Il Nobel per la Pace è stato assegnato a Navi Pallay, giurista sudafricana, ex giudice della Corte Penale Internazionale. La scelta del Comitato norvegese ha scatenato l’ira di Israele e degli Stati Uniti. Il governo Usa ha già annunciato sanzioni contro la stessa Corte. Il segretario di Stato americano ha definito la Corte “fuorilegge” e i suoi membri “canaglie”. L’Italia, la Ue e altri Paesi occidentali hanno dichiarato il loro sostegno alla Corte. Ricevuta la notizia, la Pallay ha ironizzato: “Potrei dividere il premio con Trump” evidente riferimento alla venezuelana Machado che, insignita del Nobel, consegnò a sua volta il premio al presidente americano.
— Il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il premio a Navanethem “Navi” Pillay per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale. “La pace richiede giustizia”, così il presidente del Comitato, Jørgen Watne Frydnes, in un momento in cui “il sistema del diritto internazionale è sottoposto a enormi pressioni e le sue istituzioni sono sotto attacco”. Il Comitato denuncia “uno spostamento verso la politica di potenza a scapito dei quadri giuridici e del rispetto globale del diritto e della giustizia”, avvertendo che “ogni volta che la forza prevale sul diritto, vengono minate la stabilità, la fiducia e la convivenza pacifica”. In un mondo attraversato da un numero di guerre e conflitti che non si vedeva da molto tempo, il diritto internazionale “non è più soltanto un complemento alla pace e alla sicurezza, ma una necessità assoluta”, sottolinea il Comitato.
L’IRONIA SU TRUMP: “Potrei dividere il premio con lui…”
Il presidente del Comitato ha riconosciuto che “i conflitti che vediamo nel mondo dimostrano che il diritto internazionale non è riuscito a risolverli e a fermarli” e che “ne vediamo quotidianamente le conseguenze strazianti”. Tuttavia, ha sottolineato, “il diritto internazionale non è mai stato perfetto e non è mai riuscito a prevenire tutti i conflitti, ma stabilisce gli standard”. “Gli strumenti giuridici prevengono atti di guerra e violenza. Questo è un dato di fatto”, ha aggiunto, ribadendo che “la pietra angolare di un mondo più pacifico è il rafforzamento del diritto internazionale”. Interrogato sulla scelta di premiare una singola giurista anziché un’intera istituzione, Frydnes ha ricordato che Pillay è stata “in prima linea nello sviluppo del diritto internazionale per decenni”, dalla difesa di Nelson Mandela e dei detenuti di Robben Island fino al suo ruolo nei principali procedimenti giudiziari internazionali. “Ci sono naturalmente molti altri che meritano un riconoscimento, i giudici e le importanti istituzioni, ma quest’anno ci concentriamo su una delle esperte di diritto più coraggiose e importanti del nostro tempo”, ha concluso.
Nelle motivazioni viene ripercorsa la carriera di Pillay. Navanethem “Navi” Pillay è sudafricana di origine tamil. È nata il 23 settembre 1941 a Clairwood, Durban, e si è laureata all’Università del Natal (BA nel 1963, LLB nel 1965). Ad Harvard ha conseguito un LLM nel 1982 e un dottorato in scienze giuridiche nel 1988. Nel 1967 fu la prima donna ad aprire uno studio legale nel Natal. Difese attivisti anti-apartheid, denunciò le torture e contribuì a ottenere diritti per i detenuti di Robben Island. Fu anche tra i fondatori di Equality Now, organizzazione internazionale per i diritti delle donne. Nel 1995, dopo la fine dell’apartheid, fu nominata giudice supplente dell’Alta Corte sudafricana e, nello stesso anno, eletta dall’Assemblea generale dell’ONU giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Vi rimase otto anni, gli ultimi quattro (1999-2003) come presidente, contribuendo alla giurisprudenza sullo stupro come genocidio. Nel 2003 passò alla Corte penale internazionale, dove restò nella Camera d’appello fino ad agosto 2008.
