Come la stampa e la politica stanno affrontando il caso Ranucci-Lavitola è l’argomento di in un ampio servizio di professionereporter.eu. Spicca al fondo, tra tutte, una considerazione di Attilio Bolzoni su Domani del 19 agosto: “Comunque siamo qua in questa pazza e minacciosa estate, dove non sono i giornalisti a dare le notizie ma, i giornalisti, sono diventati loro stessi la notizia. Questo avviene quando il giornalismo non ha più sangue che scorre nelle sue vene, quando il giornalismo non ha respiro, quando è moribondo”.  

di Alberto Ferrigolo *

Fervono le discussioni nelle numerose, varie e variegate chat giornalistiche –ora di carattere sindacale, oppure nate per discutere particolari aspetti della professione, dell’editoria o dell’AI– intorno al caso Ranucci-Lavitola-Report.  Nelle quali ci si lamenta, da punti di vista diversi, per come viene trattato. Talvolta parteggiando troppo per la trasmissione di Raitre e il suo conduttore (“Report non si tocca”, a prescindere, “il giornalismo d’inchiesta è sotto attacco”), ma anche interrogandosi sulla “credibilità” del programma e della sua guida, per taluni compromessa. Interrogativi, dubbi, perplessità, come inossidabili certezze. Ci si schiera.Ma come si stanno comportando i principali quotidiani? Quale racconto e analisi mettono in campo? Come s’attrezza ciascuna testata, secondo le proprie tendenze, vocazioni e sensibilità giornalistiche e politiche?  Il “caso” è scoppiato nel bel mezzo dei vacanzieri mesi di luglio e agosto, quasi a voler smuovere le acque d’una trita routine tra glamour e notizie spesso anche drammatiche come guerre –Iran, Ucraina, Gaza– caldo, cambiamenti climatici, femminicidi. 

Verificare il movente. Bypassato il Ferragosto, il caso è tuttora in pieno svolgimento e sviluppo, ma l’impianto è che Valter Lavitola, reo confesso, è accusato d’esser il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Con un obiettivo: rafforzare la scorta del conduttore di Report. Gli investigatori vogliono vederci chiaro e verificare il movente, ma il Gip ne ha già respinto la lettura considerandola troppo semplice o fumosa. Guardando la copertura offerta dai giornali emergono quattro fotografie: l’attentato contro un giornalista-vittima è l’elemento su cui insistono in prevalenza la Repubblica e, con sfumature e accenti diversi, Il Fatto Quotidiano.

Ospiti e inviati. Il Corriere della Sera pone l’accento sul rapporto personale tra Lavitola Osipiti e inviati. e Ranucci, interrogandosi sul perché un giornalista investigativo abbia avuto una relazione così stretta, “fraterna”, con un personaggio controverso come Lavitola. Il racconto di via Solferino s’è molto concentrato sulle cene tra i due nel Bistrot Cefalù, ristorante e B&B di proprietà del faccendiere, ospiti possibili o eventuali gli inviati di Report, così come sulle sue visite in redazione. E poi su chat e telefonate tra i due amici. Un altro elemento del racconto riguarda la credibilità di Report e Ranucci: la domanda è se quest’ultimo possa continuare a condurre la trasmissione in considerazione d’un rapporto problematico con una propria fonte d’informazione. Ed è il tema su cui più sembrano puntare quotidiani come Il Giornale, Il Tempo, La Verità, Libero, prossimi alla Destra al governo.

Futuro governo. Poi c’è la questione del possibile “progetto politico” di Lavitola su Ranucci, storia esplosiva: l’idea di trasformarlo in un candidato da eleggere per -addirittura- la guida d’un futuro governo di centrosinistra. Infine, la questione del sondaggio sulla popolarità di Ranucci e la sua “discesa in campo”, argomento trattato dalle principali testate con pesi e interpretazioni differenti.  MielMINon solo Il Fatto e La Stampa e le altre testate, ma soprattutto Corriere e Repubblica che, nella vicenda, hanno due protagonisti in campo, essendo Paolo Mieli, ex duplice direttore e editorialista di via Solferino, e il neo direttore di Repubblica Stefano Cappellini stati sondati da Lavitola per formulare i quesiti del sondaggio medesimo.

Mieli e Cappellini. Ognuno di loro ha dato le sue spiegazioni. Il primo con un’intervista al Corriere (“Appena ricevo questo documento, credo senza neanche averlo letto, rispondo subito ‘è perfetto, meraviglioso, va benissimo così’”), il secondo con un editoriale dove dà conto ai lettori della conoscenza di Lavitola e di come è nato il suo coinvolgimento nel sondaggio (“Quanto al quesito, gli dico che le domande fondamentali sono due o tre”).

Rai e governo. Via via che col passare dei giorni si entra nella storia, la posizione di Repubblica cambia, rispetto all’iniziale difesa dell’autonomia di Report secondo il cliché Ranucci-vittima, Report sotto attacco (titolo del 12 luglio: “Inchieste Report mai condizionate da Lavitola”). Pur riconoscendo che il conduttore aveva un amico discutibile, il punto per la testata di via Cristoforo Colombo 90 a Roma è che un programma d’inchiesta si trova sotto forte pressione politica, posizione coerente con la storia di Repubblica per come ha storicamente interpretato il rapporto fra Rai, governo e giornalismo investigativo. Poi però l’arresto di Lavitola cambia tutto e Repubblica non si limita più alla semplice difesa di Ranucci. Il 10 agosto titola sul progetto di Lavitola di voler favorire l’ascesa politica del giornalista, mentre il 18 ricostruisce il progetto del faccendiere di proporre a Ranucci un “modello Santoro”, oltre alla possibilità di farsi produttore in proprio di Report.

