezza marittima UKMTO. Tre membri dell’equipaggio di una nave battente bandiera thailandese risultano ancora dispersi dopo l’attacco. Secondo fonti citate dalla CNN, l’Iran ha iniziato a posare mine nello Stretto nelle ultime ore, il che potrebbe rendere ancora più difficile qualsiasi tentativo di riaprire il canale. Il numero totale di navi colpite dall’inizio della guerra è salito a 14.
Il Pentagono ha comunicato che la Marina americana ha distrutto 16 imbarcazioni iraniane per la posa di mine inattive nei pressi dello Stretto. Trump ha detto di stare valutando opzioni per scortare le petroliere attraverso il canale, ma finora la Marina non ha scortato alcun mercantile.
Il figlio del presidente iraniano ha intanto dichiarato che il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei “è al sicuro”, dopo le voci che lo volevano ferito nei raid americano-israeliani. Khamenei non appare in pubblico né ha rilasciato dichiarazioni dirette dall’elezione di domenica. Una fonte aveva riferito a Reuters nei giorni scorsi che era rimasto lievemente ferito nell’attacco che ha ucciso il padre, la madre, la moglie e un figlio.
Il portavoce del comando militare iraniano Ebrahim Zolfaqari ha detto mercoledì che gli Stati Uniti dovrebbero “prepararsi al petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del greggio dipende dalla sicurezza regionale che voi avete destabilizzato.” L’Iran ha intensificato gli attacchi su tutta la regione. Il Qatar ha intercettato tre attacchi missilistici; l’Oman ha segnalato due tentativi di attacco con droni. In Bahrain quattro forti esplosioni sono state udite dopo l’attivazione delle sirene d’emergenza. Gli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato 26 droni martedì, anche se nove sono caduti sul territorio emiratino.
Uno dei più grandi impianti di raffinazione del mondo, il complesso di Ruwais negli Emirati, ha fermato le operazioni per precauzione dopo un attacco con droni. L’Iran ha anche minacciato di colpire banche che intrattengono rapporti con Stati Uniti o Israele, chiedendo alla popolazione mediorientale di tenersi a mille metri di distanza dagli istituti di credito. L’Arabia Saudita ha intercettato ondate di droni e missili balistici iraniani diretti verso la regione orientale del paese e verso la base aerea Prince Sultan. Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato con il ministro degli Esteri saudita per discutere il rafforzamento delle difese del regno.
Continua a crescere intanto il bilancio delle vittime in Libano. Almeno 570 persone sono state uccise dall’inizio dei raid israeliani la settimana scorsa, secondo l’Unità di gestione del rischio di catastrofi del paese. Solo nella giornata di mercoledì i morti sono stati almeno 21, incluse le vittime di un attacco israeliano su un palazzo residenziale nel centro di Beirut.
Israele ha emesso nuovi ordini di evacuazione forzata per il sud del paese e ha dichiarato di aver colpito posizioni della milizia filo-iraniana Hezbollah, che ha risposto con attacchi contro postazioni dell’esercito israeliano nel Libano meridionale. Quattro diplomatici iraniani sono stati uccisi in un raid israeliano a Beirut: Teheran ha portato il caso davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, definendo l’attacco un “attentato terroristico”.
Sul fronte interno USA, alcuni senatori democratici hanno chiesto audizioni pubbliche sugli obiettivi della guerra dopo briefing classificati che, a loro dire, non hanno chiarito né la strategia né la durata prevista del conflitto. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che gli Stati Uniti hanno colpito oltre 5.000 obiettivi in Iran, concentrandosi sui programmi missilistico e nucleare. Ha inoltre confermato che è in corso un’indagine militare su un raid che avrebbe ucciso circa 175 studentesse in una scuola femminile iraniana, dopo che prove fotografiche hanno suggerito che il missile fosse americano.
Le ultime stime riportano oltre 1.300 morti tra i civili iraniani dall’inizio dei raid il 28 febbraio, secondo l’ambasciatore iraniano all’ONU Amir Saeid Iravani. Almeno 570 i morti in Libano, 11 in Israele. Sette i soldati americani caduti; circa 140 i feriti, secondo i dati del Pentagono (secondo Reuters, invece, la stima è leggermente superiore: 150 trenta dei quali in gravi condizioni.
