di Claudia Zamorani
Il Ferrara Summer Festival è finito. Peccato. E’ stato bellissimo, ma ora chi pulisce? Bella domanda.I promotor ? No, acqua. L’impresa incaricata? No, ancora acqua. Vi arrendete?
A Ferrara a pulire piazza Ariostea dopo il Festival da fili di ferro, chiodi, viti, fascette di plastica e altro materiale da ferramenta ci pensano i bambini. Incredibile? Davvero. Ci pensano i bimbi dei campi estivi e i volontari. Avete capito bene, e non è uno scherzo.
Non il promoter. Non l’impresa incaricata. Ma bimbi e cittadini. Nel silenzio del Comune che va avanti a strombazzare, ormai in modo imbarazzante, che va tutto bene e a a mostrare foto lussureggianti della piazza (dal lato lontano, però, e opposto al palco) e a proclamare che tutto è a posto invece di pretenderne il ripristino. Una narrazione surreale, da istituto Luce.
Una cosa che a Ferrara sembra normale. E invece è scandalosa.
Come funziona nei Comuni seri? Quando organizzi un grande evento in area pubblica la regola è una sola: paga e pulisce chi guadagna.
Il promoter è responsabile dal punta di vista legale, operativo ed economico di tutto. Deve presentare un Piano di Gestione e soprattutto deposita una fideiussione cauzionale. Se non riconsegna l’area perfetta, il Comune incassa e fa i lavori in danno.
Qui invece l’organizzazione smonta e sparisce. E la città si ritrova a fare da badante a una manifestazione durata 40 giorni per 2 mesi di chiusura della piazza.
Il gesto dei bambini e dei volontari è bellissimo. È senso civico, è amore per Ferrara. Ma non è il loro compito. Non dovrebbe esserlo.
La pulizia non è beneficenza. È un obbligo contrattuale. È rispetto. Lasciare una piazza pubblica piena di chiodi e fil di ferro dopo due mesi di chiusura è una gestione poco chiara, poco rispettosa.
È una logica da “maranza”: faccio, incasso e il dopo non è problema mio. Altro che i ragazzetti arrabbiati e annoiati che fanno a botte sotto al Mc Donald’s in una città, Ferrara, che non offre loro luoghi di aggregazione liberi e senza biglietto dove stare. Perché è vero, c’è chi è maranza fuori, con le mutande in vista e i jeans calati sotto. E chi è maranza dentro: uso, guadagno e il dopo non è più un problema mio.
Ai cittadini di Ferrara spetta godersi la piazza, non ricucirla.
Al Comune spetta pretendere regole e farle rispettare. E raccontare le cose per come stanno.
Comunicatori, si, siete bravi. Lo abbiamo capito. Ma noi non siamo creduloni. All’organizzatore spetta pagare e ripristinare. Punto.
E speriamo che il TAR ne tenga conto.
