IL CONGRESSO ordina a Trump il ritiro dalla guerra in Iran. Quattro Repubblicani si schierano con i Dem

La Camera dei Rappresentanti ha votato una risoluzione che impone al presidente Trump di ritirare le forze statunitensi dall’Iran o di ottenere l’autorizzazione del Congresso per proseguire il conflitto. Una misura dal peso politico enorme, già prossima all’approvazione a maggio, quando i leader repubblicani l’avevano ritirata dall’aula per scongiurare una sconfitta imbarazzante, per il partito e per il presidente.

I voti non c’erano. E nei giorni successivi non era chiaro se la situazione fosse cambiata. La guerra si prolunga ormai da quattro mesi, Trump ha mostrato di non riuscire concluderla, e l’opposizione interna al partito continua a crescere in modo silenzioso ma costante. Tre repubblicani della Camera si erano già schierati con i Democratici su una risoluzione analoga il mese scorso, bocciata per un soffio in seguito a un pareggio.

Stavolta i leader Repubblicani non potevano più procrastinare: i Democratici hanno invocato la War Powers Resolution, che obbliga a esaminare tali misure entro un termine preciso. La risoluzione è stata votata da tutti i deputati Democratici e da quattro Repubblicani. Trump ha finora sistematicamente respinto qualsiasi tentativo del Congresso di limitare i suoi poteri in tempo di guerra. E il Partito Repubblicano ha in larga parte rinunciato alle proprie prerogative costituzionali in materia, rimettendosi ripetutamente alle sue decisioni.

Al Senato, una manciata di Repubblicani dissidenti si è già dissociata dal presidente, votando a favore di una misura simile. I senatori repubblicani hanno inoltre costretto Trump ad abbandonare la richiesta di un miliardo di dollari per la sicurezza della sua sala da ballo, e a rinunciare al piano del Dipartimento di Giustizia per un fondo federale destinato a risarcire chi accusa il governo di persecuzione. Le incrinature nel fronte compatto del partito, in vista delle elezioni di medio termine, sono sempre più visibili.

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Per anni, la morsa di Donald Trump sui repubblicani al Congresso è stata vista come una presa immortale e inattaccabile: una realtà politica in cui opporsi al leader significava andare incontro a un esilio certo. Quella morsa ha visibilmente ceduto. Con uno voto storico finito 215 a 208, la Camera ha approvato una risoluzione che frena il potere del presidente sulla guerra per limitare la campagna militare in Iran, iniziata tre mesi fa. Per il Washington Post si è trattato di uno sviluppo sorprendente che ha segnalato un cambiamento di rotta: per una fazione crescente del Partito Repubblicano, il timore di una guerra infinita e rovinosa ha eclissato finalmente il timore dell’ira di Trump.

Questa “ribellione” è stata resa possibile dalla defezione di un gruppo cruciale di Repubblicani che hanno scelto il dovere costituzionale al posto della fedeltà al partito. I rappresentanti Thomas Massie del Kentucky, Brian Fitzpatrick della Pennsylvania, Tom Barrett del Michigan e Warren Davidson dell’Ohio hanno attraversato l’aula per unirsi a un fronte democratico appena unificato. Insieme al voto ribaltato del rappresentante Jared Golden del Maine, questi quattro repubblicani hanno spezzato il fronte unito su cui la Casa Bianca faceva affidamento.

In una dichiarazione rilasciata poco dopo il voto, il deputato Davidson ha difeso la sua decisione: «Solo il Congresso ha l’autorità costituzionale di dichiarare guerra, e i nostri elettori chiedono una strategia chiara, non un impegno a tempo indeterminato». Secondo un recente sondaggio del Wall Street Journal, il 64% degli elettori definisce il conflitto un errore, i prezzi altissimi della benzina inoltre minacciano i seggi del GOP in vista delle elezioni di medio termine: questo gruppo di deputati repubblicani ha dichiarato che la sopravvivenza alle urne conta più della cieca lealtà a Mar-a-Lago.

Per ora il voto della Camera dei Rappresentanti è un atto simbolico. Qualora la risoluzione venisse approvata da entrambe le Camere, la possibilità per il Congresso di obbligare un presidente a ritirare le truppe resta giuridicamente controversa. In ogni caso Trump può  mettere il proprio veto e quindi annullarne gli effetti concreti. A quel punto la risoluzione avrebbe bisogno di due terzi dei voti in entrambe le Camere, per passare. Al momento è impensabile che accada.

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