Per la quinta volta in sette anni l’iniziativa artistica del Ferrara Buskers Festival è a pagamento con la conseguente recinzione (vigilata) del centro cittadino. Il collega Andrea Musacci – una delle poche voci dell’informazione ferrarese che riesce ad analizzare i fatti e divulgarli con chiarezza – ha pubblicato sulla Voce di Ferrara-Comacchio un articolo sul perché questa chiusura si sposa con la sua definitiva commercializzazione. E come in tutto ciò c’entrino il marketing, un outlet, Hera e Ticketmaster…. Tra le concessioni degli sponsor va segnalata quella di Hera che, udite udite, permette di riempire gratis la borraccia solo fino a 0,6 litri. Dove? Alla sorgente urbana del Gruppo in piazza Trento e Trieste. Uno sforzo davvero ammirevole (sic) della società per azioni che, al pari di altre imprese, si bea di sostenere l’arte di strada anche se chiusa in un recinto che mette tristezza.
di Andrea Musacci *
«Un altro mondo è ancora possibile, vieni a sentire come suona»: così recitava l’invito per la conferenza stampa di presentazione del Ferrara Buskers Festival (FBF) 2026 con il lancio dell’iniziativa “Eco-Jungle”. Slogan che ne richiama un altro, quello del grande movimento di protesta e d’alternativa altermondialista contro il G8 di Genova del 2001. Mi chiedo cosa ci sia d’alternativo nel proporre, anche quest’anno, il Buskers festival a pagamento quando per sua natura dovrebbe essere libero e gratuito. Cosa ci sia d’alternativo nella privatizzazione di un evento e del centro storico per giorni, sequestrato con tanto di vigilantes privati a controllarne i varchi d’accesso. Ogni giorno, per entrare nell’area occupata dal festival, bisognerà sborsare 12 euro, con abbonamento per cinque sere a 25 euro (ingresso gratuito per under 13 e persone con disabilità). È la quinta volta che accade a Ferrara, dopo le edizioni del 2020, 2021, 2024 e 2025. D’altronde, nel 2024 in un’intervista a Ferrara Today Rebecca Bottoni, direttrice artistica del FBF, giustificava anche in questo modo l’introduzione del biglietto a pagamento: «Serve un pubblico che sia realmente interessato: gli 11 euro sono il prezzo minimo per evitare che la gente sia distratta»…
FUORI TUTTI, INIZIANO I BUSKERS!
Per cinque giorni, dal 26 al 30 agosto (con il 23 a Comacchio), il centro viene ripulito oltre che dai residenti, dai passanti e dai “senza nome”: i rom che chiedono la questua suonando la fisarmonica, i senza tetto, i mendicanti di ogni tipo, i venditori ambulanti, gli anziani, i disabili e le famiglie che amano godersi il centro prima o dopo cena, senza dover consumare e spendere nulla. «Il tuo contributo [il costo del biglietto d’ingresso] – recita un reel pubblicitario del FBF sui social – ti rende parte della comunità che da quasi quattro decenni custodisce l’ultimo territorio selvaggio della creatività. Proteggi un patrimonio culturale unico senza proprietari o padroni». «L’ultimo territorio selvaggio della creatività», «senza proprietari o padroni»: una retorica ammantata di spirito libertario per coprire un approccio commerciale. Retorica che porta gli organizzatori (si veda il comunicato stampa di marzo 2026) a dire che l’introduzione di un biglietto a pagamento «non ha penalizzato ma bensì conferito un forte valore agli artisti e alle loro performance». Come se il valore di un busker dipendesse dal prezzo per accedere all’evento…
LÀ DOVE VOLANO I SOLDI
Il lato economico è sempre più il motore principale del festival: infatti, come da anni ripetono gli organizzatori, per essere competitivi con le tante rassegne simili, per non farsi “rubare” gli artisti da queste, è concesso metterli in un recinto nel quale entri solo se sborsi soldi. A ulteriore conferma della profonda anima commerciale del FBF, a luglio 2025 Rebecca Bottoni è stata eletta presidente di “Imprese Cultura Confcommercio”. Come riporta il Carlino Ferrara, il consigliere Federico D’Anneo ha presentato così l’obiettivo della nuova creatura: «Sarà quello di far capire alle imprese il ruolo fondamentale sociale ma anche economico delle associazioni culturali, un vero e proprio volàno». Ecco a cosa servono arte e cultura, buskers festival compreso: a far da «volàno» alle (poche) attività economiche del centro. Visione, questa, totalmente spostata dall’Amministrazione comunale in carica, e non solo.
