In questi giorni a Roma, culla della cristianità, il discusso Peter Thiel, miliardario della Silicon Valley e fondatore di Palantir, tiene un ciclo di lezioni a porte chiuse su Anticristo, crisi dell’Occidente e rapporto tra democrazia e tecnologia. Le conferenze, organizzate da un circolo cattolico ultraconservatore, il Gioberti, hanno scatenato proteste e polemiche sulla sorveglianza e i rapporti con le istituzioni italiane.
Thiel da tempo ha identificato l’Anticristo dei tempi moderni nei personaggi e nelle istituzioni che a suo dire fingono di portare messaggi di pace e stabilità. Insomma, il diavolo di Thiel prende le forme della regolamentazione tecnologica, della governance globale e della lotta al cambiamento climatico, forme che fingerebbero di dare sicurezza ma che in realtà toglierebbero libertà ai cittadini. In altre parole, la tecnologia è l’unica strada contro l’Anticristo e l’Apocalisse, teorie che, in verità, affascinano gli animi semplici e facilmente influenzabili di tutto il mondo.
Chi sono coloro che bloccano il progresso? Bill Gates, certo, e anche l’attivista ambientale Greta Thunberg, per dirne un paio. Ma perché Roma? DI sicuro ha un peso la presenza nella capitale del primo Papa “americano”, definito “woke” da Thiel: Prevost, critico verso l’amministrazione Usa da quando è stato eletto, ha posto una grande attenzione verso i pericoli dell’Intelligenza Artificiale e ci si attende su questo una prossima enciclica.
Il punto più singolare delle conferenze resta però la dimensione religiosa e lo sciocchezzaio che si porta appresso. Thiel, che si definisce cristiano, intreccia nelle sue riflessioni filosofia politica e teologia citando autori come il pensatore russo Vladimir Solovyov e il suo racconto sull’Anticristo, oltre a riferimenti alla tradizione biblica e al pensiero di Papa Benedetto XVI. Nella sua interpretazione, la figura dell’Anticristo non sarebbe soltanto un simbolo religioso ma anche una metafora politica. Rappresenterebbe tutte quelle forze che, in nome della stabilità o della prudenza, finiscono per bloccare il progresso e impedire lo sviluppo tecnologico. Per questo, provocatoriamente, Thiel ha più volte associato alla figura dell’Anticristo chiunque tenti di rallentare l’innovazione, citando tra gli esempi l’eccesso di regolamentazione statale o alcune forme di ambientalismo radicale.
La presenza del miliardario americano nella capitale non è però passata inosservata. Davanti al ministero della Difesa, a Palazzo Baracchini, con sullo sfondo uno striscione con la scritta: “Peter Thiel out of Rome”, un gruppo di attivisti e attiviste del movimento No Kings Italia ha infatti organizzato un flash mob di protesta denunciando i rapporti tra il governo italiano e le aziende fondate da Thiel: “Un tecnoligarca con le mani sporche di sangue con cui il governo Meloni intrattiene rapporti di affari tramite il ministero della Difesa, tenendoli nascosti ai cittadini e allo stesso dibattito parlamentare”, hanno dichiarato durante l’iniziativa.
Al centro delle critiche c’è soprattutto Palantir Technologies, la società di analisi dei dati e Intelligenza Artificiale fondata da Thiel,diventata negli ultimi anni uno degli attori più influenti (e discussi) nel campo della sicurezza e dell’intelligence globale. I suoi software sono progettati per integrare e analizzare enormi quantità di informazioni provenienti da fonti diverse, collegando dati su persone, eventi, luoghi e transazioni per individuare relazioni, schemi e possibili minacce; strumenti utilizzati da forze armate, agenzie di sicurezza, polizie e governi in diversi Paesi, ma proprio per questo spesso criticati da organizzazioni civili e attivisti per i rischi legati alla sorveglianza di massa, alla gestione dei dati sensibili e al loro impiego in operazioni militari o di controllo dell’immigrazione.
Le polemiche sono cresciute anche in Italia dopo la notizia (pubblicata dal quotidiano Domani) di rapporti commerciali tra il ministero della Difesa e la società statunitense, legati in particolare al software Gotham, uno dei programmi più noti sviluppati da Palantir per l’analisi di grandi banche dati.
