di Piero Di Antonio
— Un aspetto irritante che si è colto al primo impatto con il raduno dei Maga per Trump, ieri pomeriggio a Ferrara, è l’atteggiamento vittimistico che lo pervade, di sottofondo, ma che è affiorato in qualsiasi intervento o commento. E’ un costante ripetere: “Nonostante tutto noi siamo qui”. Nonostante tutto, cosa? Quel nonostante è il voler catturare la benevolenza di chi resta scettico e se ne sta a bordo campo, o di strappare l’applauso degli amici, i compagni della grande traversata. In altre parole, è un far sapere di essere appena usciti dalle catacombe con la forza di una fede incrollabile, dopo anni di segregazione. Perché è lì che il potere dominante ti ha costretto a stare, in silenzio, da clandestino della vita che fugge dalle persecuzioni di chi vuole impedire che il tuo verbo, le tue convinzioni e la verità possano essere condivisi con gli altri, ovviamente all’oscuro del grande complotto e del silenzio che avvolge l’impresa.
Tra i duemila e più fan, a dire il vero, non c’erano facce di perseguitati, forse più facce di mille battaglie perse nel rincorrere idee generiche e a tratti strampalate, slogan che volano troppo in alto per essere afferrati e condivisi. A prima vista, e con buona probabilità di fare centro, gli Italiani con Trump non sembrano vivacchiare sotto i ponti o al freddo delle catacombe. E’ gente che finora ha vissuto e vive anche bene, da ceto medio tranquillo, e che negli ultimi tempi ha deciso di dichiarare guerra a coloro che rivendicano diritti non conformi ai loro pregiudizi, cioè la sinistra.
IL SINDACO ACCOLTO COME UNA STAR: “SONO OCCIDENTALE, MASCHIO, BIANCO…”
Una delle star del pomeriggio italiano nel nome di Trump è stato il sindaco Alan Fabbri, accolto da applausi, incitamenti e ringraziamenti per aver accettato di ospitare il raduno. Fabbri ha tenuto a presentare Ferrara come una città aperta, al contrario delle altre emiliane “così democratiche e disponibili da essersi rifiutate di farlo”. “La segretaria del Pd ferrarese, Giada Zerbini ha detto che il sindaco non va in consiglio comunale ma va dai Maga (applausi)… invece questa è la democrazia. Ci tenevo molto perché oggi la stampa locale e nazionale parla della vostra convention come qualcosa di alternativo rispetto al pensiero unico”.
ECCO CHI SONO…
Non sono mancate frecciate al Partito democratico che in queste ore si sofferma a parlare del voto in America “dove è stato eletto il primo senatore islamico”. “Gente – ha detto Fabbri – che vuole farci diventare, noi e tutta l’Europa, qualcosa di diverso”. Poi un finale che è sembrato avere il timbro di Giorgia Meloni: “Io sono occidentale, sono un maschio, sono bianco, ho 47 anni: ho sempre difeso i diritti di ognuno e la libertà. Sono orgoglioso di essere qua”. E’ sembrato più di un saluto o di un discorso di accoglienza. Che Alan Fabbri abbia voluto lanciare dal raduno Maga la sua corsa verso Roma? Sarà il tempo a rispondere.
All’Expo gli Italiani con Trump si sono ritrovati forse nel giorno meno felice nella storia Maga: la disfatta alle elezioni di midterm. “Voi non sapete _ si è affrettato a scandire dal palco il promotore del raduno, Andrea Colombini, che si è fatto precedere dal pucciniano “Nessun dorma” con un inappropriato “Vincerò” – che le elezioni di metà mandato non valgono granché. Non ci interessano”. Provi a dirlo all’afflitto presidente americano se valgono o meno, lo dica a Rubio sul punto di dimettersi, o a Vance che si è detto contrario alla guerra all’Iran, oppure presti l’orecchio a quei neosenatori votati da giovani e donne decisi a far prevalere altri valori rispetto a quelli, legati a interessi più terreni, dell’attuale classe dirigente americana.
Gente sovranista con un nemico dichiarato, il globalismo, che si rifugia nei confortevoli e gratuiti temi dell’identità per non dover stare a guardare e analizzare fatti e fenomeni nuovi che arrivano ad esempio dall’Asia ma che non possono essere liquidati come un’avanzata comunista. Tra le righe dell’accorato discorso dei perseguitati si coglie, invece, la volontà di scardinare grandi istituzioni, come l’Europa e l’euro, così come desidera l’uomo della Casa Bianca e il suo amico al Cremlino, oppure trasformare in qualcosa di diverso la ricerca scientifica e sanitaria che hanno fatto fare al mondo passi da gigante. I vaccini restano, lo confermano le parole lanciate sotto la grande tenda dell’Expo, i grandi obiettivi: si ha la sensazione, ascoltandole, che il mondo Maga si sia cementato proprio nella lotta no-vax e che da lì sia partita la grande volata verso il mondo nuovo aperto dal palazzinaro miliardario approdato per due volte al potere massimo: il governo degli Stati Uniti.
GLI ATTACCHI DEI MAGA ITALIANI AL RADUNO DI FERRARA
Il raduno è stato un successo di partecipazione, anche se carente di significati apprezzabili nell’accezione che si vuol dare all’essere liberali e democratici. I due promotori, Gianmarco Landi, analista finanziario con un passato in Forza Italia, e Andrea Colombini, direttore d’orchestra e fondatore del progetto MIGA (Make Italy Great Again) sono apparsi soddisfatti. Entrambi sono diventati noti nel mondo Maga per le posizioni no-vax che hanno espresso durante gli anni della pandemia e della campagna vaccinale. Non a caso Colombini, nel suo intervento, ha confessato il sogno di vivere in un’Italia come l’America, senza vaccini. I due non si sono limitati, comunque, a presentare l’appuntamento di Ferrara come un semplice sostegno italiano alla politica di Trump; sono decisi a creare le basi di un movimento che si ispiri all’esperienza Maga. Insomma, si fingono per ora distanti dalla politica, anche se di politica, da quel che si sente, ne fanno parecchia.
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NOTA. A proposito di vaccini. Negli Stati Uniti un altro bambino è morto per il morbillo. E’ il secondo cado caso in pochi giorni. In tutti gli Stati Uniti, dall’inizio del 2026 al 29 ottobre, i casi confermati sono stati 4.852.






