(PdA) — L’Italia ha una politica industriale? Per tentare di arrivare al nocciolo di un problema che negli ultimi mesi pesa su parecchi lavoratori occorre dare una sguardo ai vari istituti, pubblici e privati, che studiano il mercato e poi leggere con attenzione i resoconti e le previsioni degli organi di informazione economica.  Il primo settore che balza all’attenzione di molti è quello dell’auto e della componentistica che sta affrontando  un netto calo della produzione in Europa, in parte dovuto dalla complessa transizione verso l’elettrico.

Stellantis, ex Fiat, oggi multinazionale olandese in mano a Exor (Agnelli-Elkann), Peugeot, la banca pubblica francese BpiFrance e vari fondi di investimento tra cui BlackRock e Vanguard. Stellantis ha ridotto la produzione ricorrendo a un massiccio ricorso alla cassa integrazione negli stabilimenti di Mirafiori, Cassino e Pomigliano, e riducendo l’organico con esuberi concordati.

Il quadro per Stellantis dai dati sindacali e dell’Inps (elaborazione La Bastiglia Web)

 

Lavoratori / esuberi  Cassa Integrazione (CIG) e ammortizzatori
Stellantis

40.000+ occupati diretti negli stabilimenti italiani.

 

• Mirafiori (Torino): 1.070 coinvolti nelle ultime fermate.

 

• Cassino, Pomigliano, Melfi: Impatti a rotazione su migliaia di operai.

Esplosione di ore di CIGS/Solidarietà:

 

In alcuni poli (ad esempio Mirafiori) si registrano stop produttivi continuativi con il ricorso agli ammortizzatori sociali che dura ormai da diversi anni. Le ore autorizzate complessive del gruppo contano decine di milioni all’anno.

Acciaierie d’Italia (ex Ilva)

Gravissima la crisi di liquidità, dei contenziosi ambientali e dei blocchi dei siti produttivi dell’area a caldo a Taranto. Il gruppo è in amministrazione straordinaria sotto la gestione dei commissari nominati dal ministero dell’Industria e del Made in Italy. In origine, l’ex Ilva vedeva un assetto societario controllato da Arcelor Mittal al 62% e con Invitalia al 38%. Nella crisi sono coinvolti 9.800 dipendenti diretti (oltre 2.500 nell’indotto e nelle ditte esterne). La cassa integrazione straordinaria riguarda tra i 3.500 e i 4.000 dipendenti a causa dei blocchi dell’area a caldo e della drastica riduzione della produzione. Un’emergenza non solo per il Sud su cui incide anche la necessità di salvaguardare la salute e l’ambiente in tutta l’area della più grande acciaieria d’Europa.

Beko Europe (ex Whirlpool EMEA)

Il settore degli elettrodomestici è penalizzato dal calo della domanda mondiale , soprattutto, dalla concorrenza asiatica che ha provocato tagli e riorganizzazioni nei siti italiani. Sono state annunciate chiusure e ristrutturazioni che coinvolgono alcuni tra gli storici stabilimenti di Siena, Fabriano nella Marche, e Cassinetta in Lombardia. L’americana Whirlpool ha ceduto il 100 per cento delle quote azionarie al colosso turco Arcelik con 4.400 dipendenti in Italia, ma che ha annunciato esuberi e contratti a termine per 1.200-1.400 lavoratori. I contratti di solidarietà sono volti a contenere i licenziamenti diretti.

Electrolux

La società di investimenti AB della famiglia svedese Wallenberg ha annunciato esuberi ed esodati nei vari stabilimenti del Nord Italia (Porcia di Pordenone, Forlì e Solaro a Milano). Sono gestiti con contratti di solidarietà e dai tavoli delle crisi con l’obiettivo di sostenere la competitività della produzione di elettrodomestici. Electrolux impiega in  Italia 4.700 lavoratori e nell’ultimo piano di riorganizzazione stima tra i 300 e i 500 esuberi. Nei tre poli produttivi adottata la rotazione dei dipendenti per adeguare le ore lavorate alla contrazione della domanda del mercato.

Pfizer

Anche la farmaceutica ha i suoi punti di crisi. A Catania lo stabilimento del colosso americano, la cui proprietà è polverizzata tra grandi fondi d’investimenti come The Vanguard Group, BlackRock, State Street Corporation), impiega 700 lavoratori. Oggi è alle prese con la chiusura di alcune linee con circa 200 esuberi. Sono state attivati ammortizzatori sociali di transizione in attesa dei tavoli regionali e del ministero ministeriali per gestire gli incentivi all’uscita oppure la riqualificazione.

