In questi giorni, con il caldo che sta colpendo tutto il nostro Paese, si continua a parlare di clima. Infatti, gli scienziati hanno annunciato che è in arrivo un potente El Niño che cambierà il prossimo autunno-inverno in Italia. Questo evento climatico, unico nel suo genere, si sta intensificando portando i ricercatori a dichiarare con “probabilità superiore al 90 per cento” un “evento molto forte durante l’autunno 2026-2027 nell’emisfero settentrionale”. Sono le previsioni ufficiali Enso (El Niño Southern Oscillation)  del Cpc ( Climate Prediction Center) dell’Università del Maryland.

El Niño-Oscillazione Meridionale è conosciuto anche con la sigla ENSO – ENiño-Southern Oscillation) è un fenomeno climatico periodico che provoca un forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale (America Latina) nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni, con un periodo statisticamente variabile fra i tre e i sette anni. Il fenomeno provoca inondazioni nelle aree direttamente interessate, ma anche siccità nelle zone più lontane da esso e altre perturbazioni che variano a ogni sua manifestazione. I paesi in via di sviluppo che dipendono fortemente dall’agricoltura e dalla pesca, in particolare quelli che si affacciano sull’Oceano Pacifico, ne sono i più colpiti, sebbene si ritenga possa avere effetti anche su scala globale attraverso modificazioni della circolazione atmosferica in tutto il pianeta.

La mappa

 

L’ENSO è una teleconnessione atmosferica accoppiata atmosfera-oceano che presenta una componente oceanica, El Niño e La Niña, il primo caratterizzato da un riscaldamento e la seconda da un raffreddamento sempre delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale, e una componente atmosferica, chiamata “Oscillazione Meridionale”, caratterizzata da cambiamenti dei livelli di pressione nel Pacifico centro-occidentale. Le due componenti sono mutuamente accoppiate e reciprocamente coinvolte: quando è in corso la fase di riscaldamento delle acque (El Niño), la pressione del Pacifico occidentale è alta e quando è in corso la fase di raffreddamento delle acque (La Niña), la pressione del Pacifico occidentale è bassa. Le cause di queste oscillazioni sono tuttora in fase di studio.

Le previsioni degli scienziati confermano  quello che tutti speravano non accadesse. “Il sistema accoppiato oceano-atmosfera ha evidenziato un rafforzamento di El Niño“. Le conseguenze sono un innalzamento della temperatura media del nostro pianeta e quindi stagioni sempre più calde. Inoltre, si parla di anticicloni subtropicali robusti e duraturi favoriti proprio da questo fenomeno.

El Niño continuerà quindi a rafforzarsi fino alla fine dell’anno. “Durante la stagione ottobre-dicembre 2026, c’è una probabilità del 69% di un evento storico che supererebbe l’intensità dei precedenti eventi El Niño risalenti al 1950 (+2,5 ngradi centigradi)“, si legge nell’articolo pubblicato di recente. Le conseguenze nel caso si verificasse un potente El Niño in autunno sul nostro Paese potrebbero essere drammatiche per l’ambiente, le coltivazioni e l’uomo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di caldo estremo, siccità, inondazioni, incendi e tempeste. Inoltre, gli esperti parlano anche di conseguenze dirette sulla salute della popolazione.

Dillon Amaya, climatologo della NOAA (Amministrazione degli Stati Uniti che studia gli oceani e l’atmosfera)  ha dichiarato: “Ci aspettiamo che El Niño si intensifichi durante l’estate e l’autunno, e quindi le temperature dell’acqua aumenteranno ulteriormente: dobbiamo iniziare a prepararci. Le ultime previsioni indicano lo sviluppo di diverse ondate di calore marine man mano che El Niño si intensifica, con temperature dannose che potrebbero interessare quasi la metà degli oceani del pianeta entro la fine del 2026“.