La sua nomina ad Alto Commissario ONU per i diritti umani fu approvata il 28 luglio 2008 e lei prese servizio il 1° settembre. Ricoprì l’incarico fino al 31 agosto 2014. Dopo il mandato ha continuato a lavorare in ambito internazionale: è diventata commissaria della Commissione internazionale contro la pena di morte ed è stata giudice ad hoc della Corte internazionale di giustizia nel caso Gambia contro Myanmar sulla Convenzione sul genocidio.
Erano 287 le candidature: 208 persone e 79 organizzazioni. Il premio, assegnato lo scorso anno alla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, ha una dotazione di 12 milioni di corone svedesi, un milione in più rispetto al 2025. La consegna avverrà il 10 dicembre a Oslo, mentre gli altri Nobel saranno conferiti a Stoccolma. La settimana dei riconoscimenti si concluderà lunedì con l’annuncio del premio per le scienze economiche.
“Se applaudite un po’ più forte potrei dividere il premio con Trump...”: questo il primo commento di Navi Pillay alla notizia del conferimento del Nobel. Una frase ironica che lascia sottintendere il gesto di un altro Premio Nobel, la venezuelana Marina Corina Machado, che donò il premio a Trump. Risate e applausi al Tribunale di Norimberga. La battuta della giurista sudafricana, impegnata per i diritti civili e a capo della commissione Onu sul genocidio a Gaza, si riferiva anche alle recenti parole del presidente Usa: “Merito ancora il Nobel per la pace, ho evitato la distruzione del mondo”.
“Viviamo in un’epoca in cui il diritto internazionale e i diritti umani sono sotto un forte attacco politico”, ha dichiarato Pillay in una conferenza stampa a Norimberga, la città tedesca in cui furono processati i gerarchi nazisti. “Questo deterioramento è particolarmente evidente negli attacchi alla Corte Penale Internazionale”, ha aggiunto Pillay. Evidente il riferimento alle tante dure critiche alla Cpi, dal premier israeliano Benjamyn Netanyahu e al presidente americano Trump che ha definito l’istituzione “malvagia” e invitato gli Stati membri a lasciarla. Infine ha detto: “Io coraggiosa per la denuncia del genocidio a Gaza? Ho detto la verità”.
LA REAZIONE DI ISRAELE…
“Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno”, ha subito reagito il ministero degli Esteri israeliano in una nota. “Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente”.
... e DI URSULA von der LEYEN
“Pochi hanno dedicato la propria vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei. Dalla violenza dell’apartheid in Sudafrica agli orrori del genocidio ruandese, ha affrontato alcuni dei capitoli più bui della storia dell’umanità. Ha guardato dritto negli occhi la brutalità dell’ingiustizia e non ha mai distolto lo sguardo – ha scritto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – Pillay è la paladina dei perseguitati, dei vulnerabili, di chi non ha voce e degli emarginati. È la paladina dello Stato di diritto contro il diritto della forza. In un mondo che ha bisogno di giustizia più che mai, il suo coraggio e la sua lucidità morale sono una bussola preziosa”.
Il governo degli Stati Unti ha annunciato sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi) poche ore dopo che Navi Pillay è stata insignita del premio Nobel per la pace, anche per il suo lavoro presso il tribunale con sede all’Aia. Sulla misura è intervenuta la stessa Cpi. Secondo la Corte, si legge in una nota, la decisione di Washington costituisce un attacco al diritto internazionale e “la storia giudicherà questo momento”.
In una nota il governo degli Stati Uniti aveva giustificato la scelta con la volontà di “difendere la sovranità americana e i suoi cittadini dalla minaccia rappresentata dalla Corte penale internazionale”.
Sempre oggi, il segretario di Stato Marco Rubio aveva annunciato che Washington avrebbe vietato qualsiasi transazione con la Cpi, definita un “tribunale fuorilegge“ e i suoi membri delle canaglie.






