Il più giovane campione del mondo di Formula Uno, Kimi Antonelli, non poteva non essere emiliano. Nato e cresciuto nella terra dei motori (Ferrara, Lamborghini…) e dei grandi piloti, uno su tutti Valentino Rossi. Ma anche della sua gente che sa restare con i piedi per terra, che sa sempre ripartire anche nelle condizioni avverse, che manifesta quella semplicità che fa di questa terra un luogo speciale, dove nascono campioni predestinati, che si affermano giovanissimi e dove il ruolo della famiglia e della comunità assume un ruolo davvero speciale.
Kimi Antonelli è un orgoglio dell’Emilia e della Romagna, non solo dell’Italia. Qui, lungo le strade e nei circuiti, l’amore per la velocità con le gare a chi stacca per ultimo dall’acceleratore scorre nel sangue di tutti, dai giovani ai più attempati amanti dei motori, altro che generazione hippy o Easy Rider. E’ una religione vitale, un modo di interpretare la vita anche in curva o nei sorpassi.  Qui i motori rombano e cantano al pari di quei cantautori orgoglio di quella creatività emiliana che riesce a espandersi nel resto d’Italia e nel mondo. Stavolta a esaltare l’impresa di un ragazzo educato – la cui famiglia ha preteso che continuasse gli studi, tirandolo su a lasagne e tortellini – è una macchina tedesca, la Mercedes, ma conta poco.
“Andrea”, sussurra commossa mamma Veronica via radio dal box con la cuffia sulle orecchie. Lo chiama così, non  Kimi. Il benedetto figliolo piange nell’abitacolo: “Thank you so much”, la tensione è tanta. . E’ di Bologna, ha vent’anni due mesi otto giorni, corre sulla Mercedes e porta il numero 12 di Ayrton Senna. Antonelli è il campione del mondo in Formula Uno con nove Gran premi vinti. Il più giovane di sempre. Ha già deciso che anche nella prossima stagione conserverà sulla sua monoposto il numero 12, al posto dell’1 che gli spetterebbe come campione del mondo.

E’ una favola bella quella di Andy, come lo ha chiamato più volte la madre. Con la febbre per i motori a undici anni, mostra talento con i kart.  Molto del merito di questa impresa va comunque riconosciuto a Toto Wolff,  che ha intuito le qualità del ragazzo d’oro mettendolo subito sotto contratto. Poi l’ha seguito lungo il percorso nell’Academy di Brackley. Fino a lanciarlo l’anno scorso sulla monoposto lasciata libera da Hamilton. In Germania gli davano del matto per aver affidato la macchina a un minorenne senza esperienza. “Sono stati giorni difficili, piovevano critiche”, ha ammesso il boss nel vortice della felicità.

E nel giorno del trionfo, Piero Ferrari dice che Kimi gli ricorda Niki Lauda non riuscendo però a nascondere il rimpianto di non vederlo sulla Rossa di Maranello. A delineare la personalità del neo campione del mondo è stato lo stesso coach della Mercedes, Wolff: “Questo talento vincente è il risultato di tanti fattori, ma senza le sue capacità, l’integrità, la modestia, il carattere, la personalità, le lacrime e l’impegno che ci ha messo assieme ai sacrifici dei genitori, non sarebbe successo niente”.
IL GRAN PREMIO DEL TRIONFO
Un italiano vince il titolo 73 anni dopo Alberto Ascari, un milanese, che lo conquistò nel 1953, con la Ferrari. Era l’automobilismo in bianco e nero. Oggi l’abbraccio travolgente del pubblico di Città del Messico, la voce di Pavarotti che spande nell’aria il suo “Vincerò”, e le tante bandiere che accolgono Antonelli dopo una gara vinta da Verstappen davanti a Hamilton, undici mondiali in due.
Il trionfo è arrivato alla fine di 71 giri ad alta tensione, circuito a 2200 metri sul livello del mare, 27 gradi sull’asfalto, niente nuvole e niente pioggia ma l’aria rarefatta che mette in crisi il turbo e i freni. I duelli in pista, soprattutto quello in casa Ferrari, imponevano prudenza e il baby fenomeno è stato bravissimo anche in questo. L’aveva detto a chiare lettere alla vigilia, scattando dal quarto posto in griglia con il match point in tasca: “Non penserò al campionato. Devo partire bene per puntare al podio, voglio assolutamente star fuori dai casini”.
Così è stato, con una difficoltà in più perché le partenze sono state due. La seconda per la bandiera rossa sventolata al giro 45, causa l’incidente spaventoso ma senza conseguenze, che ha coinvolto. Antonelli ha corso sulle uova, badando al sodo e difendendo la posizione che valeva oro. Ha fatto felici anche i rivali, perché il suo successo fa bene a tutto il Circus. “Sono fiero di lui”, esclama Verstappen. Hamilton concorda: “Enormi congratulazioni, sono stato testimone di un evento storico”. Ai lati del nuovo campione i due leoni lo issano sulle spalle sollevandolo in cielo, mentre la superstar trasparente dice al microfono, rivolto alla squadra e al resto del gruppo: “Ce l’abbiamo fatta, è un momento che vivrà per sempre”.
Lo svolgimento della corsa passa così quasi in sottordine rispetto all’emozione finale. Il colpo basso di Leclerc in curva uno che ha negato il successo al compagno di squadra, gli incidenti, le safety car, le penalizzazioni, la polemica nel paddok Ferrari. Tutto è già in archivio rispetto a quello che è successo poi. Indimenticabile. E’ stata una festa di famiglia allargata, i tantissimi amici ovunque collegati in video e i suoi arrivati sabato dall’Italia: i genitori Marco e Veronica, la sorellina Maggie truccata per Halloween. Nel pomeriggio dopo le qualifiche sono stati assieme, una cena tranquilla parlando delle cose di tutti i giorni. Con la volontà tenace di tenere in disparte l’emozione del D-Day che stava arrivando.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui