Settembre significa ritorno in classe, un tempo era il 1° ottobre. Ma, prima ancora della campanella, per molte famiglie significa anche fare i conti con libri, quaderni, zaino, astuccio, diario e tutto il necessario per affrontare il nuovo anno scolastico. E proprio il back to school è tornato al centro del dibattito negli ultimi giorni, anche grazie a un’indagine del Codacons ripresa da Ansa.it, che stima fino a 1.300 euro per studente la spesa che una famiglia può arrivare a sostenere per assicurare ai propri figli un corredo scolastico completo per l’anno scolastico 2026/2027. Una cifra che, però, va letta nel modo giusto: non significa che ogni famiglia italiana spenderà 1.300 euro, né che i soli libri scolastici costino quella cifra ogni anno. Si tratta di una stima che mette insieme più voci di spesa e che può crescere parecchio quando si scelgono zaini, accessori e prodotti di marca. E mentre in Italia una parte importante del costo dei libri continua a ricadere direttamente sulle famiglie, in diversi Paesi europei – soprattutto nel Nord Europa – il modello è molto diverso: i testi scolastici possono essere forniti gratuitamente dallo Stato o dalle scuole, oppure concessi in prestito agli studenti. Ma dove succede davvero? E quanto pesa, invece, il ritorno a scuola sul portafoglio delle famiglie italiane?

La sensazione che si ha nel leggere le cifre dell’indagine è che in Italia predominano il mercato delle case editrici – stessi libri, imbellettati con qualche aggiunta irrilevante, spesso soltanto grafica, e aumentati di prezzo – e un governo che spende miliardi per carrarmati e missili e pochissimo per l’istruzione. La scuola è diventata per l’appunto un mercato, e non un’istituzione che forma la classe dirigente del futuro. Il divario delle classi sociali si sta ampliando a dismisura e… addio alla scuola di tutti. Qualcuno, non a torto, ripensa con nostalgia alla scuola che imponeva ad alunni e studenti l’obbligo del grembiule e una certa sobrietà nell’abbigliamento. Poveri e figli di benestanti non esistevano nelle aule e, bene o male, l’Italia è riuscita ad andare avanti, a crescere, e a creare una classe dirigente all’altezza della sua storia. Oggi il panorama è cambiato ed è inquietante osservare gli squilibri che ogni giorni vengono registrati dalle cronache e la dispersione scolastica certificata dai dati. Non possiamo più nascondere che la scuola italiana non al primo posto nell’attenzione del governo e i risultati sono visibili. E visto che siamo in Europa siamo sempre il fanalino di coda nella politica per la scuola: è interessante leggere ciò che parecchi Pesi europei fanno per le famiglie dei ragazzi.

Tutto a 1.300 euro

Secondo le stime diffuse dal Codacons, nel 2026 il materiale di cartoleria registra aumenti medi tra il 2% e il 4% rispetto allo scorso anno, mentre per i libri di testo il rincaro stimato è dell’1,8%.La cifra dei 1.300 euro comprende però praticamente tutto: libri e dizionari, certo, ma anche zaini, quaderni, diari, astucci, penne, matite, materiale da disegno e gli altri acquisti che accompagnano il ritorno sui banchi. Il mercato scolastico ormai offre prodotti che hanno prezzi lontanissimi tra loro.

Sobrietà? No, sfilata di moda

Uno zaino può superare i 200 euro, un astuccio completo può arrivare a 60 e un diario a circa 40 euro. Poi c’è la fascia dei prodotti firmati o di lusso: il Codacons segnala astucci sopra i 300 euro, penne da oltre 500 euro e perfino zaini griffati che possono superare i 1.000 euro. Insomma, più che descrivere la spesa obbligatoria dello studente medio, i 1.300 euro rappresentano il conto che può raggiungere una sorta di “scuola full optional”, mettendo insieme testi e corredo e scegliendo anche prodotti costosi o di tendenza.