Attivisti e attiviste di “No Kings” hanno manifestato mostrando uno striscione: “Oggi siamo andati davanti al Ministero della Difesa per denunciare la presenza di Peter Thiel a Roma, le sue responsabilità e i rapporti opachi del nostro governo con Palantir – hanno detto – Thiel è venuto nella nostra città per propagandare la sua visione del mondo radicalmente antidemocratica e suprematista, mentre con la sua azienda Palantir è complice del genocidio a Gaza, della caccia ai migranti scatenata dall’ICE negli Usa e delle guerre che si stanno scatenando nel mondo. Un tecnoligarca con le mani sporche di sangue con cui il governo Meloni intrattiene rapporti di affari tramite il ministero della Difesa, tenendoli nascosti ai cittadini e allo stesso dibattito parlamentare. Non viene escluso un incontro del fondatore di Palantir con Giorgia Meloni.

Nonostante questa ambiguità, la Destra più becera ha pensato bene di omaggiare l’arrivo di Thiel con uno striscione al Colosseo, svelando finalmente il vero volto e i veri riferimenti di questi format di informazione posticcia. “Vedo Satana cadere come la folgore. Welcome Peter Thiel”. E’ la scritta presente su uno striscione esposto questa notte a poca distanza dal Colosseo e poi rimosso dagli agenti della Polizia di Stato. L’iniziativa è del sito Welcome to Favelas che ha pubblicato una foto sul suo profilo instagram. “In occasione della visita di Peter Thiel a Roma, insieme agli amici di @therightside.podcast abbiamo voluto omaggiarlo con uno striscione di benvenuto”, si legge in un post pubblicato a corredo della foto.
Gli attivisti e le attiviste hanno poi annunciato una grande manifestazione nazionale, che avverrà il 28 marzo a Roma in contemporanea agli Stati Uniti e Londra “contro i re e le loro guerre”.
PETER THIEL E “LE IDEE STRAMPALATE DI UN IMPOSTORE”
Roma, nella doppia qualifica di capitale d’Italia e della cattolicità, sta alzando un discreto polverone sui quattro previsti seminari sull’Anticristo che Peter Thiel, sbarcato ieri a Fiumicino, tiene nella capitale. Condizionale d’obbligo, visti i meccanismi di segretezza e sicurezza imposti dal 58enne tedesco di nascita, statunitense e neozelandese per scelta, lauree in filosofia e giurisprudenza a Stanford, finanziere e tecnologo per interesse, guest speaker alla convenzione repubblicana del 2016 e copromotore di Vance alla vicepresidenza Usa per ideologia,, arruolatore e maestro di “seminaristi” per vocazione e ambizioni palingenetiche.
Smentita dalla Pontificia università san Tommaso d’Aquino la voce fatta circolare ad arte dagli Stati Uniti di una sua presenza nell’ateneo romano culla della teologia tomista, dove si sono formati papi come Giovanni Paolo II e l’attuale, nessun mezzo di informazione è per ora in grado di dire dove i seminari avranno luogo e chi saranno i cento privilegiati che timbreranno il cartellino delle presenze. Al tempo stesso non si sa quanto credito dare alle voci sulle regole comportamentali imposte ai partecipanti: firma di impegno alla riservatezza con 10.000 euro di penale in caso di violazione, divieto di accesso in sala di cellulari, proibizione di foto video e citazioni dal dibattito.
A questo punto a chi del maestro nulla sa, potrà interessare qualche cenno biografico. Thiel fu tra i fondatori di PayPal, è tuttora tra gli amministratori di FaceBook e soprattutto è il padrone di Palantir che, secondo Wikipedia “develops data integration and analytics platforms enabling government agencies, militaries, and corporations to combine and analyze data from multiple sources … to support intelligence operations, counterterrorism analysis, law enforcement, and enterprise analytics. (sviluppa piattaforme di integrazione e analisi dei dati che consentono ad agenzie governative, forze armate e aziende di combinare e analizzare dati provenienti da molteplici fonti… a supporto di operazioni di intelligence, analisi antiterrorismo, forze dell’ordine e analisi aziendali.)
