domenica 6 Settembre 2026

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MOSTRE DA NON PERDERE / Modigliani studente al Meis / “Da Gaudi a Picasso” a Bologna

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Esistono pochissimi quadri che ritraggono Amedeo Modigliani (1884-1920), l’artista tormentato che ha cambiato per sempre il volto del Novecento. Tra questi spiccano quello della compagna e pittrice Jeanne Hébuterne e un disegno a matita di André Derain. In occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, domenica 6 settembre, arriva al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-MEIS di Ferrara un altro ritratto mai esposto prima, una tela realizzata da Matilde Levi Viterbo (1869-1959), pittrice e crocerossina durante la Prima guerra Mondiale. (Sotto a sinistra)

Entrambi ebrei italiani, Matilde ed Amedeo erano imparentati e uniti da una amicizia che legherà nel tempo anche le loro famiglie. Il quadro esposto al MEIS ritrae un giovanissimo Modì, riconoscibile per lo sguardo profondo e l’inconfondibile chioma ribelle, colto di scatto. Matilde Levi Viterbo lo realizzò mentre Amedeo era ancora studente all’Accademia, prima del suo trasferimento a Parigi che sarà il trampolino di lancio per affermarsi nell’arte e vivere l’atmosfera bohémien dell’epoca. La costellazione di artisti presentata al MEIS è però più complessa e racconterà non solo l’incontro tra Modigliani e Levi Viterbo, ma anche l’eredità che Matilde trasmise al figlio Dario Viterbo (1890-1961) che diventerà scultore, fino a quando le leggi razziali e l’avvento del nazismo non cambiarono nuovamente le carte in tavola.

La storia di Matilde Levi e di suo figlio Dario Viterbo restituisce il senso di appartenenza degli ebrei italiani alla cultura e all’identità nazionale, maturato dopo la fine dei ghetti e l’emancipazione. Animata da un profondo senso di cura e di amore per il prossimo, Matilde, durante la Prima guerra Mondiale, prestò servizio come crocerossina volontaria portando il proprio contributo al fronte. Matilde era pittrice, copista e miniaturista e incoraggiò il figlio Dario a seguire la propria vocazione artistica. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1913, Dario si dedicò alla scultura e alla gioielleria affermandosi nelle principali esposizioni italiane. Trasferitosi a Parigi nel 1925, espose accanto ad artisti come Giorgio de Chirico e Pablo Picasso, fino a ottenere una sala personale alla Biennale di Venezia del 1932. Nella capitale francese ospitò la figlia di Amedeo Modigliani, Giovanna, e poi insieme al fratello dell’artista, Giuseppe Emanuele, si avvicinò al gruppo degli antifascisti italiani in esilio.

Con l’invasione nazista della Francia nel 1940 fu costretto a lasciare lo studio di Parigi, dove erano conservate tutte le sue opere, trovando rifugio a New York. Impossibilitato temporaneamente a proseguire la sua attività di scultore, sviluppò una personale tecnica incisoria, la “stampa a cesello”, utilizzando gli strumenti della lavorazione dei gioielli per ottenere effetti pittorici attraverso diversi spessori di inchiostro. In quella situazione di profondo disagio, mentre Viterbo cercava un nuovo modo di far vivere la sua arte, a dargli sostegno fu la moglie Ada Vera Bernstein, che si affermò come modista affascinando le signore dell’alta società di New York, da Eleanor Roosevelt alla moglie di Arturo Toscanini Carla De Martini, che non poterono fare a meno dei cappellini che confezionava. Nonostante la lontananza dall’Italia, Dario mantenne un dialogo con la madre attraverso lunghe lettere nelle quali raccontava i propri progressi artistici. Interrotta durante la guerra, la corrispondenza riprese al termine del conflitto testimoniando il loro profondo legame fino alla fine della loro vita.

