di Piero Di Antonio

(Prima parte) – Che mare troveremo tra qualche settimana sotto il sole dell’estate? E una delle domande che qualsiasi famiglia si pone di questi tempi mentre fa di conto sulle proprie entrate per programmare e prenotare la vacanza.  Mai come ora, però, è necessario prendere in esame e analizzare il quadro che viene fuori dall’Adriatico, il mare che accoglie migliaia di turisti ma che negli ultimi mesi ha visto l’intensificarsi di eventi climatici anomali e di un impatto socio-economico che stanno trasformando le sue spiagge in beni di lusso. L’emergenza che si pone davanti a tutti è data dalla ritirata del litorale, con l’analisi di quanto avvenuto nel passato recente e con la descrizione del perché la lotta tra mare e sabbia veda soccombere gran parte della costa, il grande giacimento del turismo remunerativo.

Negli ultimi sei mesi i Lidi Ferraresi, da sempre attrazione per migliaia di turisti da Bologna, dal Veneto e dall’entroterra estense,  hanno subito fenomeni di erosione che hanno interessato non pochi chilometri di costa e i cui effetti a partire da giugno si faranno sentire sulla qualità delle spiagge e sui prezzi che graveranno sulle vacanze. La prima considerazione da fare è che nell’autunno-imverno non si è registrata una singola grande tempesta, bensì fenomeni talmente persistenti da aver logorato gran parte del litorale, impedendo, dicono gli esperti, i cosiddetti “ripascimenti naturali”. Insomma, le spiagge ferraresi hanno difficoltà a “respirare”.

La prima avvisaglia, la più preoccupante, si è avuta nei primi giorni di ottobre 2025 quando una violenta mareggiata si è abbattuta sulle zone costiere dell’Emilia Romagna. A Volano, l’acqua scavalca le deboli difese invernali facendo crollare il sedimento sottostante agli stabilimenti balneari che rimangono quasi sospesi nel vuoto. L’anno nuovo comincia con l’accentuarsi del fenomeno dell’acqua alta persistente. Dal primo al 14 febbraio, senza pausa, il livello del Mare Adriatico rimane sempre sopra i 70 centimetri con picchi di 90. Fenomeno collaterale la mancanza di basse maree significative che ha afflitto sia Porto Garibaldi, sia il Lido Di Spina dove l’erosione delle zone dunose è stata più accentuata.

Anche le Valli di Comacchio non sono state risparmiate: hanno subito allagamenti, con il mare, come riferito dalle cronache di quel periodo, che ha rischiato di fondersi con lo specchio vallivo. L’emergenza degli eventi climatici però era soltanto all’inizio poiché le mareggiate di inizio primavera hanno colpito anche l’area tra il Lido di Spina e la foce del Reno. Interi tratti di arenile hanno rischiato di scomparire, costringendo la Regione Emilia a stanziare 19 milioni di euro per evitarlo.

Prima di un esame approfondito sugli effetti socio-economici, è bene fissare i perché tali fenomeni siano sempre più frequenti. Le cause non sono più un mistero. L’area più fragile resta il Lido di Volano, il più vicino alla foce del Po. In questa zona i sacchi di sabbia davanti alle strutture balneari non sono più una protezione temporanea, ma una barriera quasi permanente che di fatto altera il paesaggio naturale. Più a sud, i lidi Estensi e Spina hanno subito una riduzione visibile delle spiagge. Le frequenti mareggiate lambiscono le prime file di cabine, riducendo lo spazio per le famiglia. Osservando la situazione odierna, non è difficile arrivare alla conclusione che i sacchi di sabbia e le barriere artificiali siano la prova di una costa ferrarese ormai sotto assedio, che di fatto costringe a considerare la vacanza come un privilegio per pochi visti gli spazi sempre più angusti.

La situazione del mare che avanza si può riassumere presentando le due facce della crisi ambientale: a nord, Volano, con la spiaggia stretta, a ridosso della pineta, molto esposta alle correnti della foce del Po, con il mare che ha già mangiato le dune e con gli stabilimenti balneari protetti da barriere di massi o sacchi di sabbia (le big bags). Sul Lido pende il rischio di chiusura o di una drastica riduzione per alcuni bagni, con la spiaggia libera quasi scomparsa. Come diretta conseguenza dell’erosione, si presenta un’atmosfera più selvaggia, mentre sul fronte economico si avranno prezzi in media più bassi ma con meno servizi per mancanza dello spazio fisico.

Più al centro la spiaggia degli Estensi, una delle più larghe d’Italia, la più urbanizzata, considerata la boutique dei Lidi, dove l’erosione non minaccia le strutture turistiche, ma di fatto riduce lo spazio per le prime file di ombrelloni, quelle ritenute di lusso. Gli operatori lamentano la riduzione della redditività poché costretti a rinunciare a 4-5 file di ombrelloni su una spiaggia enorme e il conseguente rilevante danno economico. Si può arrivare già a una prima conclusione: mentre a Volano si lotta contro l’avanzata del mare per far sopravvivere le strutture, agli Estensi si lotta per mantenere alti gli standard dei profitti.

L’erosione non cade però dal cielo, arriva e mangia la costa ferrarese perché c’è il Grande fiume a “sporcare il mare”. Il rapporto tra il Po e l’inquinamento è davvero complesso con un paradosso: il problema non è solo ciò che il Po porta, ma cosa non porta più. A causa delle dighe e del prelievo di sabbia nell’alveo del fiume, trasporta meno sedimenti e senza sabbia nuova la costa non si rigenera e il mare vince.

In questa prima parte possiamo limitarci a una riflessione da sottoporre a chi, ferrarese e non, si appresta a prenotare una vacanza. La chiameremo il paradosso del 2026. Il turista dei Lidi Ferraresi per l’estate 2026 si troverà davanti a un paradosso economico e ambientale: da un lato pagherà tariffe più alte (e lo vedremo nelle altre parti del Dossier) per l’erosione che restringe le spiagge, dall’altro riceverà un prodotto ‘mare’ influenzato dai sedimenti e dai nutrienti del Po che lo rendono meno attraente rispetto ad altri litorali. È una crisi di valore che colpisce soprattutto chi ha meno possibilità economiche e non può permettersi l’extra-costo dei servizi accessori degli stabilimenti top.”

1) Continua

 

 

 

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