Sulla base del potere tecnologico, tramutatosi anche in potere finanziario (si parla di un patrimonio di 25 miliardi di dollari), ha piazzato emissari in gangli essenziali del governo degli Stati Uniti e iniziato la penetrazione anche in governi di altri Paesi. Si spiega così un’interrogazione parlamentare e la smentita di palazzo Chigi per uno strombazzato incontro del miliardario con Meloni.
Come nel caso di Elon Musk, l’intrusione diretta dei produttori di alte tecnologie di controllo sociale e Intelligenza Artificiale, con iperpotere economico e finanziario, pone seri problemi all’autonomia della politica, in particolare quando i titolari degli iperpoteri professino convinzioni razziste e suprematistee, o si facciano promotori di strampalate ideologie millenaristiche antidemocratiche.
Si presume che Thiel riprenda a Roma temi a lui cari, esposti in altre sedi, ad esempio a fine gennaio a Parigi su invito della venerabile Académie des Sciences morales et politiques. L’intervento ha meritato la risposta di Joël Schnapp, storico che di Anticristi dovrebbe intendersene visto che ha pubblicato libri come Chroniques de l’Antichrist: Crises et apocalypses au XXIe siècle, ed. Piranha e Prophéties de fin du monde et peur des Turcs au XVe siècle : Ottomans, Antichrist, Apocalypse, ed. Classiques Garnier. Schnapp. L’11 marzo, in un lungo saggio, lo storico ha fatto le pulci all’argomentare di Thiel, smontandolo pezzo per pezzo, al fine di denunciare sulla pubblica piazza l’americano come pericoloso impostore, promotore del “fascismo della fine dei tempi”, forte non tanto dei suoi soldi e delle sue tecnologie quanto dell’attuale “naufragio” delle scienze morali.
Schnapp parte dalla recrudescenza – negli Stati Uniti (e in Israele!) – del vizio ad attingere a vere o presunte “giustificazioni” bibliche, per sostenere tesi apocalittiche. Obiettivo è incassare i dividendi politici e finanziari pagati dalle paure che provocano nelle opinioni pubbliche.
Lo storico parte con una di quelle critiche che fanno cadere un intero castello di fesserie: l’errore nella denominazione del soggetto nel quale un maestro vuole mostrare competenza. Si dice Anticristo non Antecristo come fa Thiel. La questione non è di tipo accademico, perché ne deriva il riferimento quasi esclusivo al vecchio Testamento (Daniele, a.C.) più che al nuovo (Lettere di Giovanni, d.C). Superfluo notare che i due testi danno interpretazioni diverse della “bestia” degli ultimi tempi.
Schnapp nota anche che quando poi Thiel richiama Giovanni, lo fa in modo scorretto. La giovannea “bestia che esce dal mare” ha “autorità su ogni tribu, ogni popolo, ogni lingua e ogni nazione” (Ap. 13, 7). In Thiel la bestia giovannea si pone “alla testa di un governo mondiale, che perseguita i cristiani in una grande tribolazione prima del ritorno di Cristo” generando “un altro rischio esistenziale: quello di un governo mondiale totalitario come un solo Stato.” L’esegesi di un testo religioso al servizio di un rischio tutto politico, quindi. Nelle deduzioni di Schnapp: “Si milita per la distruzione degli stati-nazione e la loro sostituzione con una miriade di micro-stati completamente deregolati e soprattutto senza democrazia.”
Lo storico francese rileva l’assenza, nei seminari del tecnoguru, di riferimenti a passi ritenuti essenziali nell’escatologia apocalittica, come i sette re, Gog e Magog, la seconda bestia, concludendo che si tratta di un “approccio singolarmente povero e univoco.” Critica come parziale la rilevazione della reticenza cattolica in materia escatologica, perché evade dalla questione chiave dell’uso volgare che comunità evangeliche usano fare dei testi biblici comparando all’Anticristo personaggi come FD Roosevelt e Barak Obama.