Ericsson

La multinazionale svedese delle telecomunicazioni (azionisti principali sono Investor AB e la società di telecomunicazioni Industrivärden / AB Volvo) impiega in Italia 1.200 dipendenti, ma stima circa 200 tagli nel reparto sviluppo e commesse del sito di Genova. La gestione  è stata concordata attraverso gli ammortizzatori sociali e incentivi alle uscite volontarie dal lavoro. La trattativa con i sindacati è in corso al ministero delle Imprese.

I dati generali

Quali sono le dimensioni dell’impatto per l’occupazione e del ricorso agli ammortizzatori sociali della varie crisi aziendali in Italia? Secondo i rilevamenti dei sindacati e dell’Inps, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si contano più di 100 tavoli di crisi aziendali, con 130mila lavoratori a rischio di diretto, mentre la cassa integrazione autorizzata ha superato i 550 milioni di ore all’anno, con un balzo del 58 per cento della Cassa Integrazione Straordinaria. Ciò evidenzia una transizione in cui la CIG, soprattutto Straordinaria e sotto forma di Contratti di solidarietà, viene impiegata non soltanto come tampone temporaneo, ma come vero e proprio ammortizzatore strutturale per gestire le riduzioni di capacità produttiva ed evitare licenziamenti di massa immediati.

Le locomotive d’Italia

Anche Lombardia ed Emilia Romagna, considerate tra le locomotive economiche d’Italia, stanno affrontando una fase delicata caratterizzata da un aumento significativo degli ammortizzatori sociali, ma hanno la forza strutturale per sopravvivere e superare la crisi  Non si tratta di un declino irreversibile, bensì di un profondo processo di riconversione manifatturiera.

La Lombardia. Il tessuto industriale lombardo sta subendo l’onda d’urto della ristrutturazione del settore della componentistica automotive (legato sia a Stellantis sia alla forte contrazione del mercato tedesco), del comparto elettrodomestico (es. i tagli dello stabilimento Electrolux a Solaro) e delle Telecomunicazioni. Si registra un aumento significativo della Cassa Integrazione Straordinaria (+14,9% sul territorio regionale). La regione, comunque, ha una capacità di resistenza superiore grazie alla fortissima diversificazione: quando la manifattura rallenta, il comparto dei servizi avanzati, della finanza, del farmaceutico di ricerca e della logistica assorbe gran parte del Pil e dell’occupazione.
L’Emilia Romagna. La Motor Valley sta soffrendo la transizione all’elettrico e il calo degli ordini mondiali di componentistica. Anche settori storici come la ceramica/piastrelle e il macchinario d’imballaggio registrano contratture a causa dell’aumento dei costi energetici e del rallentamento dell’export in Europa centrale. La regione poggia su un modello di distretto integrato e cooperativo, e beneficia di una filiera agroalimentare anticiclica e di grandi investimenti nel settore della meccatronica avanzata, biomedicale (Mirandola) e delle tecnologie green.

Chi può assorbire i lavoratori in esubero?

La fuoriuscita di lavoratori dall’industria tradizionale o dalle multinazionali non equivale  a  disoccupazione di lungo periodo, grazie a un forte disallineamento tra domanda e offerta (molte imprese cercano personale ma non lo trovano). Secondo le rilevazioni del sistema Excelsior (Unioncamere / Ministero del Lavoro), le filiere in grado di riassorbire la forza lavoro in uscita sono cinque:

1. Transizione Digitale, Servizi IT e Cyber Security. I profili tecnici (ad esempio manutentori, tecnici hardware, programmatori) espulsi da settori come le telecomunicazioni o la produzione manifatturiera vengono richiesti dalle aziende che si stanno digitalizzando e da quelle del settore consulenziale ed ICT.
2. Servizi Avanzati, Consulenza e Finanza. È l’area con il maggior tasso di crescita occupazionale netta. Le multinazionali del terziario, le società di revisione, la finanza e i servizi operativi alle imprese assorbono personale amministrativo, gestionale e logistico in uscita dall’industria.
3. Meccatronica, Robotica e Impianti per la Transizione Green. I tecnici meccanici ed elettronici provenienti da aziende in crisi (ad esempio filiera dell’auto o elettrodomestici) possiedono competenze per le imprese che producono macchinari industriali automatizzati, robotica, impianti di energia rinnovabile e sistemi di efficientamento energetico.
4. Sanità, Care Economy e Biomedicale. E’ una filiera in perenne carenza di organico. Non richiede solo personale medico o infermieristico, ma un imponente numero di figure tecniche per la gestione delle apparecchiature medicali, la logistica farmaceutica e i servizi di assistenza territoriale.
5. Logistica e Trasporti. Con la riorganizzazione delle catene di fornitura mondiali, il settore della logistica avanzata e della gestione dei magazzini automatizzati richiede lavoratori con esperienza nell’operatività industriale, nella conduzione di impianti e nella movimentazione merci.
Il problema principale dell’Italia non è l’assenza di posti di lavoro, ma il mismatch di competenze (skill mismatch, ovvero il divario tra le competenze disponibili e le richieste dal mercato e dalle aziende): un operaio o un tecnico specializzato in una catena di montaggio tradizionale necessita di percorsi di riqualificazione prima di potersi inserire nei settori in crescita. Per questo motivo le Regioni stanno potenziando le politiche attive e i corsi legati ai fondi europei per agevolare il passaggio diretto da una fabbrica in crisi a una filiera in espansione. Le proiezioni del Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere e Ministero del Lavoro) stimano per l’Italia un fabbisogno complessivo di 3,3 – 3,7 milioni di occupati, con un apporto determinante trainato dagli investimenti e dal tasso di sostituzione per i pensionamenti della forza lavoro.