Gratuita ospitalità. il Corriere? Il quotidiano diretto da Luciano Fontana è quello che più si occupa di “giornalismo di relazione” come sistema si potere, incentrato su un lavoro sistematico del “rapporto personale” tra i due protagonisti: il B&B di Lavitola, l’ospitalità gratuita degli inviati di Report nella sua struttura, le visite del faccendiere a via Teulada, cene, chat, telefonate, rapporti con altri giornalisti, nel sondaggio, nel progetto politico, nel coté del Bistrot Cefalù. Inchiesta nell’inchiesta che riscostruisce la “rete” dei rapporti.

Buoni e cattivi. Emblematico l’articolo del 13 luglio sul B&B in cui il giornale, non limitandosi a riferire l’accusa, cerca documenti, riscontri di documenti, tracce d’un possibile uso della struttura da parte di Report, registrando al tempo stesso la smentita da parte della redazione del programma di Raitre. Il Corriere non sembra scegliere chi nella vicenda è il buono, chi il cattivo, ma non appare nemmeno neutrale nei toni. E il 14 agosto pubblica una ricostruzione molto tagliente di Selvaggia Lucarelli sulla figura di Ranucci, dei suoi rapporti interni con stagiste e fonti, contribuendo a spostare il focus da Lavitola a Ranucci, al “sistema Report”.

Minacce e depistaggi. Su tutti, La Stampa punta invece di più sul “giallo investigativo” e molto meno sulla guerra politica, così com’è ora il tono del quotidiano torinese, da quando il 1° luglio Antonio Di Rosa ne ha assunto la direzione. Un tono decisamente non militante ma interrogativo su ciò che non torna nel rapporto Lavitola-Ranucci. Un caso giudiziario da dover decifrare, concentrandosi sui depistaggi, le minacce contenute nelle carte dell’inchiesta, passando al setaccio il passato politico di Lavitola. Un taglio alla ricerca di quel che ancora non si sa nel tentativo di mettere insieme i pezzi d’un intricato puzzle.

Carte dell’inchiesta. Il Fatto Quotidiano si schiera da subito a difesa di Ranucci, ma con attenzione alle carte dell’inchiesta giudiziaria. Il punto di vista principale sembra essere: non utilizzare il caso Lavitola per delegittimare Report. Il 14 luglio il quotidiano diretto da Marco Travaglio mette al centro lo scontro sulla sospensione delle repliche e l’accusa della Federazione Nazionale della Stampa al governo di voler mettere le mani sulle fonti dei giornalisti. Poi il 10 agosto, senza ignorare le carte giudiziarie, pubblica nella sua integrità la sostanza del quadro accusatorio sul sondaggio commissionato da Lavitola per soppesare la popolarità di Ranucci. Un punto che distingue Il Fatto da tutti: la vicenda personale di Ranucci nella storia non inficia la credibilità delle inchieste di Report. Argomento che però rischia di sottovalutare il problema deontologico del rapporto tra il giornalista e le fonti.

Le pulci agli altri. Quanto ai giornali della Destra, il paradigma Lavitola-Ranucci-Report cambia radicalmente. Qui non è più “un giornalista sotto attacco” e a rischio di censura, ma “il giornalista che per anni ha fatto le pulci agli altri” deve ora rispondere di se stesso. Capofila di questa linea è Il Giornale diretto da Tommaso Cerno. Il 18 agosto il quotidiano fondato da Indro Montanelli pubblica in esclusiva una telefonata tra Lavitola e Ranucci. Il Tempo, passato nelle mani di Daniele Capezzone dal 1° dicembre 2025, si chiede se Ranucci “depista”. Non è più un solo “deve chiarire”, ma anche un “potrebbe ostacolare” l’inchiesta e la sua ricostruzione. Qui entra in campo anche la politica e la vicenda giudiziaria si trasforma in un caso che riguarda il rapporto tra Report, la Rai, il governo, l’opposizione. Considerato che Fratelli d’Italia insiste vieppiù sulle verifiche su Report, sui compensi, sottolineando il silenzio del Pd. Poi, il 17 agosto Il Tempo pubblica l’elenco degli emolumenti dei redattori del programma di Raitre in un’inchiesta intitolata “Reportopoli”. Un documento interno Rai che nemmeno il Cda dell’azienda conosce, pur avendolo sollecitato più volte senza mai ottenerlo.

Sapere o non sapere. Il livello dello scontro s’innalza diventando al tempo stesso giudiziario, giornalistico, editoriale, politico. Ed è su quest’ultimo che i giornali si scontrano e si differenziano. Sulla stessa falsariga del Tempo anche Libero, diretto da Alessandro Sallusti. E La Verità di Maurizio Belpietro. Per tutti, non è però sufficiente puntare i riflettori su Lavitola quale mandante dell’attentato a Ranucci, ma bisogna guardare al rapporto del primo con il conduttore e al funzionamento di Report. Insomma, Ranucci “sapeva o non sapeva?”.  Tant’è che il 9 luglio La Verità titola: “La vera bomba su Ranucci: volevano facesse il premier”. E perché Lavitola stava costruendo un progetto politico attorno a Ranucci?  Con un concetto di fondo netto: Lavitola come fonte di Ranucci. E pure la doppia morale di Report. Duro con gli avversari, tenero con i prossimi. Le 70 puntate-inchiesta contro Meloni, la famiglia, gli affari.

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