Ancora. In Thiel mancano riferimenti alle grandi voci della teologia, come Agostino, e le questioni della durata dei tempi – centrali quando si ragiona della profezia apocalittica – sono saltate a piè pari, così come la Parusia (il ritorno di Cristo) e il Millennio (la pienezza prima del Paradiso), mentre si fa strame del concetto paolino di katechon, guardando all’uso che ne fa Carl Schmitt. Schnapp fa seguire una serie di citazioni che documentano come a Thiel interessi l’uso politico del pensiero apocalittico: l’Armageddon nucleare, il totalitarismo cinese, il mescolamento dei popoli, le misure anti riscaldamento climatico (a settembre, a San Francisco, nell’incontro organizzato da Acknowledging Christ in Technology and Society, il maestro aveva messo fra gli “antecristi” anche Greta Thunberg!), prescindendo in modo scandaloso dalla successione degli eventi previsti nelle visioni apocalittiche.
“Tutto ciò non è per niente serio” commenta lo storico, proseguendo con ferrate critiche su citazioni confuse e riferimenti iconografici sballati, come nel caso di William Blake. “… tutta la conferenza di Peter Thiel all’Accademia è piena di errori, riferimenti biblici manipolati e citazioni di autori classici senza rapporto con il tema. […] Manifestamente, il miliardario che vuole farla finita con le università non si preoccupa affatto dell’esattezza. A dispetto delle apparenze, le sue parole non hanno molto a che vedere né con la teologia, né con la storia, e neppure con la ragione.”
Evidente il tentativo di Thiel di portare alle estreme conseguenze il filone deviato del liberalismo che esalta oltre il lecito morale e razionale la potestà dell’individuo al successo, trasformandola in libertà morale del superuomo di imporsi ad ogni altro, grazie al denaro e alla tecnologia delle quali è proprietario, in alleanza con pochi altri nelle stesse condizioni, grazie a un potere politico corrotto e complice.
Nella visione iperproprietaria, il sociale scompare, la solidarietà e la compassione umane assumono la caratteristica di optional (il buon samaritano del Vangelo, dicono al serbatoio ideologico di riferimento, Cato Institute), lo Stato rinuncia al popolo e alle formule della democrazia, ritraendosi nel fortino degli iperdotati in termini finanziari e tecnologici, chiamati (da Dio, ma quale?) a imporre la propria visione del mondo a un mondo fratturato e scomposto al fine del “dividi e comanda”, di romana memoria. Nello schema, l’inefficiente sistema democratico, caratterizzato dalle lungaggini procedurali che trovano nei riti del balance of power la peggiore rappresentazione, verrebbe sostituito da governi tecnocratici affrancati dall’estenuante ricerca del compromesso grazie alla taumaturgia dell’intelligenza artificiale.
Come spesso capita nella storia umana, le strade per la perdizione sono lastricate di buone intenzioni. Ovvero a nessuno sfugge che vi è un diffusissimo sentimento nelle nostre opinioni pubbliche che il sistema dello stato di diritto e di democrazia liberale vada riformato. La scarsa partecipazione al voto ne è prova evidente. Ma non è dalle allucinazioni su presunti Anticristi che potranno arrivare soluzioni utili ai poveri cristi che non sanno come arrivare a fine mese. Nei momenti topici della storia – ci siamo dentro indubbiamente, basti guardare al fuoco delle guerre che ci contornano – bisognerebbe ricorrere alla ragione e al buon senso. Per Thiel proprio no: “C’è probabilmente un punto sul quale la Bibbia differisce dalla razionalità dei Lumi: la razionalità dei Lumi crede nella saggezza delle folle, la Bibbia crede alla loro follia.”
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Ma c’è chi contesta a Palantir tragici errori, come nel caso della scuola elementare di Minab, in Iran, nel febbraio scorso. Ecco che cosa scrive al riguardo Vincenzo Giardina, dell’Agenzia Dire – www.dire.it
Temporal label persistence: tre parole inglesi che anche secondo padre Paolo Benanti, componente del comitato di esperti delle Nazioni Unite sull’Intelligenza Artificiale, hanno provocato l’uccisione delle bambine della scuola elementare di Minab. Le vittime dei raid, nella città del sud dell’Iran, sono state 165: in gran parte alunne di età compresa tra i sette e i 12 anni. A colpire, secondo fonti concordanti, sono state le forze armate degli Stati Uniti. Due i missili esplosi a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro. Il secondo ha ucciso anche e soprattutto genitori e soccorritori che stavano cercando di ritrovare e salvare le bambine.