«LEVA DI MARKETING»
Sempre Rebecca Bottoni aveva aggiunto che «il nostro brand è molto forte». Più chiaro di così: il festival dei musicisti di strada ridotto a un marchio commerciale. D’altronde, durante la conferenza stampa si è parlato più delle associazioni di categoria che degli artisti. E sul sito di CNA Ferrara nella brochure intitolata «Perché fare Brand Integration con il Bukers Festival» è scritto: «Puntare sulla cultura: un investimento che conviene». Piena logica neoliberista. E poco oltre: «Cresce l’interesse delle imprese per la cultura, come leva di marketing e reputazione aziendale», oltre che per l’«affermazione del brand». Così viene spiegato, senza giri di parole, qual è il senso della “cultura” per le associazioni di categoria: aumentare i clienti, quindi i profitti. Punto. Nessun contenuto che elevi lo spirito della persona e delle comunità. Che sia l’arte rinascimentale, i buskers o Marilyn Manson, l’unica cosa che importa è che porti soldi, e a pochi.

NEL TEMPIO DEL CONSUMISMO
Se il busking è stato ormai totalmente introiettato nella logica consumistica, non stupisce la scelta di anticipare la rassegna 2026…in un outlet. Il 16 luglio, il 30 luglio e il 6 agosto, infatti, il FBF si è svolto al Castel Guelfo The Style Outlets. «Un assaggio dell’atmosfera che si respirerà dal 26 al 30 agosto 2026 a Ferrara»: invito, questo, che smaschera la volontà di ridurre quel bene comune rappresentato dal centro cittadino in un mero luogo commerciale, sempre più accessibile solo a chi consuma. Mancano, infatti, sempre più, spazi e dimensioni dove ritrovarsi senza dover spendere. Da luogo ai margini della città, il Centro commerciale la città l’ha trasformata a propria immagine e somiglianza. E, tornando all’outlet, si crea l’ennesimo paradosso per cui in uno spazio pubblico (la piazza di Ferrara) entri al FBF se paghi, mentre in un centro commerciale no. Così, quest’ultimo – vera e propria città di cartone – la si legittima maggiormente rispetto a un centro storico Unesco.
I SOLDI PUBBLICI
Di certo, però, non scarseggiano i finanziamenti pubblici: nel 2025 il Festival ha ricevuto oltre 216mila euro di contributi, di cui 44.200 dalla Regione, 110mila dal Comune di Ferrara, 19.500 dal Comune di Comacchio e 42.271 dal Ministero della Cultura. Senza contare l’art bonus: al 22 luglio scorso, a partire dal 2021, sono registrati 60mila e 200 euro di erogazioni liberali. E dal 2019 l’incarico per la consulenza tecnica per la gestione spazi e progetti sicurezza è assegnato allo Studio Sigfrida. Compenso anno 2025: euro 6832. Studio Sigfrida che ha quasi “l’esclusiva” negli eventi cittadini, essendo o essendo stato incaricato anche per l’incendio del Castello la notte di Capodanno, Ferrara sotto le stelle, Festival Internazionale, i concerti di Vasco Rossi e Ferrara Summer Festival.
L’ACQUA TE LA DÀ LA SPA
In seguito alle critiche registrate un anno fa, gli organizzatori del FBF han deciso per alcune “concessioni”: «al festival – ha spiegato Rebecca Bottoni – è possibile accedere con la propria borraccia, e questa non è scontata come scelta, dato che normalmente ai concerti non si può». In estate, una scelta scontata viene presentata come una gentilezza da parte di chi ha affittato il cuore della nostra città. Inoltre – c’è scritto sul sito del FBF – la borraccia si può ricaricare gratis solo fino a 0,6 litri. E dove? Alla Sorgente Urbana del Gruppo Hera in piazza Trento e Trieste. Ora è tutto più chiaro: si concede ai paganti di poter entrare con una propria borraccia per favorire Hera, main partner del festival.