Questo percorso verrà raccontato al MEIS da un allestimento all’ingresso del museo con il ritratto di Modigliani proveniente da una collezione privata; due “stampe a cesello” di Dario Viterbo, realizzate dopo la sua fuga dall’Europa; degli oggetti appartenuti a Matilde Levi Viterbo durante la sua attività da crocerossina; dei suoi studi anatomici e alcuni documenti e volumi provenienti alla Biblioteca del MEIS. Domenica 6 settembre sono previste quattro visite guidate gratuite, alle 11 e alle 18.30 con il Curatore del MEIS Davide Spagnoletto, studioso di Dario Viterbo, e alle 12 e alle 16 a cura delle guide del MEIS. Per prenotare, basta chiamare il numero 342 5476621 (attivi da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00) e scrivendo a eventi.meis@orologionetwork.it. L’allestimento sarà visitabile fino a domenica 11 ottobre. (Nota del Meis)

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La Barcellona di inizio Novecento a Palazzo Albergati di Bologna

Da Gaudí a Picasso: l’energia travolgente della Barcellona di inizio Novecento, i sogni dei caffè bohemien, la luce del mediterraneo, la nascita dell’Arte Moderna sbarcano dal 6 ottobre al 29 marzo 2027 a Bologna,  a Palazzo Albergati, in una mostra di oltre 100 capolavori mai visti prima in Italia, provenienti della prestigiosa Collezione Carmen Thyssen. Sulle fondamenta di antichi edifici residenziali posti in Via Saragozza, 28, a Bologna, a partire dal 28 aprile 1519, iniziò la costruzione dell’odierno Palazzo Albergati – edificato dall’omonima e importate famiglia bolognese – nato dal progetto architettonico attribuito a Baldassarre Peruzzi (o a Domenico da Varignana).


Un viaggio affascinante in una città vibrante, Barcellona, nel suo momento di massimo splendore creativo, tra maestri visionari e giovani geni destinati a cambiare la storia dell’arte. Dalle intuizioni di Gaudí, Picasso, Miró e Dalí, fino alle affascinanti scoperte di artisti straordinari come Rusiñol, Casas, Nonell e Graner, la mostra svela un patrimonio unico. Tra il ritmo dei primi tram e il fermento di inizio Novecento, il visitatore esplorerà opere a lungo custodite nelle dimore private della baronessa Thyssen, in un’anteprima mondiale straordinaria prima del loro definitivo approdo al nuovo Museo Thyssen di Barcellona. Con l’omaggio a Gaudi, nell’anno del centenario dalla sua scomparsa, si riscoprerà il genio dell’architettura modernista. Una mostra che è un tributo ai grandi maestri in un percorso straordinario che affianca Picasso, Miró, Dalí, Casas e Rusiñol. Oltre allo straordinario fascino estetico, la mostra costituisce un invito alla scoperta: quella di un periodo unico e irripetibile che va dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento, quando a Barcellona si incrociano le traiettorie di grandi artisti e architetti. Alcuni sono nati nella città stessa, altri sono arrivati dal resto della Spagna, dall’Europa o dal Sud America. Tutti loro hanno mantenuto un intenso dialogo con Parigi e hanno contribuito a gettare le basi della grande rivoluzione artistica che avrebbe dato origine alle avanguardie del XX secolo, dal cubismo al surrealismo.

Orari apertura Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00, la biglietteria chiude un’ora prima) / Aperture straordinarie Domenica 1° novembre 10.00-20.00 Martedì 8 dicembre 10.00-20.00 Giovedì 24 dicembre 10.00-17.00 Venerdì 25 dicembre 16.00-20.00 Sabato 26 dicembre 10.00-20.00 Giovedì 31 dicembre 10.00-17.00 Venerdì 1° gennaio 12.00-20.00 Mercoledì 6 gennaio 10.00-20.00 Domenica 28 marzo 10.00-20.00 Lunedì 29 marzo 10.00-20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti La prenotazione, tramite il preacquisto del biglietto, è fortemente consigliata. È possibile acquistare i biglietti di ingresso anche in sede  Intero euro 16,00 / Ridotto euro 14,00 Dai 65 anni (con documento); ragazzi da 11 a 18 anni non compiuti; studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento); appartenenti alle forze dell’ordine; diversamente abili; giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti); possessori card Arthemisia; possessori biglietti mostre Arthemisia in corso. / Ridotto gruppi € 13,00 Prenotazione obbligatoria, min 8 max 25 pax, microfonaggio obbligatorio /  Ridotto scuole € 5,00 Prenotazione obbligatoria, max 25 pax, microfonaggio obbligatorio per le scuole secondarie / Informazioni e prenotazioni Tel. 051 030141 info@arthemisia / Scuole e gruppi 051 030141 didattica@arthemisia.it

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