A tre giorni dall’inizio dei Mondiali, Michael Platini ha depositato una denuncia penale contro Gianni Infantino, suo ex collaboratore ai tempi della UEFA e oggi presidente della FIFA, per “traffico di influenze”, “cospirazione per diffamazione” e “denuncia calunniosa”. Il fascicolo è già sul tavolo del giudice istruttore capo di Parigi, che dovrà nominare un magistrato per istruire il caso. La denuncia non risparmia nessuno. Nel mirino di Platini finiscono anche Marco Villiger, ex direttore legale della FIFA, e Domenico Scala, già presidente del comitato di audit e conformità: due uomini che, secondo l’avvocato di Platini, Olivier Baratelli, “lavorarono per impedirgli di essere eletto presidente della FIFA nel 2016”.
In parallelo, Platini ha aperto un fronte civile presso il tribunale di Marsiglia – foro competente per la sua residenza a Cassis – chiedendo il risarcimento degli stipendi che avrebbe percepito come presidente FIFA se non fosse stato travolto dal FIFAgate del 2015. La logica è semplice quanto ambiziosa: dimostrare che senza quella “cospirazione” sarebbe stato lui, e non Infantino, a guidare il calcio mondiale. Un’udienza preliminare è fissata per l’8 dicembre; a metà settimana sarà notificato un atto di citazione alla sede FIFA di Zurigo.
