giovedì 12 Marzo 2026

C'è una crepa in ogni cosa. E' da li' che entra la luce (Leonard Cohen)

NATALE in fila per il pane

Milano – con i grattacieli tirati su mascherati con scandalose ristrutturazioni di garage ed edifici diroccati – a Natale si trasforma anche nella scintillante capitale europea di un’altra emergenza che sfugge, fateci caso, alle statistiche e ai pomposi discorsi di avventurieri e impuniti della politica.

Non soltanto lo sfavillante spettacolo della prima alla Scala, delle vie della moda e dello shopping a costi esorbitanti e inaccessibili, Milano è la dimenticata metropoli dei cittadini che reclamano un pasto, che non hanno denaro a sufficienza per fare acquisti in un supermercato, o fare un regalo ai figli, costretti a sobbarcarsi file per ore, per ottenere ciò che la città degli affari, della fretta e dell’indifferenza (tranne per i danè) non riesce a garantire ai più sfortunati e agli abbandonati alla disperazione.

Le file per un pasto diventano ogni anno che passa sempre più lunghe, in contrasto con il racconto del successo, dell’io ce l’ho fatta, con l’infelice e nevrotico via vai lungo le strade eleganti dello shopping, dei pacchettini regali diventati ormai arte del consumo e del design, dei ragazzini in fila, stavolta ai bancomat, con la card del papà: è l’immagine di una città che andando sempre più in alto con i suoi palazzoni e boschi verticali non si accorge di coloro che stanno sprofondando nell. E’ il classico guardare la città dall’alto, in modo tale che tutti, sotto, sembrano formiche.

“Ogni anno a Natale vediamo un aumento dell’afflusso, ma quest’anno il numero di ospiti è decisamente più alto del solito” racconta a RaiNews Claudio, coordinatore dei 30 volontari presenti da ‘Pane Quotidiano’ – una onlus laica, apolitica e no profit. “Solo a Natale tra questa sede e quella di viale Monza supereremo i 5.000 passaggi” sostengono. A contare, sarebbero state almeno quattrocento le persone che si sono messe ordinatamente in coda in viale Toscana, oltre l’angolo con via Castelbarco: un serpentone lungo quasi 350 metri. Due isolati di persone al freddo, in attesa anche per oltre due ore, per ricevere un sacchetto di generi alimentari e, per i più piccoli, un regalo che per molti di quei bambini è stato l’unico.

Quella lunga coda, che da anni siamo abituati a vedere, è il termometro di una Milano diversa da quella che solitamente viene raccontata e immaginata: ovvero la metropoli internazionale, la città della moda, del lusso, dei grattacieli. “Tutti si immaginano una città piena di benessere, ma la realtà Milano è anche questa – racconta Michele, mentre distribuisce caramelle ai bambini – qui ho rivisto ex colleghi, persone che conosco. Vivere qui è diventato impossibile per la gente normale. In coda ci sono stranieri, ma anche tantissimi italiani e pensionati”.

 

Luigi Rossi, presidente di ‘Pane Quotidiano’, sottolinea come Milano sia una capitale europea, ma anche “la città in cui il potere d’acquisto è calato più che altrove”. Una città fatta di tante belle persone, ma che molte non ce la fanno a vivere. Una città divisa a metà, poveri e ricchi, dove non esiste la via di mezzo. “Ai politici dico di venire qui di venire a vedere la fila, di vedere con i loro occhi. Qui lo Stato non c’è” racconta amareggiato Domenico mentre smista gli ospiti all’ingresso del centro.

E mentre si distribuiscono pacchi, sacchetti, piccoli giochi, resta vivo il motto dell’associazione, stampato all’ingresso: “Sorella, fratello, nessuno qui ti domanderà chi sei, né perché hai bisogno, né quali sono le tue opinioni”. (PdA)

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