di Paolo Cordova *
(New York ) – L’abbattimento di un elicottero americano Apache da parte delle forze iraniane ha dato il via a una escalation di bombardamenti da parte degli Stati Uniti dopo che il presidente Trump aveva ordinato una risposta “molto potente”. Dal Pentagono è stato annunciato che si stanno svolgendo attacchi “di legittima difesa” contro l’Iran su ordine del capo della Casa Bianca. L’Iran ha definito la ritorsione americana “un pretesto”. Resoconti non confermati riferiscono che i bombardieri e i missili statunitensi in tre differenti ondate hanno colpito Minab, le basi navali di Sirik e Jask, una postazione della contraerea a Bandar Abbas e il porto di Qeshm, ovvero aree con infrastrutture militari utili al controllo dello Stretto di Hormuz.
Secondo il New York Times i missili hanno centrato basi militari e navali, impianti radar e batterie di artiglieria in cinque località lungo la costa meridionale dell’Iran. Lo speaker della Camera, Mike Johnson, ha dichiarato di essere stato informato in anticipo degli attacchi, che ha definito “proporzionati e limitati”. Johnson ha affermato che i bombardamenti sono “diretti contro l’ingiustificata aggressione iraniana” e “mirati ai loro radar, ai missili e ai siti di comando e controllo”. Paradossalmente il cessate il fuoco tra Israele e Iran regge anche se il Libano continua a bruciare. Non è un controsenso ma la situazione – a tratti paradossale – che segna il centesimo giorno dall’inizio della campagna israeliana contro Hezbollah nel contesto più ampio della guerra con l’Iran.
I due piloti dell’elicottero americano abbattuto sono stati tratti in salvo con una tecnologia speciale creata per questi scopi. L’operazione è stata compiuta con un drone navale che ha recuperato i due membri dell’equipaggio, che avevano trascorso circa due ore in acqua. È stato il primo salvataggio in mare portato a termine da un drone della Marina americana, ha precisato il portavoce del Centcom, Tim Hawkins. In precedenza, non era chiaro se l’Apache fosse stato abbattuto da fuoco iraniano o avesse subito un guasto meccanico.
La replica di Teheran
La risposta di Teheran ai recenti attacchi americani è stata pressoché immediata. L’esercito iraniano ha preso di mira e “distrutto quattro obiettivi principali, tra cui gruppi di caccia F-35 in una base aerea e il centro di comando militare statunitense” ad Azraq in Giordania. In precedenza, le Guardie rivoluzionarie avevano annunciato di aver lanciato un attacco con droni contro una base navale USA anche in Bahrein. Altri missili iraniani sarebbero stati avvistati in Bahrein. In seguito, il ministero degli Esteri iraniano ha richiamato alla “responsabilità legale e morale” tutti i Paesi della regione, in particolare quelli situati a sud del Golfo Persico, “affinché impediscano alle forze statunitensi e al ‘regime sionista’, l’uso dei loro territori e delle loro capacità per pianificare, organizzare e compiere azioni ostili contro l’Iran”.
L’attacco di Israele a Tiro
Sullo sfondo della crisi mediorientale, lo Stato ebraico ha colpito martedì la città portuale di Tiro, nel sud del Libano, uccidendo almeno otto persone in un raid su un’area residenziale. Gli attacchi sono arrivati dopo un ordine di evacuazione israeliano per l’intera città, compreso il suo quartiere cristiano affacciato sul porto, rimasto fino ad ora fuori dalla linea di fuoco. Il pericolo che l’escalation libanese trascini di nuovo Teheran e Tel Aviv allo scontro aperto è il principale timore di Washington. Trump aveva avvertito lunedì il premier israeliano Benjamin Netanyahu di non riaprire le ostilità con l’Iran. “Gli ho detto: ‘Bibi, stai attento o sarete soli molto presto’”, aveva riferito il presidente in un’intervista ad Axios. Iran e Israele avevano interrotto gli attacchi diretti reciproci dopo un appello della Casa Bianca, ma Teheran aveva contestualmente avvertito che riprenderà le ostilità se Israele continuerà a colpire Hezbollah in Libano. Due militari iraniani delle difese aeree uccisi lunedì in raid israeliani sono stati seppelliti martedì.
Cento giorni di guerra in Libano
Dall’inizio dell’intensificazione militare del 2 marzo, Israele ha ucciso oltre 3.600 persone in Libano, tra cui almeno 245 bambini, e ne ha ferite altre 11.000. Almeno 131 paramedici sono stati uccisi. Diciassette ospedali sono stati danneggiati e tre completamente chiusi. Almeno 1,2 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel sud del Libano, nella Valle della Beqaa e nelle periferie meridionali di Beirut – molte di loro più di una volta. Israele occupa ora circa 2.000 chilometri quadrati di territorio libanese, più di qualsiasi momento dalla sua occupazione del 1978-2000. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha promesso che le truppe israeliane occuperanno il sud del Libano fino al fiume Litani. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha chiesto l’annessione del Libano meridionale e la dichiarazione del Litani come nuovo confine settentrionale di Israele. Il governo libanese, sotto pressione americana e israeliana per reprimere Hezbollah, ha dichiarato illegali le attività militari del gruppo il 2 marzo, senza però incidere in modo significativo sulle sue capacità operative. Il 3 giugno un nuovo cessate il fuoco è stato annunciato dopo l’ultimo round di negoziati diretti tra Libano e Israele – i primi in decenni. Hezbollah lo ha respinto. Israele non ha mai interrotto gli attacchi.
Il nodo libanese
Teheran continua a condizionare qualsiasi accordo con Washington alla fine della guerra in Libano. Israele rifiuta l’equazione, sostenendo che i due conflitti vanno trattati separatamente. “Non ho altra scelta. Sto cercando di beneficiare dell’interesse personale del presidente Trump per la fine di questo conflitto. È molto difficile, ma siamo impegnati. Non abbiamo altra scelta”, ha spiegato il presidente libanese Joseph Aoun. Hezbollah ha nel frattempo cambiato tattica. Secondo gli esperti, il gruppo è tornato alle sue radici di guerriglia degli anni Novanta, puntando a logorare le forze israeliane con attacchi continui piuttosto che a confrontarsi direttamente. Da qui l’uso recente di droni con guida a fibra ottica – non intercettabili dai sistemi di jamming elettronico.
Lo Stretto di Hormuz
Lo Stretto rimane di fatto chiuso. Prima della guerra vi transitava circa un quinto del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto. Washington ha imposto il blocco navale ai porti iraniani. Teheran continua a bloccare il traffico commerciale non autorizzato. Tra le richieste iraniane per qualsiasi accordo figurano la revoca delle sanzioni internazionali, il rilascio di miliardi di dollari in asset congelati e il riconoscimento del controllo iraniano sullo stretto. Da capire ora, dopo questi nuovi bombardamenti cosa succederà per le trattative di pace tra Stati Uniti e Iran.
* The Voice of New York
