SIENA / Esaltavano via chat fascismo, odio razziale e omofobia: 13 minorenni denunciati anche per pedopornografia

La Digos di Siena sotto la supervisione del Tribunale dei minori di Firenze ha scoperto un gruppo di ragazzi  dediti all’esaltazione del razzismo, dell’odio e alla condivisione di idee fasciste e omofobe. Sono dodici ragazzi e una ragazza, tutti minorenni, dai sedici ai 17 anni, residenti in provincia di Siena, uniti dalla passione per le armi, dall’omofobia e dalla condivisione di filmati e immagini pedopornografiche che si scambiavano nelle chat e sui social. E per non farsi mancare nulla, anche dalla condivisione di filmati e immagini pedopornografiche che si scambiavano in chat e social.

Nel loro mondo virtuale erano all’ordine del giorno la simbologia nazista e l’esaltazione della razza bianca. Ma anche l’incoraggiamento ad azioni violente contro migranti, musulmani, omosessuali e, in generale, la comunità Lgbtq+. Il tutto avveniva via chat.  La Digos scrive nel rapporto all’autorità giudiziaria che i giovanissimi “cercavano un accreditamento attraverso la condivisione di contenuti di stampo suprematista, nazionalsocialista, negazionista, inneggianti all’odio ed alla violenza contro gli stranieri e gli immigrati, con l’incitamento all’uso di armi (pistole, fucili, coltelli, tirapugni) e di esplosivi artigianali, nonché mediante la condivisione di numerosi filmati e foto di chiaro contenuto pedopornografico

Nel day after alla sparatoria compiuta da due minorenni alla Moschea di San Diego, in California, per odio razziale, risuona ancora più inquietante il quadro emerso dalle indagini compiute “sotto casa”. I ‘ragazzini’, tutti minorenni, devono infatti rispondere di un lungo elenco di reati per cui sono stati denunciati: propaganda di idee fondate sull’odio razziale, etnico; apologia del movimento fascista e nazista; detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.

Il quadro accusatorio – riporta l’Agenzia Dire – www.dire.it – è completato dalla detenzione illegale di armi. Reato che, lo scorso luglio, ha avviato le indagini dopo che, “nelle abitazioni di due dei denunciati gli investigatori, al termine di una perquisizione, hanno trovato e sequestrato un fucile e le relative munizioni”. Da qui è scattato l’esame sui supporti elettronici dei due che “ha evidenziato uno stretto legame con gli altri 11 giovani denunciati, tutti collegati in una fitta rete di gruppi virtuali presenti nei più comuni social network in cui era prevalente la condivisione di contenuti di stampo suprematista, nazionalsocialista, negazionista, inneggianti all’odio e alla violenza contro le persone straniere e gli immigrati, con l’incitamento all’uso di armi e di esplosivi artigianali”.

Gli investigatori, inoltre, hanno scoperto diverse chat di gruppo, tra cui una chiamata ‘Partito repubblicano fascista’, dove i giovani, “oltre all’interesse per le armi, esaltavano figure come Mussolini, Hitler e disprezzavano gli immigrati”. Sempre sui dispositivi elettronici “è emersa anche la presenza di numerosi filmati e foto dal contenuto pedopornografico, oltre ad altri video di aggressioni e violenze nei confronti di persone straniere che i giovani, nonostante non avessero partecipato, condividevano in chat”.

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