Le destre festeggiano la “bocciatura” della legge regionale sugli affitti brevi per mano della Consulta. Ma è nell’intreccio tra emergenza abitativa e rendita turistica che, da qui in avanti, si giocherà gran parte della credibilità politica dell’amministrazione bolognese e della Regione Emilia.

di Pier Francesco Di Biase *

— Nonostante l’ormai pluriennale consuetudine, fa sempre una certa impressione osservare i tripudi con cui le destre italiane, ogni qualvolta la cronaca gliene dia l’occasione, accolgono gli inciampi e le battute d’arresto di qualsivoglia lotta contro le disuguaglianze indotte dal cosiddetto capitalismo estrattivo. Ultimo caso, in ordine di tempo, la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha parzialmente accolto i ricorsi contro la legge regionale in materia di affitti brevi e overtourism.

La sentenza, è bene ricordarlo, non rigetta l’impianto della legge e men che meno la motivazione che l’ha generata, considerandola invece «meritevole di attenzione». Ma si limita a individuare una «sproporzione» rispetto all’estensione delle nuove norme a tutto il territorio regionale, e una «disparità irragionevole» tra gestori di locazioni turistiche e omologhi di strutture ricettive extra alberghiere. Niente che non si possa sistemare, dunque. Ma tanto basta, ai padronali, per stappare qualche bottiglia di quelle buone.

Sfiga vuole, per le vestali del privilegio, che mentre queste sono impegnate a darsi di gomito ci sia sempre qualcuno, in quel covo di komunisti che sono le redazioni di giornale, che sceglie di mettere in pagina moniti e allarmi di enti e associazioni che alle disuguaglianze tentano ogni giorno di mettere un freno, ciascuna secondo le sue possibilità. E così è stato anche in questa occasione, con l’ennesima denuncia di Antoniano, Caritas, Cucine Popolari e Laboratorio di Salute Popolare circa l’aumento esponenziale dei loro assistiti, istigato dal caro vita e dalla crisi abitativa (qui).

Poiché non si sta comunque parlando di sprovveduti, può essere inutile ricordare che la destra sa, agendo in tal modo, di incontrare terreno fertile tra una popolazione residente sempre più intollerante verso povertà vecchie e nuove (qui), e associazioni di categoria che non fanno mistero della loro “idea” di città (qui), consapevoli dell’influenza che sono in grado di esercitare sulla fetta più consistente della maggioranza di Palazzo d’Accursio, a causa di alcuni giochi d’incastro politico brillantemente raccontati da Giampiero Moscato in tempi meno sospetti degli attuali (qui).

Per usare un garbato eufemismo, non è certo una novità che una parte considerevole di questo “mondo traverso” tra i due schieramenti non abbia in gran simpatia Coalizione Civica e le sue battaglie. E allora forse non è un caso di ostinazione ideologica, bensì un suggerimento tattico alla sua controparte “moderata” di centrosinistra, quello che Forza Italia fa recapitare alla Giunta con la sua proposta indecente di convertire gli spazi del Municipio Sociale Làbas, sede tra gli altri proprio del Laboratorio di Salute Popolare, in alloggi Erp da destinare al contrasto dell’emergenza abitativa, criticando contestualmente i risultati ottenuti in materia dalla vicesindaca Emily Clancy e dalla Fondazione per l’Abitare (qui).

Una provocazione destinata come sempre a cadere nel vuoto, salvo imponderabili sorprese da qui alle elezioni, ma che ben rende l’idea di quale sia il reale obiettivo di certi ambienti, considerata pure l’innegabile difficoltà del centrodestra a proporsi come alternativa credibile per il governo della città: fare del benaltrismo in attesa di qualche sentenza, sperando che nel frattempo qualcuno a Palazzo d’Accursio abbocchi.

Ciò detto, se da un punto di vista urbanistico le interviste rilasciate dalla vicesindaca (qui) e dall’assessore Laudani (qui) confortano chi si augura che all’esplosione del mercato degli affitti brevi venga finalmente posto un freno almeno a Bologna, i riflettori si spostano necessariamente sul settore turismo. Un ambito in cui però l’amministrazione ha già dovuto battere in ritirata, quando alla proposta del sindaco di alzare la tassa turistica hanno fatto da contraltare i peana delle solite associazioni di categoria, che hanno rilanciato chiedendo una riduzione del tributo e una ricollocazione dei suoi proventi sulla promozione turistica della città.

Tuttavia, è proprio nell’intreccio tra emergenza abitativa e rendita turistica che, da qui in avanti, si giocherà gran parte della credibilità politica dell’amministrazione. Perché se la seconda variante del Piano Urbanistico Generale dovesse essere approvata unitamente a una modifica peggiorativa della tassa di soggiorno, magari a scapito del settore cultura cui in questi anni sono stati dedicati gran parte dei ricavi, la strategia della maggioranza si risolverebbe in un gioco delle tre carte che ottiene l’agognata limitazione alla rendita in cambio di un contentino economico ai soliti noti, sacrificando almeno in parte le ragioni dei più fragili e dipendenti dalle finanze pubbliche. Un’eventualità ancora remota, per fortuna, che avrebbe però di certo gravi conseguenze sull’umore di coloro che ancora credono alla preminenza della politica sull’economia.

* caporedattore Cantiere Bologna

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