(PdA) — Alberi come testimoni, studenti come eredi. In questo modo il ricordo del 25 Aprile assume un significato rievocativo, simbolico, oltre che di forte stimolo della memoria collettiva. Ancora una volta si può partire, nel ricordare quelle tragiche vicende, dalla battaglia di Bosco Martese, sui Monti della Laga. La prima che centinaia di cittadini, studenti, professionisti e uomini liberi oppressi dal fascismo combatterono nel settembre del 1943 nel vasto bosco che circonda Rocca Santa Maria, dove si rifugiarono per sfuggire ai tedeschi e farli cadere in trappola. Una battaglia epica, la prima in campo aperto dei partigiani contro le Ss. Una disfatta per i tedeschi, una pagina gloriosa per coloro che seppero mostrare il coraggio della lotta.
Con i giovani imbevuti ormai di saperi e veloci schemi di alta tecnologia, poco inclini alla riflessione sulla storia dei loro nonni, con gli anziani sempre meno numerosi e con rievocazioni fin troppo rituali, ciò che un fotoreporter abruzzese, Luciano Adriani, ha fatto, insieme alla giornalista Anna Fusaro, è stato ammirevole oltre che geniale: accostare il volto degli studenti agli alberi di Bosco Martese, in un libro di immagini che costruisce il ponte visivo e ideale tra passato e presente. L’operazione storica che fa il libro di Adriani (Bosco Martese. Testimoni del tempo) esce dal canone della semplice rievocazione per ridare vita a quei giorni attraverso gli alberi che nel tempo sembrano aver assorbito e raccolto i volti e le sembianze di coloro che qui hanno combattuto.
L’importanza di quest’opera sta anche nell’intreccio di due interpretazioni: i giovani, nel nostro caso gli studenti di Scienze della Comunicazione di Teramo, come eredi; e gli alberi come testimoni. I giovani – che proprio in queste ultime settimane hanno dato un imprevisto scossone al referendum sulla giustizia salvando la Costituzione nata proprio da quei luoghi e da quegli eventi tragici – hanno pressappoco la stessa età di coloro che 83 anni fa imbracciarono il fucile e sconfissero i reparti delle SS. La loro presenza nei luoghi della battaglia, è stato scritto, non fa altro che attualizzare il sacrificio di chi li ha preceduti.
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L’aspetto più originale ed evidente è stata la scelta di trasformare i maestosi faggi in un esercito silenzioso. Alberi che sembrano volti, figure tormentate che emergono dalla foresta, veri e proprio simulacri dei partigiani, come se la natura stessa avesse assorbito e conservato il ricordo di quella drammatica giornata: era il 25 settembre, 83 anni fa.
Le immagini del libro di Adriani e Anna Fusaro ci portano a esprimere alcuni concetti non retorici proprio alla vigilia del 25 Aprile e all’approssimarsi del Primo Maggio, altra data che invita alla riflessine collettiva. Che cosa si può scrivere sotto una qualsiasi immagine di Bosco Martese, come d’altronde in qualsiasi altra della guerra di Liberazione?
Oggi 25 Aprile si festeggia la libertà, che non è un oggetto storico, è un testimone. Queste immagini ci mostrano come i volti dei nostri ragazzi riflettano il coraggio di chi scelse di opporsi. Non per guardare indietro, ma avanti con la consapevolezza di chi sa da dove viene.
Poi condividere la conoscenza di questa landa dell’Abruzzo selvaggio ma di struggente bellezza, dove un artista ha voluto e saputo vedere gli alberi come testimoni della battaglia, creando un monumento vivente di quei coraggiosi ragazzi del ’43. L’esercito silenzioso, appunto. E concludere con una richiesta di conversazione a un ventenne: che cosa significa, oggi, in un mondo del tutto diverso, essere l’erede di quella scelta fatta a Bosco Martese?