Ma cos’è davvero Hera? Lo spiegano Forum Ferrara Partecipata e Rete Giustizia Climatica Ferrara nel presentare (nel 2025) una petizione per la gestione pubblica dell’acqua a Ferrara e provincia: «Hera è una società per azioni quotata in Borsa, a proprietà mista tra soggetti privati e pubblici […] e adesso i privati detengono la maggioranza assoluta delle azioni, pari al 54,2%», quindi Hera persegue «interessi aziendali finalizzati ad aumentare i propri profitti e distribuire lauti dividendi ai soci privati e pubblici, non a produrre un servizio pubblico efficiente e ambientalmente orientato». Nel 2023 Hera per i vari servizi che svolge (acqua, rifiuti, gas e luce) e nell’insieme dei territori in cui è insediata, «ha realizzato profitti per circa 375 milioni di euro e distribuito dividendi per 205 milioni, in crescita progressiva rispetto agli ultimi anni». Hera che, inoltre, ha fatto diventare l’ingresso al festival…una lotteria: «Con #genHERAZIONI, fino al 23 agosto puoi giocare e provare a vincere uno dei 150 ingressi per il Ferrara Buskers Festival…», recitava una mail promozionale.
L’IMPERO DI TICKETMASTER
E a proposito di ingressi, è Ticketmaster a gestire l’acquisto on line dei biglietti. Ma lo scorso aprile il sito del Wall Street Journal spiegava come un tribunale federale di New York «ha stabilito che Live Nation [la più potente società al mondo nell’organizzazione e promozione di eventi musicali] ha monopolizzato illegalmente il mercato dei biglietti per i principali concerti negli Stati Uniti, una vittoria per un gruppo di stati che l’accusavano di applicare prezzi eccessivi agli appassionati di musica e di fare pressioni sui locali affinché utilizzassero il suo servizio dominante, Ticketmaster».
LOCALI SBARRATI
Ieri sera, 26 agosto, ho notato che una nota pizzeria su corso Martiri della libertà, di fronte al duomo, aveva i due punti d’accesso al locale sul marciapiede sbarrati da altrettante transenne gialle. Indagando, ho capito il motivo. Versando 500 euro+iva al FBF, i locali e i negozi (dentro o fuori l’area buskers) potevano diventare partner ufficiali del festival, con tutti i privilegi annessi (ad esempio in termini di visibilità). Altrimenti, i gestori dei locali o negozi avrebbero potuto acquistare un massimo di 10 biglietti d’ingresso al festival al giorno a 6 euro per alcuni dei propri clienti. I gestori della pizzeria di fronte al duomo non hanno accettato, per una questione di principio, nessuna delle due proposte. Risultato? L’accesso al locale è stato transennato per fare in modo che vi possano accedere solo coloro che hanno prenotato un tavolo (e questi sono “scortati” al locale, e ritorno, da un volontario del festival), non permettendo quindi a chi si trova in piazza per il festival di potervi accedere liberamente.
CRITICHI IL FESTIVAL? ALLORA ODI FERRARA!
«Le critiche che negli ultimi tre anni ho ricevuto per il FBF non fanno danni a me ma all’intera città»: così ha detto Rebecca Bottoni nella sopracitata conferenza stampa. Per gli organizzatori, quindi, è scontata la totale identificazione tra il festival e Ferrara. E già questo è opinabile. Ma ancor più grave è il tentativo di liquidare ogni minima critica come ingiusta. Insomma, chi critica il FBF sarebbe nemico della città, a prescindere dal contenuto della critica, e quindi – ci chiediamo – andrebbe trattato come un “disfattista”, un “nemico della patria” in tempo di guerra?
IN DIFESA DI UN BENE COMUNE
Insomma, è da anni che gli organizzatori del Ferrara Buskers Festival e i loro sostenitori economici e istituzionali ci vogliono convincere che privatizzare il busking e la piazza siano due cose normali, naturali, anzi positive per tutte/i. L’esatto contrario di come, fino al 2020, ci han presentato il FBF. Una totale mistificazione della realtà, uno stravolgimento del senso del busking e della logica del bene comune: logica che si è perduta, demonizzata come «danno per la città», rappresentata come pretesa di pochi, come bizzarra idea di chi non ama né i buskers né Ferrara. Contro le acritiche standing ovation, chi scrive si schiera – invece – con coloro che in quelle transenne e in quei tornelli vedono esclusione, non apertura; profitti di pochi, non condivisione collettiva; mercificazione, non libertà. Torniamo a un Buskers Festival più semplice e accessibile: è quello che molti, compreso il sottoscritto, ha conosciuto e amato fin da bambino.
cortesia La Voce di Ferrara-Comacchio (lavocediferrara@gmail.com)