La domanda di lavoro riflette la diversa vocazione economica del territorio nazionale:

Sud e Isole (30,4% della domanda totale di lavoro). E’ l’area con una forte spinta occupazionale trainata dalle opere pubbliche, dall’agricoltura specializzata, dal turismo e dalle filiere connesse alla transizione energetica.

Nord-Ovest (27,8%). Il motore industriale e finanziario d’Italia, con forte fabbisogno legato a manifattura avanzata, meccatronica, servizi avanzati, logistica e finanza.

Nord-Est (21,5%). Caratterizzato da una fortissima pressione da mismatch e carenza di manodopera, con domanda focalizzata su meccanica di precisione, robotica, biomedicale, filiera del legno-arredo e agroalimentare.

Centro Italia (20,3%): Area spinta in larga misura dall’erogazione dei servizi alla persona, dal turismo, dal terziario avanzato e dal fabbisogno di ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione.

Il fabbisogno per singole regioni (elaborazione La Bastiglia web)

Percentuale e fabbisogno Settori chiave e profili più ricercati
Lombardia 18,2% (670.000 unità) Prima regione per domanda. Servizi finanziari, ICT/Cybersecurity, consulenza aziendale, manifattura meccatronica, chimico-farmaceutico e logistica integrata.
Lazio 9,8% (340.000-360.000) Pubblica Amministrazione, servizi digitali e media, sanità, aerospazio e settore turistico-ricettivo della capitale.
Campania 8,8% (300.000-320.000) Costruzioni e infrastrutture (spinta PNRR), agroalimentare, turismo, manifattura tessile e logistica portuale.
Emilia-Romagna 8,5% (290.000-310.000) Meccatronica, packaging/macchinari automatizzati, biomedicale (distretto Mirandola), automotive di alta gamma e filiera del cibo.
Veneto 8,2% (280.000-300.000) Meccanica specializzata, lavorazione metalli, occhialeria, turismo internazionale, filiera enogastronomica.
Piemonte 7,1% (240.000-260.000) Riconversione automotive, aerospaziale, IT, meccatronica e lavorazione agroalimentare d’eccellenza.
Toscana 6,2% (210.000-230.000) Sistema moda (pelle, tessile, calzature), meccanica di precisione, farmaceutica, turismo e scienze della vita.
Sicilia 6,0% (200.000-220.000) Energie rinnovabili/  GigaFactory, edilizia e opere pubbliche, turismo e filiera agroalimentare.
Puglia 5,3% (180.000-190.000) Agroindustria, meccanica, turismo, ICT in forte crescita nei poli di Bari e Salento, transizione energetica.
Altre Regioni(Friuli-V.G., Liguria, Marche, Abruzzo, Sardegna, Calabria, Umbria…) 21,9% complessivo

Friuli e Liguria: Cantieristica navale, portualità, logistica.

Marche e Abruzzo: Distretti della calzatura, mobile, elettrodomestici in ristrutturazione.

Sardegna e Calabria: Filiera green, edilizia, risorse turistiche ed energetiche.

In estrema sintesi, tutte le regioni condividono tre dinamiche strutturali messe in evidenzia dai dati Excelsior:  1) Il peso del turnover generazionale (Circa l’80% delle posizioni aperte servirà a rimpiazzare lavoratori destinati al pensionamento nei prossimi anni. 2) La Trasversalità delle competenze (Skill Green: oltre il 60% dei profili ricercati richiede competenze orientate alla sostenibilità energetica e ambientale. Skill Digitali e Intelligenza Artificiale: più del 55% delle assunzioni previste richiede l’uso avanzato di strumenti informatici o la gestione di processi di automazione e integrazione dell’IA. 3) Il Nodo del Mismatch (difficoltà di reperimento). Raggiunge picchi regionali del 45-50% nel Nord Italia e nelle aree a vocazione industriale avanzata, principalmente per la carenza di profili con indirizzi tecnici e operai altamente specializzati.

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FONTI: Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Unioncamere, Excelsior, Cgil, Cisl e Uil, Inps, agenzie di stampa, stampa specializzata, comunicazioni dei gruppi interessati.

FOTO di repertorio

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