Padre Benanti, teologo francescano, anche docente all’università Luiss e presidente del Comitato etico per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro, un organismo insediato a Palazzo Chigi, ricorda che i fatti risalgono alla mattina del 28 febbraio: il giorno dell’inizio dell’offensiva di Israele e Stati Uniti contro l’Iran.
In una pubblicazione diffusa sul social LinkedIn, l’esperto ricostruisce le circostanze per cui sia stata presa di mira una scuola. “La ‘Shajareh Tayyebeh’ non era sempre stata una scuola”, scrive padre Benanti dell’istituto. “L’edificio era stato costruito su un ex compound navale dei pasdaran: le immagini satellitari confermano che la scuola faceva un tempo parte della stessa struttura militare che ospitava la Brigata Asif, una delle principali unità missilistiche della marina dei pasdaran”.
È qui che, però, come ricostruito da diversi media, emerge l’errore: “L’unità di indagini digitali di Al Jazeera ha accertato che la scuola era stata chiaramente separata dal sito militare adiacente da almeno dieci anni, e l’analisi Npr di immagini Planet Labs ha confermato che la scuola era recintata e separata dalla base tra il 2013 e il 2016″. Secondo padre Benanti, “nella comunità degli esperti di Ia e sicurezza, questo tipo di errore ha un nome preciso”. Nel gergo professionale si chiama infatti “temporal label persistence”, la persistenza nel tempo di un’etichetta: un edificio segnalato come “struttura” dei Guardiani della Rivoluzione, annota l’esperto, “non porta con sé metadati che indichino quando quella classificazione è stata verificata l’ultima volta, né una data di scadenza dopo la quale la classificazione dovrebbe essere riesaminata”. E dunque: “L’etichetta rimane nel database con lo stesso peso, sia che fosse stata confermata ieri sia che risalisse a un decennio prima”.
Il contributo di padre Benanti è intitolato ‘La strage della scuola di Minab. È questa la prima strage di Palantir?’ La tesi è che la società del Colorado specializzata in “big data” abbia avuto un ruolo chiave nell’uccisione delle bambine. “Poche ore prima, Palantir Technologies aveva fornito all’esercito americano la lista degli obiettivi da colpire in apertura dell’Operazione Epic Fury”, ricorda l’esperto. “Quella lista era stata generata, almeno in parte, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale”. Secondo fonti dell’esercito americano, per identificare potenziali obiettivi nei bombardamenti in corso gli Stati Uniti stanno usando un sistema di Palantir che si chiama Maven Smart System.
Nel programma sarebbe cruciale un software della società statunitense Anthropic, Claude, pare impiegato anche nell’operazione di Washington per il sequestro del presidente venezuelano Nicolas Maduro. Padre Benanti si interroga sulle radici di ciò che è accaduto a Minab. “La strage non nasce nel vuoto”, scrive. “Esiste una genealogia di questa tecnologia, e conduce direttamente alla Striscia di Gaza”.
L’analisi continua: “Nel 2024, un’indagine di +972 Magazine aveva rivelato che l’esercito israeliano aveva usato un sistema Ia chiamato ‘Lavender’ per selezionare obiettivi nella sua guerra a Gaza, in modo simile a come il Pentagono sta usando ‘Claude’ in Iran”. Il ragionamento è fondato su fonti e contributi verificati dai media. “Secondo sei ufficiali dell’intelligence israeliana”, sottolinea il francescano, “‘Lavender’ aveva svolto ‘un ruolo centrale’ nella distruzione di Gaza, identificando almeno 37mila palestinesi come obiettivi per assassinii aerei”. Secondo padre Benanti, “il meccanismo psicologico di delega documentato in quel contesto è illuminante”. Lo fa capire bene la testimonianza di un agente dell’intelligence israeliana raccolta sempre da +972 Magazine: “Impiegavo 20 secondi per ogni obiettivo in questa fase, e ne facevo decine ogni giorno; davo zero valore aggiunto come essere umano, a parte essere un timbro di approvazione: risparmiavo molto tempo”.