L’articolo pubblicato 48 ore fa da Enso Cpc. El Niño si è intensificato nel corso dell’ultimo mese, con anomalie della temperatura superficiale del mare (…). Le anomalie della temperatura subsuperficiale sono state significative, raggiungendo +10 gradi in profondità. Anomalie del vento occidentale a bassa quota e anomalie del vento orientale in quota si sono estese dal Pacifico equatoriale occidentale a quello centro-orientale. La convezione e le precipitazioni sono state intensificate dal Pacifico centrale a quello orientale e soppresse sull’Indonesia. Gli indici tradizionali e equatoriali dell’Oscillazione Meridionale (SOO) sono risultati significativamente negativi, con valori prossimi a 2 deviazioni standard durante il mese di luglio. Nel complesso, il sistema accoppiato oceano-atmosfera ha evidenziato un rafforzamento di El Niño.

Le previsioni ufficiali ENSO del CPC , che sintetizzano diversi modelli provenienti dal Nord America e dall’estero, indicano che El Niño continuerà a rafforzarsi fino alla fine dell’anno. Durante la stagione ottobre-dicembre 2026, c’è una probabilità del 69% di un evento storico che supererebbe l’intensità dei precedenti eventi El Niño risalenti al 1950 (+2,5 °C o più per un valore RONI a 3 mesi ). Con un evento di questa portata, le probabilità di subire impatti coerenti con El Niño sono maggiori, ma non sono garantite. In sintesi, El Niño si sta rafforzando, con una probabilità superiore al 90% di un evento molto forte durante l’autunno e l’inverno 2026-27 nell’emisfero settentrionale.

GLI EFFETTI SULL’ITALIA

Il vero motore di questa anomalia si nasconde in profondità perché, come spiegano gli esperti, fino a 300 metri sotto la superficie si è accumulata una massa d’acqua calda spinta da potenti venti equatoriali occidentali. Il confine invisibile che separa le acque calde superficiali da quelle fredde abissali (termoclino) si è abbassato, registrando scostamenti di temperatura subsuperficiale che raggiungono il picco di +10 gradi centigradi.. Sono tutti dati che evidenziano la nascita di un evento che potrebbe diventare uno dei più potenti degli ultimi 50 anni.

Quando un’anomalia di queste proporzioni si accende nel Pacifico, l’intera atmosfera terrestre risponde a catena. La gigantesca ciambella di ventilazione (Circolazione di Walker) viene letteralmente ribaltata: i grandi nuclei di pioggia e temporali si spostano in massa verso il centro del Pacifico, lasciando a secco le regioni di Asia e Australia; le coste dell’America meridionale fanno i conti con precipitazioni record e rischio alluvioni; dall’altra parte del globo, poi, l’Oceano Indiano sta sviluppando un’ulteriore anomalia termica nota come fase positiva del Dipolo (la parte occidentale si riscalda più del normale, quella orientale si raffredda). Il risultato? Un’alterazione profonda dei venti in quota e del regime delle tempeste su scala planetaria, in grado di condizionare il meteo a migliaia di chilometri di distanza.

L’influenza di El Niño sul continente europeo non avviene tramite tempeste dirette come nel Pacifico, ma funziona come un invisibile “amplificatore” del calore globale. Alzando l’asticella della temperatura media del Pianeta, favorisce la formazione di giganteschi e duraturi anticicloni subtropicali nel Mediterraneo.

Gli ultimi modelli del Copernicus Climate Change Service indicano per l’autunno 2026 una probabilità altissima di registrare temperature nettamente superiori alla norma su gran parte dell’Italia, con una stagione insolitamente mite. Il rovescio della medaglia risiede nel surplus di energia accumulato dai nostri mari: l’incontro tra acque superficiali caldissime e i primi affondi di aria fredda atlantica potrebbe creare una vera e propria miscela carburante per l’atmosfera, aumentando il rischio di fenomeni temporaleschi violenti. Il prossimo autunno la combinazione tra l’ondata di calore sottomarina generata da El Niño e il progressivo riscaldamento del bacino del Mediterraneo potrebbe ridurre notevolmente lo spazio per il freddo tradizionale.

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