Il costo dei libri

Per isolare il costo dei soli libri scolastici c’è un altro dato molto utile, arrivato da un’indagine sull’editoria scolastica dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’Antitrust ha analizzato le adozioni relative all’anno scolastico 2024/2025, calcolando una spesa media di circa 1.250 euro per tutti e cinque gli anni delle superiori.Cifra più o meno in linea con i tetti di spesa adeguati all’inflazione fissati dal MIM per il 2025/2026, che variano in base all’indirizzo e possono superare i 1.500 euro complessivi nei cinque anni per alcuni licei. La spesa cambia molto a seconda della classe. In media, si parla di circa 326 euro al primo anno, 167 euro al secondo, 300 euro al terzo, 222 euro al quarto e 235 euro al quinto. Il conto tende quindi a essere più pesante soprattutto all’inizio di un nuovo ciclo, quando vengono acquistati diversi libri destinati a essere utilizzati anche negli anni successivi. Alle medie, invece, la stessa analisi stima circa 581 euro complessivi nell’arco dei tre anni.

I libri gratis esistono?

Sì, ma dipende dall’età e dalla situazione economica della famiglia. Alla scuola primaria i libri di testo sono gratuiti per tutti e vengono normalmente forniti attraverso le cedole librarie gestite dai Comuni. Dalle medie in poi cambia tutto. Non esiste un sistema nazionale che consegni gratis i libri a ogni studente indipendentemente dal reddito. Ci sono invece bonus, rimborsi e forme di fornitura gratuita o semigratuita rivolte soprattutto alle famiglie con redditi più bassi, gestiti attraverso Regioni e Comuni. Per il 2026 lo Stato ha stanziato 139 milioni di euro destinati proprio alla fornitura gratuita o parzialmente gratuita dei libri per gli studenti meno abbienti delle scuole secondarie. Il risultato, però, è un sistema molto frammentato: requisiti ISEE, importi, scadenze e procedure possono cambiare parecchio a seconda della Regione e persino del Comune di residenza.

Il confronto con l’Europa

Uno dei casi più lontani dal modello italiano è quello della Finlandia. Nella scuola di base finlandese l’istruzione è gratuita e lo sono anche libri di testo, altri materiali didattici e strumenti necessari per studiare. A questo si aggiungono anche il pasto scolastico e, in determinate condizioni, il trasporto. Il principio si estende in buona parte anche al percorso successivo: la scuola secondaria superiore generale non prevede tasse scolastiche e mette gratuitamente a disposizione la maggior parte del materiale necessario. Un sistema simile esiste in Norvegia, dove la gratuità è uno dei principi alla base della scuola pubblica. La formazione secondaria superiore pubblica è gratuita e le istituzioni scolastiche devono mettere a disposizione il materiale necessario per seguire le lezioni. Sono previste alcune eccezioni per attrezzature individuali richieste da determinati percorsi, ma il principio generale resta quello di non scaricare sulle famiglie il costo degli strumenti fondamentali per studiare. Per i libri, quindi, la logica è molto diversa da quella italiana: è la scuola a organizzare la fornitura dei materiali necessari.

La Danimarca viene spesso citata insieme agli altri Paesi nordici quando si parla di scuola praticamente gratuita. E in effetti la formazione secondaria superiore è finanziata dallo Stato e non prevede rette. Questo, però, non significa che qualsiasi materiale venga sempre regalato agli studenti. Le scuole possono chiedere l’acquisto diretto di alcuni strumenti didattici, entro limiti precisi: il Ministero danese indica un massimo di 2.500 corone danesi, soprattutto per materiali personali come dizionari o calcolatrici.

Anche in Svezia la legge stabilisce che gli studenti della scuola obbligatoria debbano avere gratuitamente accesso ai libri di testo, agli altri materiali didattici e agli strumenti necessari per imparare. Dal luglio 2024 questa tutela è stata ulteriormente rafforzata e il governo svedese ha anche aumentato gli investimenti per riportare più libri, compresi quelli cartacei, nelle scuole. Per le superiori il sistema è più articolato: la frequenza delle scuole pubbliche resta gratuita, ma la situazione dei singoli materiali non coincide completamente con quella della scuola obbligatoria.

La formula del prestito

C’è poi una terza strada, diversa sia dall’acquisto italiano sia dalla fornitura del tutto gratuita: il comodato d’uso. Lo studente usa il libro per l’anno scolastico e poi lo restituisce, permettendo alla scuola di consegnarlo a chi frequenterà quella classe l’anno successivo. È un sistema che, secondo la recente indagine dell’Antitrust italiano, è particolarmente sviluppato in Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio e Svezia, anche se con regole differenti da territorio a territorio. In molti casi viene chiesta una cauzione a inizio anno, che viene poi restituita quando (e se) i libri tornano alla scuola in buone condizioni. (Dati diffusi da Skuola.net ripresi da Ansa.it)

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