In questi giorni a Roma, il discusso Peter Thiel, miliardario della Silicon Valley e fondatore di Palantir, tiene un ciclo di lezioni a porte chiuse su Anticristo, crisi dell’Occidente e rapporto tra democrazia e tecnologia. Le conferenze, organizzate da un circolo cattolico conservatore, hanno immediatamente scatenato proteste e polemiche sulla sorveglianza e i rapporti con le istituzioni italiane. Thiel da tempo ha identificato l’Anticristo dei tempi moderni nei personaggi e nelle istituzioni che a suo dire fingono di portare messaggi di pace e stabilità. Insomma, il diavolo di Thiel prende le forme della regolamentazione tecnologica, della governance globale e della lotta al cambiamento climatico, forme che fingerebbero di dare sicurezza ma che in realtà toglierebbero libertà ai cittadini. Chi sono? Bill Gates, certo, e anche l’attivista ambientale Greta Thunberg, per dirne un paio. Ma perché Roma? Si capirà qualcosa più avanti, ma certamente ha un peso la presenza nella capitale del primo Papa “americano”, definito “woke” da Thiel: Prevost, critico verso l’amministrazione Usa, da quando è stato eletto, ha posto una grande attenzione verso i pericoli dell’intelligenza artificiale e ci si attende su questo una prossima enciclica.
Il punto più singolare delle conferenze a Roma resta la dimensione religiosa. Thiel, che si definisce cristiano, intreccia nelle sue riflessioni filosofia politica e teologia citando autori come il pensatore russo Vladimir Solovyov e il suo racconto sull’Anticristo, oltre a riferimenti alla tradizione biblica e al pensiero di Papa Benedetto XVI. Nella sua interpretazione, la figura dell’Anticristo non sarebbe soltanto un simbolo religioso ma anche una metafora politica. Rappresenterebbe tutte quelle forze che, in nome della stabilità o della prudenza, finiscono per bloccare il progresso e impedire lo sviluppo tecnologico. Per questo, provocatoriamente, Thiel ha più volte associato alla figura dell’Anticristo chiunque tenti di rallentare l’innovazione, citando tra gli esempi l’eccesso di regolamentazione statale o alcune forme di ambientalismo radicale.
La presenza del miliardario americano nella capitale non è però passata inosservata. Davanti al ministero della Difesa, a Palazzo Baracchini, con sullo sfondo uno striscione con la scritta: “Peter Thiel out of Rome”, un gruppo di attivisti e attiviste del movimento No Kings Italia ha infatti organizzato un flash mob di protesta denunciando i rapporti tra il governo italiano e le aziende fondate da Peter Thiel: “Un tecnoligarca con le mani sporche di sangue con cui il governo Meloni intrattiene rapporti di affari tramite il ministero della Difesa, tenendoli nascosti ai cittadini e allo stesso dibattito parlamentare”, hanno dichiarato durante l’iniziativa.
Al centro delle critiche c’è soprattutto Palantir Technologies, la società di analisi dei dati e intelligenza artificiale fondata da Thiel, diventata negli ultimi anni uno degli attori più influenti (e discussi) nel campo della sicurezza e dell’intelligence globale. I suoi software sono progettati per integrare e analizzare enormi quantità di informazioni provenienti da fonti diverse, collegando dati su persone, eventi, luoghi e transazioni per individuare relazioni, schemi e possibili minacce; strumenti utilizzati da forze armate, agenzie di sicurezza, polizie e governi in diversi paesi, ma proprio per questo spesso criticati da organizzazioni civili e attivisti per i rischi legati alla sorveglianza di massa, alla gestione dei dati sensibili e al loro impiego in operazioni militari o di controllo dell’immigrazione. Le polemiche sono cresciute anche in Italia dopo la notizia (pubblicata dal quotidiano Domani) di rapporti commerciali tra il ministero della Difesa e la società statunitense, legati in particolare al software Gotham, uno dei programmi più noti sviluppati da Palantir per l’analisi di grandi banche dati.
