La frase di un esponente di primo piano del governo e di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, sta provocando una tempesta che in questo finale di agosto rischia di travolgere il governo di Destra. Cirelli lancia un’apertura netta e spiazzante nei confronti di Roberto Vannacci e del suo nuovo movimento politico, Futuro Nazionale. “Mi auguro – ha detto l’esponente del governo Meloni – che si possa governare insieme a Vannacci. Se loro vogliono governare con noi, non vedo perché dovremmo escluderli”. Il palcoscenico è Ischia, a margine della presentazione del locale circolo di Gioventù Nazionale. Davanti ai giovani militanti del suo partito, il ragionamento di Cirielli sul leader del partito indipendente – ormai rotta l’intesa con la Lega – si fa articolato: “Chiamerei Vannacci e gli chiederei quali problemi vuole risolvere, se vuole fare il ministro, quali responsabilità intende assumersi e quali soluzioni propone”.
Poi la frase sul governare insieme che accende il caso politico cui si aggiunge un’autocritica sull’operato dell’esecutivo di cui fa parte: “Sulla sicurezza, oggettivamente, non abbiamo fatto ciò che le persone si aspettavano. Futuro Nazionale potrebbe imprimere una spinta maggiore o indurre Fratelli d’Italia a concentrarsi di più su questo tema”. E aggiunge: “Se oggi il 6 o 7% degli elettori vuole sostenere Vannacci, non si può attaccare né chi lo vota né chi riceve quei voti. Bisogna metterlo alla prova”. La sortita del viceministro provoca sconcerto al vertice del partito. Nel giro di meno di un’ora giunge la gelida puntualizzazione da parte di fonti ufficiali di Fratelli d’Italia: “Sono parole a titolo personale. Non è la posizione di FdI”.
Nel partito di Giorgia Meloni i commenti a caldo sono sferzanti (“Si è preso un colpo di sole…”, si lascia sfuggire qualche collega), pur sperando che Cirielli sia stato “male interpretato”. Sotto traccia, però, il dibattito è vivo: tra i meloniani si monitorano da settimane i sondaggi su Futuro Nazionale e una parte della base vede di buon occhio un’operazione che permetterebbe di “tornare un po’ a destra”. “Il dibattito è aperto, le alleanze si costruiranno nel tempo”, getta acqua sul fuoco la vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonella Sberna.
Tuttavia, dopo un serrato confronto con i vertici del partito, lo stesso Cirielli si vede costretto alla ritirata: parla di considerazioni “semplificate”, precisando che si trattava di valutazioni “personali” e “del tutto teoriche e ipotetiche”, e ribadendo che “l’ipotesi di un’alleanza elettorale con Vannacci non è in agenda e non se ne è mai parlato nel partito”. Per Cirielli si tratta del secondo caso mediatico a distanza di pochi mesi dal controverso e autorizzato incontro alla Farnesina con l’ambasciatore russo.
Nonostante i tentativi di smorzare i toni, le parole del viceministro lasciano il segno e minacciano di spaccare la coalizione. Da Forza Italia non filtrano commenti, ma gli azzurri apprezzano la rapida smentita di FdI. L’elettorato europeista e moderato di FI digerirebbe con estrema difficoltà una convergenza con l’estremismo di Vannacci.
Per il Carroccio, l’apertura a Vannacci è sale sulle ferite. Il nuovo partito Futuro Nazionale sta drenando consensi soprattutto all’elettorato leghista, ed è considerato una delle cause alla radice della crisi e delle fibrillazioni che attraversano la segreteria di Matteo Salvini(con i governatori del nord, come Attilio Fontana in Lombardia, che chiedono a gran voce più collegialità). Salvini evita di nominare l’ex alleato, ma attacca le sue proposte definendo una “sciochezza senza capo né coda” l’idea vannacciana del voto ponderato in base ai figli (“Più figli hai, più schede ti do”).
Dalle opposizioni la reazione è immediata e compatta. Per il Partito Democratico parla il senatore Filippo Sensi, che accusa: “Cirielli getta la maschera di FdI: si lanciano alla disperata caccia di Vannacci pur di non perdere le comode poltrone di governo”. Altri nel centrosinistra leggono l’episodio come il classico gioco del “poliziotto buono e poliziotto cattivo”, o come il sintomo evidente di un centrodestra a trazione sempre più radicale, pronto ad arruolare frange estreme pur di compensare il calo nei sondaggi.






